06 Settembre 2026
L'Italia ha erogato 299 miliardi di euro di incentivi alle imprese negli ultimi 25 anni, di cui 18,3 miliardi nel 2024, pari allo 0,8% del PIL: circa la metà delle risorse mobilitate dalla Francia e un quarto di quelle della Germania. È quanto emerge dalla ricerca “Sostenere chi crea valore: incentivi alle imprese e semplificazione amministrativa per la competitività”, realizzata dal TEHA Club con il contributo di imprenditrici e imprenditori membri e che è stata presentata da Marcella Panucci nell'ambito del 52° Forum TEHA di Cernobbio.
Lo studio analizza gli incentivi come “what”, la Pubblica Amministrazione come “how” e la competitività del Paese come “outcome”, approfondendo quattro casi studio rappresentativi del sistema italiano: Impresa 4.0, Fondo di Garanzia per le PMI, Transizione 4.0 e Transizione 5.0.
Un elemento chiave che emerge dall'analisi è che l'efficacia degli incentivi dipende dal modo in cui vengono selezionati, progettati e attuati, più che dal loro ammontare complessivo: dall'analisi comparata dei Paesi UE non emerge infatti, a livello aggregato, una correlazione positiva tra quantità di incentivi erogati e crescita della produttività.
Un sistema frammentato e poco selettivo
Il sistema italiano si è sviluppato attraverso una progressiva stratificazione delle misure: solo negli ultimi 10 anni sono stati introdotti oltre 10 nuovi strumenti, e più della metà ha natura trasversale e non selettiva. Nel 2024 il 39% degli incentivi italiani è stato destinato a misure emergenziali e di stabilizzazione economica, mentre i principali benchmark europei concentrano le risorse su energia, innovazione e sviluppo industriale.
Quando gli incentivi vengono invece concentrati su obiettivi industriali precisi, i risultati cambiano: l'analisi dei programmi a sostegno della siderurgia in Germania, Francia e Spagna evidenzia una crescita media annua della produttività superiore di 2,9 punti percentuali e del Valore Aggiunto di 3,1 punti percentuali rispetto a quanto sarebbe avvenuto in assenza degli incentivi.
Il costo nascosto della complessità amministrativa
Ministeri, Regioni, enti locali, agenzie, certificatori e organismi tecnici compongono un ecosistema che aumenta costi, tempi e incertezza per le imprese. Secondo le stime di TEHA, la complessità nell'accesso agli incentivi può generare circa 3,9 miliardi di euro l'anno di costi indiretti per le imprese italiane: nell'ipotesi prudenziale adottata, il 65% delle imprese richiedenti ricorre a consulenti esterni, con un costo medio ponderato di 3.650 euro per pratica. La complessità incide anche sui tempi di realizzazione degli investimenti: in Italia un investimento pubblico richiede mediamente 4 anni e 10 mesi e, per un progetto da 5 milioni di euro, può arrivare fino a 11 anni. Secondo la European Investment Bank, il costo della regolamentazione pesa in media per l'1,8% del fatturato delle imprese e raggiunge il 2,5% per le PMI.
Sei direttrici per riformare il sistema degli incentivi
A partire dal principio che l'obiettivo non è spendere di più ma spendere meglio, la ricerca propone sei direttrici di intervento:
- definire una strategia nazionale degli incentivi attraverso una revisione zero-based delle misure esistenti
- introdurre un protocollo standard che fissi fin dall'avvio obiettivi, beneficiari, KPI e responsabilità
- garantire una stabilità minima di cinque anni alle singole misure, senza modifiche retroattive
- nominare un Incentive Manager con responsabilità end-to-end su ciascuna misura
- realizzare uno Sportello Unico Digitale interoperabile basato sul principio "once only"
- potenziare l'INAPP trasformandolo in un organismo indipendente per la valutazione ex post, con una relazione annuale obbligatoria al Parlamento.
Cinque ambiti strategici e lo scenario di impatto
Attraverso l'analisi di 10 report internazionali e il contributo di 10.000 esperti, TEHA Group ha mappato 65 tecnologie critiche, individuando cinque macrotrend su cui concentrare gli incentivi alle imprese:
- energia e acqua
- intelligenza artificiale e quantum
- biotecnologie e materiali avanzati
- robotica e sistemi autonomi
- difesa, spazio e sicurezza.
Nello scenario elaborato da TEHA, 72 miliardi di euro di incentivi mirati nel decennio 2026-2035, pari a 7,2 miliardi l'anno, potrebbero attivare 109 miliardi di euro di investimenti aggiuntivi in R&S e CAPEX e sostenere, al termine del ciclo di investimento, una crescita strutturale del PIL fino al +1% annuo. La ricerca sottolinea che il pieno dispiegarsi di questi effetti richiede un coordinamento europeo su priorità, risorse e strumenti, per evitare che politiche nazionali frammentate alimentino competizione interna e dispersione delle risorse.