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Ambrosetti Club Economic Indicator

Crescita, la svolta ci sarà con le riforme

Un nuovo inizio. Lo sviluppo da congiunturale può diventare strutturale solo se ripartiranno davvero i consumi interni

Crescita, la svolta ci sarà con le riforme

Crescita, la svolta ci sarà con le riforme

La svolta c’è stata. Il segno più è tornato davanti a molti indicatori economici del nostro Paese. Come previsto dai nostri indicatori alla fine dello scorso anno il primo trimestre del 2015 ha evidenziato un incremento dell’attività economica e una ripresa degli investimenti. Dopo quasi 4 anni di ininterrotta contrazione dell’attività economica, finalmente tra gennaio e marzo del 2015 si è invertita tendenza negativa.

Certo, il segno più davanti al PIL per un trimestre non è sufficiente per cambiare il quadro economico, che è il risultato di 7 anni di sofferenza, ma le prospettive sembrano cambiate e indicano un consolidamento delle tendenze positive in atto.

Un ulteriore rafforzamento nei prossimi 6-8 mesi delle tendenze oggi in atto, in particolare negli ordinativi delle imprese e nell’export, ci permetteranno di dire che, dopo anni, la crescita è (finalmente) tornata nel nostro Paese.

È indubbia la spinta propulsiva prodotta dal quantitative easing della Banca Centrale Europea che ha ridotto in modo rapido e ampio i tassi di mercato (rendendo l’Euribor negativo) abbattendo in modo considerevole il costo di rifinanziamento del debito di nuova emissione per i Paesi Membri, con risparmi immediati sulle casse pubbliche. La stabilizzazione del cambio Euro/Dollaro su livelli bassi per l’Euro e la stabilizzazione anch’essa su livelli bassi per il prezzo del petrolio, equivalgono a ulteriori stimoli economici.

Gli indicatori dell’Ambrosetti Club Economic Indicator dopo aver previsto una ripresa nel primo trimestre, segnano un consolidamento dei risultati anche nel secondo trimestre in tutti gli ambiti da noi monitorati e sotto osservazione.

I nostri indicatori sono costruiti sulla base dei risultati ottenuti da una survey effettuata ad hoc per la business community del nostro Club, composto da oltre 350 imprenditori, amministratori delegati e rappresentanti dei vertici aziendali delle più importanti società italiane e multinazionali che operano in Italia.

In questo modo otteniamo informazioni sulla visione della nostra business community sul proprio business a 360 gradi, sugli investimenti in programma, sull’andamento delle vendite e degli stock, sui nuovi ordinativi e sull’evoluzione dei mercati di sbocco dei prodotti e servizi.

I valori degli indicatori sopra lo zero indicano che il sentiment è positivo e si prevede una espansione dell’attività economica, viceversa valori sotto lo zero indicano che il sentiment è negativo e si prevede una contrazione dell’attività economica.

L’indicatore di sentiment sulla situazione attuale dell’economia italiana segna il nuovo record da ottobre 2013 e raggiunge 28,2, superando il livello record già registrato a marzo 2015 di 26,0. Si conferma il dato positivo del primo trimestre e si evidenzia un consolidamento ulteriore della crescita rispetto a marzo. Tuttavia, non si registra una ulteriore accelerazione della crescita, ma emerge un mantenimento dell’andamento – positivo – del primo trimestre.

La situazione economica italiana

situazione economica italiana


I fattori esterni hanno giocato un ruolo forte

Come emerge anche dai colloqui e dalle occasioni di incontro con i membri di Ambrosetti Club, larga parte di questa inversione di tendenza è favorita da fattori esterni positivi.

Erwin Rauhe, Vice Presidente e Amministratore Delegato di Basf Italia, evidenzia come la crescita si vede ed è tangibile, ma si affida in larga parte a fattori congiunturali (quindi non strutturali) esterni: l’incremento della domanda estera per i nostri prodotti, favorita dal deprezzamento dell’Euro in particolare verso il Dollaro; la riduzione dei prezzi del petrolio e delle materie prime; il costo del denaro che ha raggiunto livelli ai minimi storici.

Per rendere strutturale la ripresa è necessario far ripartire anche i consumi interni che, ricordiamoci, tra privati e pubblici, rappresentano il 75-80% del PIL italiano.

Su questo fronte i dati sono meno positivi e fotografano una economia ancora al palo anche se, come ci evidenzia Erwin Rauhe, esistono segnali positivi e di ripresa dei consumi, ad esempio nel mercato automotive e nel settore delle costruzioni. Se la deflazione è una preoccupazione complessiva di sistema, perché incentiva i consumatori a ritardare gli acquisti nella prospettiva di riduzione dei prezzi dei beni desiderati, alimentando una spirale negativa, nei settori in cui opera Basf questo fenomeno non si manifesta in modo significativo, ma la ripresa dei consumi è legata più ad un tema di fiducia nel sistema e nel futuro, che di scelte intertemporali.

Il sentiment di positività che si registra dall’indicatore relativo alla situazione attuale viene rafforzato dalle aspettative di crescita per il futuro.

Per la fine dell’anno, infatti, l’indicatore sulle prospettive future registra una ulteriore crescita rispetto ai valori attuali. Più precisamente l’indicatore sulla situazione economica attuale è previsto in aumento di 10 punti, quindi dovrebbe attestarsi vicino ai 40 punti per la fine dell’anno. Questo valore rappresenta un aumento molto significativo rispetto al valore di 3,4 registrato nel dicembre scorso.

Le prospettive economiche a sei mesi

prospettive economiche a sei mesi


Siamo all’inizio di un lungo percorso di crescita

Considerando come sia fisiologico che all’aumentare dell’attività economica e al miglioramento degli indicatori, le prospettive di ulteriore miglioramento, rispetto a un punto di partenza più elevato, tendono a ridursi, questo valore ci suggerisce come potremmo non solo aver invertito la tendenza e bloccato la caduta, ma anche che siamo all’inizio di un percorso più lungo di crescita che può riattivare il nostro sistema economico.

In sintesi, gli imprenditori e i vertici delle più importanti aziende del nostro Paese hanno fiducia e sensazioni positive per il futuro del business, previsto in miglioramento continuo da qui a fine anno.

Una conferma importante arriva anche dai dati sulle aspettative del mercato del lavoro. L’indicatore si attesta a 8,2, consolidando il risultato positivo registrato lo scorso marzo. Il sentiment sull’occupazione risulta positivo, in linea con i valori del primo trimestre e in forte crescita rispetto a fine 2014 (-21,6).

Il mercato del lavoro oggi è più flessibile e attrattivo, grazie alla riforma appena varata e alla decontribuzione, ma è necessario fare di più. Soprattutto nei confronti delle tutele corporativistiche che esistono e sulla difesa estenuante di diritti acquisiti che lasciano perplessi, soprattutto se ricondotti alle situazioni attuale, come ci ricorda Erwin Rahue.

Tuttavia, conoscendo come sia critica la situazione del mercato del lavoro e guardando la serie storica dell’indicatore sull’occupazione, questi segnali positivi  vanno letti come un leggero miglioramento di una situazione tutt’ora molto difficile.

I dati sulla disoccupazione, infatti, rimangono allarmanti se paragonati ai valori pre-crisi. La disoccupazione era al 6,2% nel 2007 e oggi è più che raddoppiata attestandosi al 12,6%. Quella giovanile è da mesi intorno al 43%. Ancora più grave i “NEET” (Not in Education, Employment or Training) cioè i giovani che non studiano, non lavorano e non stanno facendo attività di tirocinio o di formazione al lavoro, sono il 26% del totale dei giovani. Siamo al penultimo posto nell’EU 28 che registra un tasso medio di NEET al 15,9%. In Germania sono all’8,7%, in Francia al 13,8% e nel Regno Unito al 14,7%. Su questo è necessario agire con forza e i segnali positivi che si registrano devono essere rafforzati e confermati nei prossimi trimestri.

Le previsioni sull’occupazione a sei mesi

prospettive occupazione a sei mesi


Senza investimenti non ci può essere innovazione

L’indicatore sugli investimenti conferma il dato molto positivo registrato nel primo trimestre del 2015, dopo aver conosciuto una fase di neutralità intorno allo zero dalla seconda metà del 2014. Come per l’indicatore di sentiment sul mercato del lavoro, il valore dell’indicatore sugli investimenti mostra come le prospettive di aumento siano molto marcate, ma l’aumento va visto in relazione ai valori attuali che, è bene ricordarlo, sono ai minimi storici. Tra il 2007 e il 2014, infatti, gli investimenti si sono contratti di circa il 30%, un dato allarmante.

Sappiamo bene che senza investimenti non ci può essere innovazione, e senza innovazione di processo o di prodotto non c’è crescita ed è impossibile per le imprese rimanere sui mercati in modo competitivo.

Ottorino La Rocca, Presidente di Valagro, specifica ancora meglio questo tema evidenziando come sia sbagliato associare il termine eccellenza ad aziende che investono. Le aziende normali e che vogliono rimanere competitive investono, e non c’è nulla di eccellente nel fare innovazione, perché è quello che deve fare l’impresa.

Le previsioni sugli investimenti a 6 mesi

prospettive investimenti 6 mesi


Conclusioni

In sintesi, gli indicatori dell’Ambrosetti Club Economic Indicator indicano un consolidamento del sentiment positivo registrato nel primo trimestre sull’andamento economico generale, sull’occupazione e sugli investimenti.

In questo non ci sono elementi per un eccesso di entusiasmo. L’inversione di tendenza c’è e la caduta economica si è arrestata. Occorre però rafforzare i trend rendendo la crescita strutturale e non congiunturale, proseguendo sul percorso di riforme avviate e di lungo termine.

È fondamentale recuperare competitività e tornare ad una piena crescita economica, non ostacolando lo sviluppo dei nostri talenti, dei nostri giovani e dei nostri imprenditori. Oggi si registra un enorme e grave spreco di capitale intellettuale, su cui è fondamentale agire subito. The European House – Ambrosetti, in occasione dei suoi primi 50 anni, ha deciso di legare le celebrazioni con una serie di approfondimenti su questo tema così urgente per il Paese, ponendo al centro gli imprenditori come il più importante motore dell’economia e la principale forza propulsiva che produce crescita, innovazione e occupazione.

Erwin Rahue e Ottorino La Rocca sono entrambi concordi su quale sia la direzione da seguire. Per prima cosa mettere mano alla revisione della spesa pubblica, eliminando le spese inefficienti, tema di cui si parla da anni ma non si riesce ad agire, e poco è stato fatto. Procedere velocemente verso una riforma che allinei la pubblica amministrazione ai livelli di efficienza del settore privato, ridurre la tassazione generale del sistema e sul lavoro in particolare, dedicando per davvero i proventi dalla lotta all’evasione a questo scopo. Ricordiamoci, a tal proposito, che in molti settori abbiamo un costo del lavoro uguale a quello tedesco, ma al lavoratore pagate le tasse rimane molto meno come reddito disponibile.

Infine, la riforma della giustizia che dia certezza del diritto è un altro tema essenziale su cui agire. Ottorino La Rocca evidenzia con forza questo tema, senza il quale è impossibile per una impresa programmare le proprie attività e investimenti futuri i cui ritorni economici si concretizzano nel medio termine (3/5 anni). Modificare il quadro normativo e le leggi continuamente in questo orizzonte temporale significa scoraggiare, e in casi peggiori, bloccare gli investimenti delle imprese.

N.B.: i dati contenuti in questa rilevazione non considerano l’eventuale impatto dei concretizzarsi dell’uscita della Grecia dall'Euro ad oggi ancora incerta. Nonostante la Grecia rappresenti meno del 2% del PIL della zona Euro, una sua uscita dalla moneta unica potrebbe avere effetti negativi significativi sull'economia e sulle previsioni economiche dell'Europa nei prossimi mesi.



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