04 Settembre 2026
L'undicesima edizione del Global Attractiveness Index (GAI) è stata presentata in occasione del 52° Forum TEHA di Cernobbio. La rilevazione 2026 è stata realizzata da TEHA Group in collaborazione con Amazon, Philip Morris Italia e Toyota Material Handling Italia, mappando i livelli di attrattività di 146 economie del mondo (escludendo Russia e Ucraina, per indisponibilità di dati affidabili).
In questo aggiornamento dell’Indice, alla capacità di attrarre investimenti si affiancano la sicurezza degli approvvigionamenti, la resilienza delle catene del valore, la disponibilità di energia a costi competitivi e la capacità di governare le dipendenze strategiche: fattori resi ancora più critici dal nuovo shock energetico e logistico legato alla crisi dello Stretto di Hormuz, che si somma a traffici nel Mar Rosso e nel Canale di Suez ancora inferiori ai livelli pre-crisi.
Il metodo del Global Attractiveness Index
Il GAI misura come cambia la "geografia dell'attrattività" al variare della velocità di ogni Paese rispetto agli altri, non solo rispetto a sé stesso: è per questo un indice relativo, che confronta ogni economia con il best performer: gli Stati Uniti, che si riconfermano al primo posto con uno score di 100. Seguono la Cina e Singapore, che sale al terzo posto, superando la Germania, ora quarta.
"Le classifiche sui fattori di attrattività dei Paesi vengono molto osservate da imprese e Istituzioni, che le utilizzano su base quotidiana per formulare strategie e decisioni", ha sottolineato Valerio De Molli, Managing Partner e CEO di TEHA Group.
A garanzia della solidità metodologica, il GAI è stato sottoposto alla valutazione statistica indipendente del Joint Research Centre della Commissione Europea. L'edizione introduce inoltre due novità: il KPI sugli Investimenti Diretti Esteri è ora focalizzato sui soli flussi in ingresso e calcolato come media mobile triennale, mentre l'export di beni high-tech è misurato attraverso la fonte UNCTAD.
L'Italia migliora il suo posizionamento, ma restano criticità
Nel 2026, l'Italia si riconferma al 17° posto, ma migliora lo score da 60,8 a 62,1 punti (+1,3), precedendo Austria, Repubblica Ceca, Spagna e Belgio. Dal 2022 il Paese ha recuperato cinque posizioni e guadagna terreno rispetto a 11 delle 19 economie della top-20.
"La stabilizzazione al diciassettesimo posto segnala, da un lato, la robustezza dei fattori strutturali di competitività alla base del posizionamento raggiunto, dall'altro difficoltà di ulteriori avanzamenti", osserva Roberto Monducci, già Direttore del Dipartimento per la produzione statistica di Istat.
Tra i segnali positivi, l'export è cresciuto nel 2025 del 3,3% fino al record di 643 miliardi di euro e l'occupazione ha superato i 24,3 milioni di persone; restano invece criticità su produttività, attrazione di IDE - diminuiti nel 2025 del 27% in Italia, del 36% in Francia e del 29% in Spagna - e orientamento al futuro.
"Tra il 2025 e il 2026 l'indice GAI migliora, in termini assoluti, di 1,3 punti: si tratta di un valore significativo", ha commentato Enrico Giovannini, Direttore scientifico di ASviS, richiamando la necessità di rafforzare la visione di lungo periodo del Paese e di investire maggiormente in capitale umano e ricerca.
Un'Europa a più velocità
Il quadro europeo appare sempre più disomogeneo. La Germania perde il podio e mostra una dinamicità critica; la Francia arretra dal 9° al 10° posto, con uno score sceso a 68,2; la Spagna resta 20^ ma migliora da 58,4 a 59,9 punti; il Regno Unito mantiene il 5° posto. Fuori dall'Europa, la Cina consolida il secondo posto e l'India realizza una delle progressioni più rilevanti, salendo dal 19° al 15° posto ex aequo e guadagnando 4,2 punti di score.
Le priorità per il futuro
Sulla base dei risultati, l'Advisory Board del GAI individua sei priorità per rafforzare l'attrattività dell'Italia:
- aggiornare formazione e competenze
- valorizzare i talenti e attrarne di nuovi dall'estero
- rendere più efficaci burocrazia e regolamentazione
- ampliare e diversificare le reti commerciali
- potenziare le infrastrutture digitali
- consolidare e diffondere le best practice sviluppate con il PNRR.
A queste direttrici, va affiancata la necessità di rifocalizzare la politica industriale verso interventi più selettivi, negoziali e legati ai risultati. Una direzione condivisa anche dai partner della ricerca:
"L'Italia continua a essere scelta da chi investe, innova e guarda al lungo periodo", ha dichiarato Pasquale Frega, Presidente e Amministratore Delegato di Philip Morris Italia. Per Maria Cristina Iacazio, CEO di Toyota Material Handling Italia, "anche la logistica deve essere considerata un'infrastruttura strategica su cui costruire l'attrattività e lo sviluppo del sistema Paese". Sulla stessa linea Giorgio Busnelli, Vicepresidente e Country Manager di Amazon.it, il quale ha sottolineato che le multinazionali a controllo estero, pur essendo lo 0,4% delle imprese, generano oltre il 20% del fatturato nazionale.