05 Settembre 2025

L’Italia dei data center

Nel mondo a fine 2024 risultano censiti 10.332 data center distribuiti in 168 Paesi, oltre la metà dei quali negli Stati Uniti (5.426), seguiti dall’Unione Europea (2.254), seconda potenza mondiale per capacità installata. In questo scenario, l’Italia stia guadagnando un ruolo sempre più centrale. Mentre i grandi hub storici europei (Francoforte, Londra, Amsterdam, Parigi, Dublino) mostrano segnali di saturazione a fronte di una serie di vincoli energetici, infrastrutturali, urbanistici e normativi, Milano e la Lombardia si stanno affermando come poli strategici, attirando l’interesse crescente degli investitori. Il numero di data center presenti nel nostro Paese è infatti in crescita: le 168 strutture rilevate nel 2024, per una potenza installata di 513 MW, posizionano l’Italia al 13° posto a livello mondiale. Milano, con una capacità installata di 238 MW, pari al 46% della capacità nazionale, supera quella di città come Madrid e Zurigo.


Data center: impatto economico e sfide di sostenibilità

Lo sviluppo di queste infrastrutture ha anche un impatto economico rilevante. Nel 2024, la Data Economy italiana vale 60,6 miliardi di euro, pari al 2,8% del PIL, e rappresenta uno dei principali driver della nostra crescita. Se l’Italia riuscisse a raggiungere i best performer tra i Paesi europei, come Estonia, Finlandia e Paesi Bassi, questo valore potrebbe salire a 207 miliardi di euro entro il 2030. Inoltre, si prevede che lo sviluppo del settore possa contribuire alla crescita annuale del PIL: la stima va dal 6% nello scenario tendenziale al 15% in quello di pieno sviluppo, con l’abilitazione rispettivamente di 77mila e 150mila posti di lavoro diretti, indiretti e indotti.

Tuttavia, lo sviluppo dei data center comporta molteplici sfide. Da un lato, la crescente domanda di energia implica la necessità di garantire una fornitura stabile e sostenibile, favorendo l'integrazione delle energie rinnovabili con sistemi termoelettrici a ciclo combinato di ultima generazione – di cui l’Italia si stava già dotando nell’ambito dei progetti per garantire continuità e stabilità alla rete - che attualmente rappresentano la principale fonte di energia del Paese. Dall’altro lato, il loro efficientamento energetico rappresenta un obiettivo centrale per lo sviluppo sostenibile del settore. 

L'argomento è stato approfondito nel Position Paper “L’Italia dei data center. Energia, efficienza, sostenibilità per la transizione digitale” realizzato da TEHA Group in collaborazione con A2A e presentato nell’ambito della 51^ edizione del Forum di Cernobbio da Roberto Tasca, Presidente di A2A, Renato Mazzoncini, Amministratore Delegato e Direttore Generale di A2A e Lorenzo Tavazzi, Senior Partner e Board Member di TEHA Group. 




Le leve strategiche per garantire uno sviluppo sostenibile ed efficiente dei data center

Nell’ambito del Paper sono identificate quattro leve strategiche di efficienza, la cui adozione coordinata consente di massimizzare le performance del sistema, ridurre le emissioni e promuovere un modello industriale circolare.

  1. recupero di calore attraverso le reti di teleriscaldamento
  2. utilizzo di aree brownfield per la realizzazione di nuovi impianti
  3. impiego di Power Purchase Agreements (PPA) per garantire forniture energetiche green, stabili e tracciabili
  4. valorizzazione dei RAEE (Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche) prodotti dai data center.

Secondo le stime di TEHA, l’adozione integrata delle leve in uno scenario di sviluppo “full potential” del settore dei data center consentirebbe di evitare 5,7 milioni di tonnellate di CO₂ di emissioni annue, un volume pari a quelle generate da 1,7 milioni di cittadini, e un beneficio economico totale di circa 1,7 miliardi di euro. Numeri che a livello sistemico si aggiungono ai circa 55 miliardi di euro di contributo al PIL nazionale.

Nello specifico, l’allaccio dei data center alle reti di teleriscaldamento abiliterebbe la valorizzazione di 9,5 TWh di energia termica, sufficienti a soddisfare il fabbisogno di circa 800.000 famiglie, evitando le emissioni di 2 milioni di tonnellate di CO2, pari a oltre il 5% delle emissioni degli attuali consumi residenziali: il risparmio equivale a quello generato dall’installazione di 2,3 milioni di pompe di calore, circa il 55% del parco installato al 2024. Un percorso che non è solo prospettiva, ma già realtà. A Brescia, il data center Qarnot inaugurato lo scorso giugno presso la centrale Lamarmora consente di recuperare calore di scarto per alimentare il teleriscaldamento 4.0, riscaldando 1.350 appartamenti e portando benefici diretti a famiglie e ambiente. A Milano, dal 2026, il progetto “Avalon 3” permetterà di immettere nella rete oltre 15 GWh di energia termica all’anno, contribuendo a riscaldare migliaia di abitazioni. 

Inoltre, l’impiego di aree brownfield per la realizzazione di nuove infrastrutture consentirebbe al settore di contribuire alla rigenerazione urbana, di ridurre il consumo di suolo vergine e accelererebbe i tempi di connessione alla rete. Secondo le stime, in Italia sono disponibili circa 3,7 milioni di metri quadrati di aree dismesse, di cui il 16% dispone di un allaccio in media o alta tensione. 

L’adozione di Power Purchase Agreements (PPA) - ossia, accordi a lungo termine tra un produttore di energia rinnovabile e un acquirente per l'acquisto di elettricità - permetterebbe ai data center di coprire fino al 74% del loro fabbisogno energetico con fonti rinnovabili, garantendo forniture stabili e tracciabili e favorendo nuovi investimenti in capacità verde. In uno scenario di pieno sviluppo, questa leva può contribuire a una riduzione stimata di circa 3,7 milioni di tonnellate di CO₂ annue, rafforzando la decarbonizzazione del settore e la resilienza del sistema elettrico nazionale.

Infine, la valorizzazione dei RAEE (Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche) prodotti dal data center consentirebbe di recuperare valore economico attraverso il riciclo, ridurre l’impatto ambientale del settore e rafforzare le catene di approvvigionamento nazionali. Secondo le stime, i data center italiani potrebbero generare oltre 147 mila tonnellate di RAEE all’anno, di cui circa 74 mila riciclabili, attivando una filiera nazionale del trattamento e generando un valore economico annuo di 133 milioni di euro.


Materiali scaricabili

Position Paper - “L’Italia dei data center. Energia, efficienza, sostenibilità per la transizione digitale”

Infografica

Presentazione di Lorenzo Tavazzi

Conferenza stampa del 5/09/2025 (video)