04 Settembre 2026
Con la conclusione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, l’Italia entra in una nuova fase: garantire continuità agli investimenti necessari per sostenere crescita, competitività e resilienza del sistema-Paese. In questo scenario, il settore Energy & Utility può rappresentare una delle principali leve industriali per raccogliere il testimone del PNRR e accompagnare la modernizzazione del Paese.
È questo il punto di partenza del Position Paper “Investire per competere. Il contributo delle Utility a sviluppo e occupazione del Paese”, realizzato da TEHA Group in collaborazione con A2A e presentato al 52° Forum TEHA di Cernobbio. Lo studio analizza il potenziale di investimento del comparto e le ricadute economiche, occupazionali, energetiche e ambientali che potrebbero derivarne per l’Italia.
Investimenti in nove ambiti strategici
Secondo le analisi di TEHA Group e A2A, le aziende del settore Energy & Utility possono abilitare 315 miliardi di euro di investimenti privati entro il 2035 e circa 825 miliardi entro il 2050, equivalenti a circa 33 miliardi di euro all’anno nel periodo 2026-2050, senza pesare sul debito pubblico. Un ammontare che corrisponde a circa il 9% della media degli investimenti annui realizzati dall’intero sistema-Paese nel decennio 2016-2025.
Le risorse interessano nove ambiti strategici:
- generazione elettrica da fonti rinnovabili e nucleare
- soluzioni per la flessibilità del sistema elettrico
- infrastrutture elettriche
- infrastrutture del gas
- data center
- teleriscaldamento
- ciclo idrico integrato
- trattamento dei rifiuti
- sviluppo del biometano.
L’impatto potenziale va ben oltre il valore degli investimenti iniziali. Le stime indicano infatti che ogni euro investito può generare ricadute economiche complessive superiori a 4 volte il valore iniziale, considerando gli effetti diretti, indiretti e indotti lungo le filiere, sui redditi e sui consumi. Complessivamente, le ricadute potrebbero superare i 3.000 miliardi di euro. Grazie a questo effetto moltiplicativo, il Valore Aggiunto generato dagli investimenti nel comparto potrebbe contribuire a incrementare di circa il 10% il tasso medio annuo di crescita reale del PIL nazionale nel periodo 2026-2050 e ad abilitare fino a 300.000 nuovi posti di lavoro diretti.
Più autonomia energetica e minori emissioni
Lo sviluppo delle infrastrutture energetiche avrebbe effetti rilevanti anche sulla sicurezza e sull’autonomia del Paese. Secondo lo studio, l’autonomia energetica nazionale potrebbe passare dall’attuale 26% al 49% nel 2035, fino a raggiungere l’81% nel 2050, riducendo strutturalmente la dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili e l’esposizione alla volatilità dei mercati internazionali.
Gli investimenti potrebbero inoltre consentire una riduzione delle emissioni nazionali di CO₂ del 36% entro il 2050, corrispondente a circa 31 miliardi di euro di costo sociale del carbonio evitato. Parallelamente, gli interventi nel trattamento dei rifiuti e nel ciclo idrico integrato contribuirebbero al rafforzamento dell’economia circolare e della resilienza infrastrutturale. Lo scenario delineato prevede l’azzeramento del conferimento in discarica dei rifiuti urbani, oggi pari a 4,4 milioni di tonnellate all’anno, con una riduzione dei costi di smaltimento per il sistema-Paese superiore a 500 milioni di euro nel 2050. Gli investimenti nel sistema fognario e di depurazione permetterebbero inoltre di evitare fino a 1,5 miliardi di euro di sanzioni europee entro il 2050.
Benefici concreti per famiglie e imprese
Gli effetti della transizione interesserebbero direttamente anche cittadini e sistema produttivo. Lo sviluppo della rete elettrica, delle infrastrutture di ricarica e delle altre infrastrutture energetiche necessarie alla transizione favorirebbe una progressiva elettrificazione dei consumi e una riduzione strutturale del costo dell’energia. In uno scenario di maggiore efficienza energetica e completa elettrificazione dei consumi, una famiglia full electric potrebbe ridurre il proprio costo energetico complessivo di circa il 29%, con un risparmio vicino ai 1.000 euro all’anno rispetto alla media attuale. Anche in uno scenario di elettrificazione parziale, il risparmio medio stimato al 2050 sarebbe di circa 700 euro annui, pari al 20%. Anche le imprese potrebbero beneficiare della riduzione del costo dell’energia elettrica derivante dall’aumento delle fonti rinnovabili.
I risparmi cumulati per il sistema industriale italiano sono stimati in circa 80 miliardi di euro entro il 2050; se reinvestite, queste risorse potrebbero generare fino a circa 260 miliardi di euro di Valore Aggiunto per l’economia nazionale.
I risultati del Position Paper delineano così il ruolo del settore Energy & Utility come piattaforma industriale capace di coniugare crescita economica, sicurezza energetica, decarbonizzazione, sviluppo infrastrutturale ed economia circolare. In una fase segnata dalla conclusione del PNRR, la capacità di investimento del comparto può rappresentare una leva per dare continuità allo sviluppo e rafforzare la competitività del Paese.
Materiali scaricabili
Studio - Investire per competere. Il contributo delle utility a sviluppo e occupazione del Paese
Comunicato stampa (4 settembre 2026)