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Ambrosetti Club Economic Indicator

Il Paese si è rimesso in moto… o in motorino?

Le prospettive per i prossimi mesi rimangono positive, anche se non mancano segnali di preoccupazione per il rallentamento della Cina e delle economie asiatiche, delle economie emergenti in particolare Brasile e Turchia, ma anche per il perdurare di tensioni geopolitiche con la Russia e in Medio Oriente.

Il Paese si è rimesso in moto… o in motorino?

Le due facce della mini-ripresa in Italia

I primi sei mesi del 2015 si chiudono con un Prodotto Interno Lordo che torna finalmente col segno più (+0,3%), come previsto dai nostri indicatori già dalla fine del 2014.
Qualcuno dice che il Paese si è finalmente rimesso in moto, per noi per il momento confermiamo che il Paese si è rimesso in… motorino.

La tendenza si è invertita, ma non siamo entrati pienamente in una fase di crescita economica. Per poter parlare di crescita economica, infatti, l’incremento deve estendersi trasversalmente alla gran parte dei settori industriali del nostro Paese, ai consumi delle famiglie al Nord quanto al Sud e agli investimenti delle imprese, non rimanendo ancorato a valori che, seppur positivi, si posizionano vicini allo zero. Tuttavia, il fatto importante è che il primo semestre del 2015 ha segnato l’uscita dell’Italia dalla fase di recessione economica, che durava dal 2011.


Prospettive positive ma rimangono segnali di preoccupazione

Le prospettive per i prossimi mesi rimangono positive, anche se non mancano segnali di preoccupazione per il rallentamento della Cina e delle economie asiatiche, delle economie emergenti in particolare Brasile e Turchia, ma anche per il perdurare di tensioni geopolitiche con la Russia e in Medio Oriente. Tutti mercati di destinazione dell’export italiano che, in questi ultimi anni, è stato l’elemento che ha favorito la crescita o la tenuta per un numero molto elevato di imprese del Paese.

L’avvio del programma di QE da parte della BCE, oltre ad abbassare i tassi di interesse su tutta la curva (dalle scadenze a 3 mesi a quelle a 30 anni siamo ai minimi storici per l’Italia) ha messo al riparo i nostri titoli di debito dalle recenti turbolenze dei mercati finanziari. Il tasso di interesse decennale sul debito italiano è dall’inizio dell’anno stabilmente inferiore a quello degli Stati Uniti.

Il petrolio è sui minimi da 6 anni e molte materie prime sono ancora ai minimi storici. Per l’economia italiana, paese trasformatore che importa materie prime, questi prezzi così bassi hanno lo stesso effetto di una mini politica fiscale espansiva.

Un segnale incoraggiante è la ripresa della domanda interna che è tornata a contribuire in modo positivo alla crescita del PIL. Anche gli investimenti che si erano ridotti quasi ininterrottamente dal 2008 sono tornati a crescere, anche se in modo contenuto, come da noi anticipato nella pubblicazione dell’Ambrosetti Club Economic Indicator di marzo 2015.

Sulla nostra economia, e in particolare nel Mezzogiorno, pesa l’elevata consistenza di crediti in sofferenza, ereditati dalla lunga recessione, che bloccano la dinamica del credito. Un più rapido smobilizzo di questi prestiti contribuirebbe a sostenere la dinamica del credito dando una ulteriore spinta alla crescita.

Gli indicatori dell’Ambrosetti Club Economic Indicator dopo aver previsto una ripresa nel primo trimestre e un consolidamento della crescita nel secondo, evidenziano dei segnali misti: positivi per gli investimenti e per lo stato attuale dell’economia, di tenuta per l’occupazione e di arretramento rispetto ai valori attuali per le aspettative future dell’economia.


Il sentiment è positivo ma non ci sono segnali che indicano un’accelerazione della crescita

I nostri indicatori sono costruiti sulla base dei risultati ottenuti da una survey effettuata ad hoc per la business community del nostro Club, composto da oltre 350 imprenditori, amministratori delegati e rappresentanti dei vertici aziendali delle più importanti società italiane e multinazionali che operano in Italia. In questo modo otteniamo informazioni sulla visione della nostra business community sul proprio business a 360 gradi, sugli investimenti in programma, sull’andamento delle vendite e degli stock, sui nuovi ordinativi e sull’evoluzione dei mercati di sbocco dei prodotti e servizi. 

Gli indicatori vanno letti nel modo seguente: valori sopra lo zero indicano che il sentiment è positivo e si prevede una espansione dell’attività economica, viceversa valori sotto lo zero indicano che il sentiment e negativo e si prevede una contrazione dell’attività economica.

L’indicatore di sentiment sulla situazione attuale dell’economia italiana si attesta a 25 punti, in leggero arretramento rispetto ai primi due trimestri del 2015, ma su valori vicini ai massimi storici registrati proprio nei primi due trimestri dell’anno. Di fatto si consolida la crescita positiva (ma contenuta) del primo semestre, ma non emergono segnali di ulteriore accelerazione della crescita.

Situazione economica italiana

Situazione economica italiana - sett. 15

Il sentiment di positività, che viene segnalato dall’indicatore sulla situazione attuale dell’economia italiana, viene indebolito dalle aspettative di crescita nei prossimi 6 mesi.

Prospettive economiche a 6 mesi

Prospettive economiche a 6 mesi - sett. 15

L’indicatore sulle prospettive a 6 mesi si attesta a -7,3 entrando per la prima volta in territorio negativo.

Come segnalato nelle pubblicazioni precedenti, è fisiologico come all’aumentare dell’attività economica e al miglioramento degli indicatori (che è quanto avvenuto da inizio anno) le prospettive di ulteriore miglioramento, rispetto a un punto di partenza più elevato, tendono a ridursi.

In questo caso, il valore negativo, suona come un campanello d’allarme sul futuro. Se confermato, indica una possibile riduzione del tasso di crescita dell’economia. Emerge un primo segnale di preoccupazione da parte degli imprenditori e dei vertici delle più importanti aziende del nostro Paese di poter mantenere, anche nei prossimi mesi, l’attuale tasso di crescita economico, già contenuto. Poiché la nostra rilevazione è recente, le risposte che abbiamo ottenuto possono essere influenzate negativamente dai recenti shock sul mercato cinese.

Gianni Camisa, Amministratore Delegato di Dedagroup ICT Network, gruppo industriale che opera nel mercato dell’information e communication technology, evidenzia come la continua incertezza del quadro di riferimento, economico-finanziario, ma anche politico-normativo, sia un elemento che mette a dura prova le attività e le aspettative future delle imprese. Gli ultimi avvenimenti relativi al mercato cinese, uniti al rallentamento di alcune economie emergenti, rendono questa incertezza ancora più marcata e colpiscono anche le imprese che, per la loro esposizione verso quei mercati, erano state meno impattate dal fenomeno negli anni passati.

Francesco Profumo, Presidente di IREN, azienda multi-utility quotata che opera nel settore energetico, del gas dei servizi idrici integrati, dei servizi ambientali e dei servizi per le Pubbliche Amministrazioni, vede come gli elementi positivi quali il basso prezzo del petrolio, il basso costo del denaro e gli interventi della BCE, siano oggi controbilanciati da elementi di preoccupazione legati alla situazione geopolitica non semplice e al rallentamento delle economie emergenti. Tuttavia, secondo Francesco Profumo, il bilancio complessivo rimane positivo.

Anche Stefano Folli, Presidente e Amministratore Delegato Philips Italia, è positivo per il futuro e vede possibilità di ripresa anche per il mercato interno, tanto maggiori quanto sarà la velocità di implementazione delle riforme approvate. Stefano Folli pensa che si possa ulteriormente accelerare il processo di cambiamento in atto perché su questo tema oggi, c’è coscienza e consapevolezza diffusa a tutti i livelli.

Un dato di tenuta importante, invece, è quello sulle aspettative del mercato del lavoro. L’indicatore si attesta a 8,3, confermando i recenti progressi e i dati positivi del primo semestre e risultando in forte crescita rispetto a fine 2014 (-21,6). La situazione del mercato del lavoro rimane, comunque, molto critica e la serie storica dell’indicatore sull’occupazione lo dimostra.

Il dato di settembre evidenzia un segnale positivo in questa situazione e va letto come un consolidamento dei risultati dei primi sei mesi, che sono un leggero miglioramento di una situazione molto difficile.

Durante la crisi la disoccupazione è quasi raddoppiata: da 6,2% nel 2007 al 12,0% di luglio. Quella giovanile è 41,1%. I “NEET” (Not in Education, Employment or Training) cioè i giovani in età compresa tra 15 e 34 anni che non studiano, non lavorano e non stanno facendo attività di tirocinio o di formazione, sono passati dal 19,9% nel 2007 al 26,5% del secondo semestre del 2015, pari a quasi 3,4 milioni di giovani.

Previsioni sull’occupazione a 6 mesi

Previsioni occupazione a 6 mesi - sett. 15

In questo contesto, IREN, utilizzando le nuove regole sul mercato del lavoro ha concluso molto positivamente operazioni di incentivi all’esodo e avvii di 600 nuove assunzioni a tempo indeterminato, pari a circa il 10% della forza lavoro complessiva, in particolare di giovani. Francesco Profumo è convinto che le nuove misure sul mercato del lavoro vadano nella direzione giusta e che daranno risultati positivi. Il Jobs act ha aiutato un passaggio che andava fatto, ma è ancora troppo presto, oggi, per fare una valutazione complessiva.

Le riforme hanno bisogno di tempo per assestarsi e per dispiegare gli effetti. È necessaria maggiore pazienza e serenità per valutare correttamente tipologia di effetti e loro entità.

Anche Stefano Folli pensa che la riforma del lavoro vada nella giusta direzione, ma dire che possa aver già sortito effetti importanti è prematuro, serve continuità e generazione di fiducia. Inoltre, esistono recuperi di efficienza del sistema Paese e delle sue aziende tale per cui a una ripresa dell’attività economica non è detto che si accompagni una ripresa dell’occupazione di pari entità.

Nonostante l’elevata disoccupazione non sempre domanda e offerta di lavoro si incrociano correttamente. Philips rileva un gap tra domanda e offerta su alcune competenze nuove (es. digital).

Su questo è essenziale allineare università e imprese perché è un controsenso che a tassi di disoccupazione giovanili record, corrisponda una difficoltà di alcune aziende a reperire le competenze necessarie sul mercato.

L’indicatore sugli investimenti, invece, segna il massimo storico a 29,2 e conferma il trend positivo e di crescita registrato nel primo semestre del 2015.

Francesco Profumo ci indica come IREN investirà 2 miliardi di Euro entro il 2020, di cui 25% in innovazione, dando centralità sempre maggiore al cliente e alla qualità del servizio.

Stefano Folli è convinto che in Italia ci sia potenziale di crescita e gli investimenti di Philips ci concentreranno nel mondo digitale, sulla formazione di persone e team. Sappiamo bene come l’investimento sia una componente essenziale per le aziende che vogliono rimanere competitive. L’investimento porta a innovazione di processo e di prodotto, che è esattamente quello che deve fare ogni impresa per rimanere competitiva sui mercati.

Previsioni sugli investimenti a 6 mesi

Previsioni investimenti a 6 mesi - sett. 15Le preoccupazioni sono legate soprattutto al fatto che la crescita, finora, si è affidata a fattori esterni alla nostra economia (prezzo petrolio, export, indebolimento dell’Euro, quantitative easing BCE, ecc.), mentre per crescere strutturalmente è necessario far ripartire la domanda interna. Domanda interna che riparte solo se si prosegue sul percorso di riforme avviate. L’attuale situazione sul mercato del lavoro ostacola lo sviluppo dei nostri talenti, dei nostri giovani e dei nostri imprenditori, con grave e enorme spreco di capitale intellettuale.

The European House – Ambrosetti, in occasione dei suoi primi 50 anni, ha deciso di mettere a sistema le nostre competenze, attività e relazioni a supporto di un tema di cui l’Italia, e in generale, l’Europa hanno un disperato bisogno: l’imprenditorialità. L’imprenditorialità, di qualunque tipo e ad ogni livello, rappresenta il più potente propulsore della crescita economica.

Senza imprenditori non c’è crescita. Senza crescita non c’è occupazione e senza lavoro non c’è futuro.

A tale proposito, abbiamo l’orgoglio e il piacere di collaborare con il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Italiano – MIUR affinché questo messaggio per il futuro venga divulgato ai giovani maturandi di tutte le scuole superiori italiane.


Infine, qual è la priorità per domani? Il lavoro

Francesco Profumo chiede una forte iniezione di fiducia per avviare un percorso in cui tutti gli attori si mettano in relazione in rapporti diversi rispetto al passato. Le aziende devono avere il coraggio di assumere e investire sui giovani, che portano quel rinnovamento necessario sia nelle imprese, sia nel Paese. Da parte dei giovani è necessario avere maggiore interesse e coraggio per una formazione di qualità e maggiore proattività nel trovare delle soluzioni che, anche se non ottimali, riavviano il meccanismo e li reintroducano nel mondo del lavoro.

Inoltre, il lavoro non si crea per decreto, ma favorendo le condizioni che creano il lavoro. Stefano Folli è molto chiaro su questo. Il lavoro si crea, rendendo più facile fare business in Italia, sia per le aziende italiane, sia per le multinazionali. Per far ciò le cose sono sempre le stesse: semplificazione, riduzione della burocrazia, efficientamento della pubblica amministrazione, digitalizzazione e stabilità ecc.. Cosa serve lo sappiamo. Ora conta l’execution, cioè come e in che tempi farlo.


Conclusioni

In sintesi, gli indicatori dell’Ambrosetti Club Economic Indicator indicano un consolidamento del sentiment positivo registrato nel primo trimestre sull’andamento economico generale, sull’occupazione e sugli investimenti. Emergono preoccupazioni, invece, sulla tenuta della crescita nel prossimo futuro.




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