06 Settembre 2025
Per l’Italia, l’idroelettrico rappresenta una tecnologia strategica, coprendo circa il 15% dei consumi elettrici nazionali. La sua valenza non è solo di carattere energetico e socio-ambientale ma anche industriale, infatti attiva una filiera tecnologica complessa, dal valore di oltre 37 miliardi di euro di produzione e 19 miliardi di export.
Il futuro dell’idroelettrico è fortemente legato all’assetto normativo e regolatorio delle concessioni: una criticità che rischia di compromettere il futuro del settore. Ad oggi, l’86% delle concessioni di grandi derivazioni idroelettriche è scaduto o scadrà entro il 2029. Senza un intervento tempestivo che vada nella direzione di una maggiore stabilità e chiarezza del quadro normativo-regolatorio, il Paese rischia un ritardo di almeno 6 anni degli investimenti, con effetti negativi non solo sulla capacità produttiva e sulla sicurezza energetica, ma anche sulla competitività industriale e sull’occupazione.
In aggiunta alle tre strade ad oggi percorribili, secondo la normativa attuale - gare, società miste e partenariato pubblico-privato - si potrebbe valutare una nuova soluzione, la “quarta via” basata sulla riassegnazione delle concessioni agli attuali concessionari tramite rinnovo/rimodulazione delle condizioni di esercizio a fronte di un piano industriale, e una complessiva armonizzazione ed equilibrio dell’attuale assetto dei canoni.
È quanto emerge dallo Studio “Energia dall'acqua, forza e sicurezza del Paese: Il ruolo strategico dell’idroelettrico per l’Italia”, realizzato da TEHA Group in collaborazione con Enel, anticipato nell’ambito della 51^ edizione del Forum di Cernobbio.