06 Settembre 2025

5 raccomandazioni di policy per trasformare le aziende leader in motori di innovazione, sostenibilità e crescita

In un panorama globale in rapida evoluzione segnato da tensioni geopolitiche, tecnologie dirompenti e competizione sempre più intensa, l'Unione Europea rischia di perdere ulteriore terreno rispetto alle potenze mondiali come Stati Uniti e Cina. Pur avendo una solida base manifatturiera, l'influenza dell'Europa nelle catene del valore globali rimane limitata, con relativamente poche aziende che raggiungono lo status di campioni globali. Per rilanciare la propria competitività, l'UE deve creare un ambiente che consenta a più imprese di crescere, innovare e coordinare reti di valore complesse. È questa la premessa dello Studio "Driving the future: lead firms as engines of innovation and sustainability for Italian and European industrial value chains", elaborato da TEHA Group in collaborazione con Philip Morris Italia, presentato nell'ambito della 51esima edizione del Forum TEHA di Cernobbio. 

L'obiettivo strategico della ricerca è stato quello di identificare e misurare il ruolo delle Aziende capofiliera come leva competitiva cruciale per Italia ed Europa: di fronte alla crescente competizione globale con Stati Uniti e Cina, l'UE deve trasformare le proprie Aziende capofiliera in catalizzatori di ecosistemi industriali capaci di trascinare l'innovazione e la crescita dell'intero tessuto produttivo. Solo attraverso una comprensione sistematica di cosa rende un'impresa davvero "leader" - combinando influenza settoriale, capacità innovativa, dinamismo e visione strategica - l'Europa può costruire i campioni industriali del futuro e rilanciare la propria competitività sui mercati globali. 

Lo Studio propone cinque raccomandazioni di policy prioritarie per trasformare le imprese leader in motori di innovazione, sostenibilità e crescita condivisa:

  1. Garantire continuità alle politiche per l’innovazione: occorre definire quadri regolatori stabili e in grado di promuovere investimenti di lungo periodo e innovazione sostenibile, soprattutto nelle catene del valore strategiche. Regole chiare e coerenti offrono alle imprese un contesto prevedibile per investire nella transizione.
  2. Semplificare l’accesso ai finanziamenti: occorre facilitare l’inclusione delle piccole e medie imprese nell’ambito del Patto delle Catene del Valore, coinvolgendole in programmi di innovazione e incentivando la collaborazione in R&S.
  3. Promuovere il reskilling lungo le filiere: occorre sostenere la formazione continua e lo sviluppo di competenze specialistiche sfruttando il ruolo strategico delle aziende capofiliera in collaborazione con istituzioni educative.
  4. Catene del valore 4.0: occorre accelerare la digitalizzazione delle filiere produttive, valorizzando il ruolo delle imprese leader nel diffondere innovazione e tecnologie avanzate, a supporto della produttività, sostenibilità e competitività dell’intero ecosistema industriale.
  5. Meccanismi di monitoraggio e accountability: occorre creare un Osservatorio dedicato per valutare l’impatto dei Patti di Catene del Valore su produttività, occupazione e innovazione, garantendo trasparenza e orientamento strategico.


Secondo Valerio De Molli, Managing Partner & CEO di TEHA Group e The European House - Ambrosetti, “La competitività dell'Europa è funzione diretta della competitività delle sue aziende: le top 100 lead firms pesano per il 32% del valore aggiunto industriale e il 42% della spesa totale in R&D, dimostrando il loro ruolo cruciale come motori dell'economia continentale. La politica industriale non può creare campioni dal nulla, ma deve rimuovere gli ostacoli che frenano la crescita delle nostre imprese più promettenti. Il primo ostacolo è la frammentazione: abbiamo un Mercato Unico che è ancora lontano dall'essere davvero unico, come evidenziato chiaramente dai rapporti Letta e Draghi”. 


Secondo Pasquale Frega, Presidente e Amministratore delegato di Philip Morris Italia, “La collaborazione tra grandi e piccole imprese è essenziale. In Philip Morris Italia vediamo il ruolo di azienda capofiliera come una responsabilità industriale e sociale: creare valore lungo tutta la filiera attraverso investimenti in innovazione, sostenibilità e competenze. Questo è quello che facciamo con le 44000 persone e le 8000 imprese italiane coinvolte nella nostra filiera. Tale visione è coerente anche con il Patto delle Catene del Valore, un modello che mira a garantire stabilità e crescita, rafforza la competitività e sostiene le transizioni. Gli accordi di filiera che portiamo avanti dal 2011 con Coldiretti e il Ministero dell’Agricoltura sono un esempio concreto di questo modello. Ne è prova il fatto che l’89% delle aziende agricole coinvolte ha adottato soluzioni agritech, rispetto al 46% delle aziende che non ne fanno parte. Perché questa visione possa generare un impatto duraturo non possiamo essere soli. È fondamentale disporre di un quadro regolatorio chiaro e prevedibile, che non ostacoli l’innovazione e rafforzi la competitività del sistema industriale nazionale ed europeo”. 


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Presentazione - conferenza stampa del 6/09/2025