05 Settembre 2026
Il trasporto marittimo rappresenta il 14% delle emissioni dei trasporti nell'UE-27 e il 7% in Italia, ma oltre il 95% della flotta europea e italiana utilizza ancora combustibili convenzionali.
È da questo squilibrio che parte il Rapporto Strategico “Decarbonizzare il mare, rafforzare l'Italia: trasporto marittimo, vettori energetici e porti, nuova competitività nel Mediterraneo”, realizzato da TEHA Group in collaborazione con Edison e NextChem, la business unit tecnologica di MAIRE specializzata nello sviluppo e nell'implementazione di soluzioni tecnologiche per l'evoluzione dell'industria dell'energia. Lo Studio è stato presentato in occasione del 52° Forum TEHA di Cernobbio.
I porti, snodo energetico del Mediterraneo
L'evoluzione del trasporto marittimo è guidata da quattro driver strettamente collegati: quadro normativo, costi operativi, readiness infrastrutturale e volatilità dei prezzi dei fuel tradizionali.
L'Organizzazione Marittima Internazionale (IMO) ha fissato l'obiettivo di emissioni nette pari a zero entro il 2050, mentre nell'Unione Europea FuelEU Maritime e l'inclusione del settore nell'EU ETS stanno rafforzando progressivamente la spinta alla decarbonizzazione. In questo scenario i porti diventano lo snodo centrale della transizione, chiamati a ridurre l'impatto ambientale delle proprie attività e, al tempo stesso, a mettere a disposizione delle flotte energia, infrastrutture di bunkeraggio e servizi adeguati. La decarbonizzazione è il driver degli investimenti nella transizione energetica dei porti europei che ha registrato la maggiore crescita di rilevanza tra il 2018 e il 2023, pari a 41 punti percentuali, accompagnando l'evoluzione dei porti da piattaforme logistiche a nodi energetico-industriali del sistema marittimo.
Uno scenario Industry driven: transizione graduale e multi-fuel
La transizione è già iniziata: i fuel alternativi rappresentano oggi il 51% del tonnellaggio navale ordinato a livello globale. Nello scenario “Industry driven” elaborato da TEHA, costruito sulla base degli attuali segnali di evoluzione industriale e utilizzando gli ordinativi navali come indicatore delle scelte di investimento degli armatori, i fuel alternativi raggiungono il 65,5% del mix energetico al 2050, trainati dai biofuel (50,7%), mentre i combustibili fossili mantengono una quota del 34,5%, con un ruolo ancora rilevante ricoperto dal GNL.
Il percorso sarà necessariamente graduale e multi-fuel: un ruolo rilevante nel breve-medio periodo spetta alle soluzioni più mature, tra cui GNL e bio-GNL, con un interesse crescente per il bio-metanolo, mentre nel lungo periodo si prevede una progressiva penetrazione di idrogeno, ammoniaca verdi ed e-fuel. Questa traiettoria consentirebbe di ridurre le emissioni del trasporto marittimo del 54% al 2050, a fronte di consumi energetici complessivi attesi in aumento.
Investimenti e benefici per il sistema-Paese
Per sviluppare le infrastrutture portuali e le filiere energetiche e industriali a monte necessarie alla transizione, lo scenario “Industry driven” stima un fabbisogno cumulato al 2050 di 36 miliardi di euro, destinati allo sviluppo di infrastrutture di stoccaggio e bunkeraggio, unità per il rifornimento ship-to-ship, elettrificazione delle banchine e capacità produttiva nazionale dei fuel alternativi.
L'impatto economico supera in misura significativa il valore dell'investimento iniziale: i 36 miliardi di euro potrebbero attivare 105 miliardi di euro di valore della produzione e generare 45 miliardi di euro di Valore Aggiunto, pari a 1,24 volte l'investimento. Oltre la metà del Valore Aggiunto generato, il 51,4%, ricadrebbe nel Mezzogiorno, valorizzando la posizione degli scali meridionali lungo le principali direttrici mediterranee.
Ai benefici industriali si aggiungono quelli ambientali. In assenza di ulteriori investimenti, il costo sociale cumulato delle emissioni raggiungerebbe circa 51,7 miliardi di euro nel periodo 2026-2050, contro i 40 miliardi dello scenario “Industry driven”: il mancato adeguamento comporterebbe quindi circa 11,7 miliardi di euro di costi sociali aggiuntivi per il sistema-Paese.
Una roadmap in cinque principi per il sistema-Paese
Per rafforzare leadership, competitività e attrattività del sistema portuale italiano, lo Studio propone una roadmap fondata su cinque principi di indirizzo interconnessi:
- la crescita della domanda
- una governance strutturata
- la riduzione del costo totale del bunkeraggio
- il reinvestimento dei proventi ETS a sostegno del settore
- lo sviluppo di una filiera nazionale dei combustibili alternativi.
Senza gli investimenti necessari, l'Italia rischia di perdere circa 80 miliardi di euro di Valore Aggiunto al 2050, per effetto combinato del rischio competitivo, legato a perdita di margini, traffici e ritardo nel percorso di decarbonizzazione, e del costo opportunità del mancato investimento, legato alla mancata attivazione delle ricadute economiche dirette, indirette e indotte lungo la catena del valore.
"Le evidenze di questo Studio confermano la rilevanza della decarbonizzazione dei trasporti, in particolare di quello marittimo, e il ruolo dei porti come leva di sviluppo e competitività per il Paese", commenta Fabrizio Mattana, Executive Vice President Gas Assets di Edison. "Edison è impegnata in questa sfida che richiede una visione di lungo periodo e ha la capacità di offrire soluzioni energetiche in grado di accompagnare tutte le fasi della transizione, grazie al proprio posizionamento integrato nella filiera del GNL e dello Small Scale LNG e all'impegno verso soluzioni innovative come idrogeno e biometanolo".
"La decarbonizzazione del trasporto marittimo è una delle sfide più complesse della transizione energetica, perché richiede di coniugare sicurezza degli approvvigionamenti, sostenibilità e competitività su scala globale", ha commentato Giovanni Sale, Senior Vice President, Energy Transition Strategy di NextChem. "Serve un ecosistema diversificato di vettori energetici a basse emissioni, in cui il metanolo si sta affermando come una delle soluzioni più concrete e scalabili. Il fattore tempo è determinante: agire ora è essenziale sia per preservare la competitività industriale del Paese sia per raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione ambientale nei tempi richiesti".
"La transizione del trasporto marittimo non è più un'ipotesi, ma un processo già avviato", ha commentato Lorenzo Tavazzi, Senior Partner e Board Member di TEHA. "Per l'Italia si tratta di una sfida di competitività, ma soprattutto di un'opportunità concreta e misurabile. È il segno che decarbonizzazione e crescita industriale possono muoversi nella stessa direzione: la vera posta in gioco è trasformare la decarbonizzazione del mare in una leva di politica industriale".
Materiali scaricabili
Full Report (in English)
Executive Summary (in italiano)