28 Marzo 2026

Oltre il PNRR. Priorità strategiche

Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza – la declinazione italiana del Next Generation EU promosso a livello comunitario – è un intervento di politica fiscale e industriale senza precedenti a livello nazionale, lanciato nel 2021 per rilanciare l'economia dopo la pandemia da Covid-19. Al fine di analizzarne l’evoluzione, valutarne criticità e punti di forza e stimarne gli  impatti, il TEHA Club ha promosso, fin dai primi mesi del lancio, l’“Osservatorio PNRR”, un tavolo di lavoro di carattere permanente.

Nel 2026 il PNRR entra nella sua fase conclusiva, caratterizzata da una forte concentrazione di obiettivi e da una crescente complessità attuativa. In questo contesto, diventa sempre più rilevante disporre di strumenti di monitoraggio in grado di cogliere tempestivamente eventuali criticità, individuare i principali colli di bottiglia e supportare azioni correttive efficaci

Accanto all’analisi dello stato di attuazione, il Rapporto presentato a marzo 2026 - "Oltre il PNRR. Priorità strategiche per una nuova stagione di investimenti e riforme per il Paese" - approfondisce le principali sfide emerse nella fase di implementazione, l’impatto macroeconomico del Piano e la sua eredità strutturale, nonché propone una riflessione sulla nuova stagione di investimenti pubblici, chiamata a consolidare i progressi avviati e a superare i limiti emersi nell’esperienza del Next Generation EU.


I 10 punti chiave del Rapporto 2026 dell'Osservatorio PNRR 

1. Il Next Generation EU entra nella fase finale delineando un’Europa a due velocità. A livello UE è stato raggiunto il 56% di Milestones & Targets e il 69% dei fondi risulta erogato. La quasi totalità degli Stati Membri ha superato la soglia del 50% per traguardi raggiunti o per fondi erogati. In questo contesto, l’Italia si posiziona tra i Paesi più avanzati, con il 64% degli obiettivi completati (6° posto in UE) e circa il 79% delle risorse ricevute (3° posto in UE).

2. La principale criticità del PNRR italiano non riguarda l’accesso alle risorse, quanto la capacità di tradurle in spesa effettiva. A fronte di 153,2 miliardi di euro già erogati (78,8% del totale), la spesa sostenuta si attesta a circa 86  miliardi di  euro, pari al 44,2%, come evidenziato dall’ultima  relazione della Corte dei Conti aggiornata al primo semestre 2025. Su questo disallineamento incidono anche le sei revisioni del Piano effettuate tra il 2023 e il 2025, che hanno contribuito a posticipare una quota rilevante degli impegni finanziari.

3. Il PNRR italiano si distingue per un’elevata numerosità di interventi: oltre 306.000 progetti per circa 162,8  miliardi di euro di investimenti. Una diffusione che favorisce l’inclusività territoriale ma comporta una frammentazione delle risorse che limita  la concentrazione su grandi progetti strategici. I primi 100 soggetti percettori dei progetti PNRR assorbono infatti solo il 16,2% dei fondi, a fronte di una media UE del 33,1%.

4. Sebbene il 98,9% dei progetti risulti formalmente in esecuzione o concluso, questo dato non riflette pienamente lo stato  reale di avanzamento. L’assenza di indicatori granulari non consente di distinguere tra interventi in fase iniziale e progetti prossimi al completamento. I progetti già conclusi sono prevalentemente di piccola dimensione. Inoltre, circa il 4,2% dei progetti ancora in corso ha registrato ritardi già nella fase di avvio, per un totale di oltre 7.300 interventi e 4,8 miliardi di euro.

5. Le difficoltà attuative del PNRR riflettono criticità strutturali del sistema pubblico. Circa il 90% dei Paesi UE ha registrato almeno un cambio di governo dal 2021, evidenziando un disallineamento tra cicli politici e orizzonti  di  investimento. In  Italia, oltre 96.000 progetti sono gestiti da enti territoriali, con i Comuni responsabili di circa il 69% degli interventi e il 61% delle risorse. Questa centralità si scontra tuttavia con capacità amministrative eterogenee, carenze di personale tecnico e una governance multilivello complessa.

6. Il PNRR non si esaurisce con la realizzazione degli investimenti, ma genera un’eredità strutturale in termini di costi di gestione. Le stime indicano un fabbisogno annuo compreso tra 15,5 e 19 miliardi di euro (0,7–0,9% del PIL) per il mantenimento delle opere. Ciò implica che una quota  significativa degli investimenti in conto capitale si tradurrà in spesa corrente permanente, rilevando un tema di sostenibilità per i bilanci pubblici, in particolare a livello locale.

7. Il PNRR ha interrotto un trend trentennale di sotto-investimento pubblico: tra il 1995 e il 2020, l’Italia  ha sistematicamente investito meno della media UE in rapporto al PIL. Solo a partire dal 2021 si osserva un’inversione di tendenza. Con la conclusione del Piano, il rischio è un ritorno ai livelli precedenti. La sfida sarà quindi rendere strutturale questa dinamica, evitando un “cliff effect” che comprometterebbe i progressi ottenuti.

8. Le principali sfide strategiche richiedono una scala europea. Nel digitale, l’UE investe circa 121 miliardi di euro l’anno in ICT, contro i  338  miliardi  previsti  dalle  sole  Big  Tech  statunitensi  nel  2025. Dinamiche analoghe si osservano in molti altri comparti strategici, dalle infrastrutture energetiche a quelle per la mobilità. I vari Piani Nazionali hanno agito sulla dimensione interna ai vari Paesi, ma senza sviluppare progetti di natura transfrontaliera. Per il post-PNRR sarà quindi cruciale superare questa frammentazione, che riduce l’efficacia potenziale degli investimenti e limita le economie di scala.

9. Il PNRR ha mobilitato una quota limitata di capitale privato: circa 10,7  miliardi, pari al  5% degli  investimenti  complessivi.  Il confronto con il Piano Juncker evidenzia una significativa differenza di leva  finanziaria: ogni euro  pubblico mobilitava circa 9 euro privati, contro un rapporto di circa 15:1 nel PNRR. Inoltre, il capitale privato è fortemente concentrato: lo 0,1% dei progetti assorbe il 50% delle risorse private, evidenziando la necessità di ricorrere a strumenti più efficaci di coinvolgimento,  quali  partenariati  pubblico-privati,  sistemi  di garanzia e Social Impact Bonds.

10. L’esperienza del PNRR dimostra che la disponibilità di risorse non è sufficiente in assenza di una solida capacità di esecuzione. Le criticità  emerse nella  gestione  dei  dati  (es.  piattaforma  ReGiS),  nei cronoprogrammi  e  nelle  procedure  autorizzative  evidenziano limiti strutturali ancora presenti. In questo contesto, il rafforzamento della governance, della capacità amministrativa e dei sistemi di monitoraggio rappresenterà il  principale  fattore  abilitante per trasformare gli investimenti in crescita duratura.


Materiali scaricabili

Studio - Oltre il PNRR. Priorità strategiche per una nuova stagione di investimenti e riforme per il Paese

Comunicato stampa - PNRR, il bilancio finale: risultati, ritardi e sfide strutturali secondo l'Osservatorio PNRR