23 Settembre 2026
L’Europa dispone di asset industriali, scientifici e tecnologici di primo livello, ma continua a scontare una forte frammentazione interna che ne riduce la capacità di attrarre e realizzare investimenti su scala globale.
È quanto emerge dallo Studio “Investing in the EU – A Roadmap to strengthen Europe’s Investment Attractiveness and Competitiveness”, realizzato da TEHA Group con il supporto di Amazon, che analizza i fattori strutturali alla base dell’attrattività degli investimenti in Europa. Una lettura iniziale del tema è stata offerta dallo Studio “Sbloccare il futuro: investimenti high-tech per la competitività italiana”, realizzato da TEHA, Amazon e AWS e presentato al 52° Forum TEHA di Cernobbio.
La frammentazione del Mercato Unico costa all’UE circa 120 miliardi di euro di investimenti ogni anno, senza considerare gli ulteriori effetti su produttività, filiere e diffusione tecnologica. La sfida è resa ancora più rilevante dalla necessità di mobilitare circa 600 miliardi di euro di investimenti aggiuntivi ogni anno tra il 2025 e il 2030: 150 miliardi per le infrastrutture fisiche, 300 miliardi per quelle energetiche e 150 miliardi per quelle digitali.
Infrastrutture ed energia
Il principale limite delle infrastrutture europee non è tanto la qualità delle reti nazionali, quanto la debolezza delle connessioni transfrontaliere. I collegamenti ferroviari tra Paesi europei risultano in media il 23,4% più lenti rispetto a quelli domestici comparabili. Anche l’energia rappresenta un nodo centrale. Nel 2024 il 71,1% dell’elettricità europea proveniva da fonti low-carbon, ma nel primo trimestre del 2025 i prezzi dell’elettricità per le imprese UE erano ancora 2,8 volte superiori a quelli statunitensi. Una maggiore integrazione dei mercati elettrici potrebbe generare benefici fino a 43 miliardi di euro l’anno entro il 2030.
Digitale e capacità istituzionale
La competitività digitale europea dipende sempre più dalla disponibilità di cloud, data center, capacità di calcolo, sistemi interoperabili e cybersecurity. Il ritardo su alcune infrastrutture avanzate è significativo: nel 2025 il più potente supercomputer statunitense disponeva, da solo, di una capacità pari a quasi la metà dell’intera capacità HPC europea. Allo stesso tempo, la qualità istituzionale varia fortemente tra Stati membri: sul Government Effectiveness Index il divario tra il Paese con la performance migliore, la Danimarca (91,0 punti), e quello con la performance più bassa, la Bulgaria (52,2 punti), raggiunge 38,8 punti percentuali. Un miglioramento di una deviazione standard dell’Institutional Delivery Index è associato, nell’arco di due anni, a un incremento di 2,4 punti percentuali degli investimenti fissi sul PIL.
Competenze, demografia e lavoro
L’Europa affronta, inoltre, una sfida crescente sul capitale umano. Entro il 2050 potrebbe perdere circa 30 milioni di lavoratori, mentre oggi il 75% dei datori di lavoro dichiara difficoltà nel coprire le posizioni aperte. Solo il 3,8% dei cittadini europei in età lavorativa vive in un altro Stato membro, segnalando quanto il mercato del lavoro resti ancora poco integrato.
Una roadmap per un vero mercato europeo degli investimenti
Il messaggio centrale dello Studio è che l’Europa non soffre di una mancanza di asset, ma della difficoltà di connetterli e portarli a scala. L’obiettivo è trasformare il Mercato Unico in un ambiente realmente integrato, prevedibile e interoperabile, capace di valorizzare le diversità nazionali e di competere su scala globale per capitali, tecnologie e investimenti strategici.
Materiali
Studio - Investing in the EU – A Roadmap to strengthen Europe’s Investment Attractiveness and Competitiveness (in inglese)
Executive Summary (in inglese)