21 Maggio 2026

TEHA Global Innosystem Index 2026: Italia al 31° posto al mondo per capacità di innovazione

L’Italia si conferma tra i principali ecosistemi dell’innovazione a livello internazionale, ma continua a scontare alcuni ritardi strutturali che ne limitano il potenziale di crescita. È quanto emerge dal TEHA Global Innosystem Index 2026, contenuto nell'InnoTech Report che è stato presentato in occasione della 15^ edizione del Technology Forum di TEHA Group (Stresa il 21 e 22 maggio). 

Secondo l’Indice, che analizza la capacità di innovazione di 49 Paesi, l’Italia si posiziona al 31° posto nel ranking globale, mantenendo la stessa posizione registrata nell’edizione 2023. In testa alla classifica si collocano Singapore, Israele e il Regno Unito, mentre Australia e India sono i Paesi che hanno registrato i maggiori progressi negli ultimi anni.


Come TEHA misura la capacità di innovazione di un Paese

Il TEHA Global Innosystem Index valuta gli ecosistemi nazionali attraverso cinque macro-dimensioni:

  1. Capitale umano
  2. Risorse finanziarie a supporto dell’innovazione
  3. Innovatività dell’ecosistema
  4. Attrattività dell’ecosistema
  5. Efficacia dell’ecosistema innovativo.

L’analisi evidenzia un sistema italiano caratterizzato da importanti punti di forza nella ricerca, nell’industria e nella capacità di trasformare la conoscenza in risultati economici, ma ancora frenato da investimenti insufficienti in ricerca e sviluppo e da un deficit di competenze avanzate.




Le eccellenze italiane: ricerca scientifica, brevetti, supercalcolo, esportazioni

Tra gli aspetti più positivi emerge l’efficacia dell’ecosistema innovativo italiano. Con un punteggio di 4,53, l’Italia si colloca al 6° posto mondiale per capacità di trasformare ricerca e innovazione in valore economico, superando economie come Germania, Francia e Cina.

Particolarmente rilevante è anche la performance della ricerca scientifica nazionale. L’Italia si posiziona tra i primi Paesi al mondo per numero di pubblicazioni scientifiche; volume di citazioni accademiche; qualità della produzione scientifica.

Un ulteriore elemento distintivo è rappresentato dalle infrastrutture di calcolo avanzato. Grazie alla presenza di alcuni tra i più potenti sistemi HPC (High Performance Computing), l’Italia è 7^ al mondo per capacità di supercalcolo, una risorsa strategica per applicazioni di intelligenza artificiale, simulazione avanzata e analisi di grandi quantità di dati.

L’Italia continua inoltre a distinguersi per la solidità del proprio sistema manifatturiero e per la competitività delle esportazioni. Il Paese occupa il 6° posto mondiale per saldo commerciale nei servizi di ricerca e sviluppo, un indicatore che misura la capacità di esportare competenze scientifiche e tecnologiche ad alto valore aggiunto. Si tratta di un risultato che testimonia il ruolo crescente dell’Italia nelle catene globali dell’innovazione.

Sul fronte dell’attrattività internazionale, un altro indice di TEHA, il Global Attractiveness Index, già colloca l'Italia al 15° posto mondiale, grazie alla capacità di attrarre investimenti, talenti e attività innovative attraverso infrastrutture, apertura internazionale e qualità del contesto economico.


I limiti dell’ecosistema italiano

  • Capitale umano: nel pilastro dedicato al capitale umano, l’Italia occupa il 33° posto mondiale, lontana dai Paesi leader come Svezia, Danimarca e Corea del Sud.
  • Investimenti in istruzione: l’Italia destina all’educazione il 4,07% del PIL, collocandosi al 37° posto mondiale e registrando livelli significativamente inferiori rispetto ai Paesi che guidano la classifica internazionale.
  • Numero di laureati: solo il 31,58% dei giovani italiani tra i 25 e i 34 anni possiede una laurea, una percentuale che colloca l’Italia al 35° posto mondiale. Il confronto con altri Paesi evidenzia la portata del gap: Corea del Sud: 70,55%; Canada: 68,86%; Regno Unito: 60,32%.
  • STEM e competenze avanzate: i laureati STEM costituiscono il 23,55% del totale dei laureati italiani, una quota inferiore rispetto ai principali competitor internazionali. Anche la presenza di università italiane nei ranking globali e la capacità di attrarre studenti stranieri risultano ancora limitate.
  • Investimenti in innovazione: l’Italia occupa il 30° posto mondiale per risorse finanziarie a supporto dell’innovazione. Gli investimenti privati in ricerca e sviluppo si attestano allo 0,79% del PIL, mentre la spesa complessiva in R&S raggiunge appena l’1,38% del PIL. Gli investimenti in venture capital restano particolarmente contenuti. Questa situazione si riflette anche nella capacità di generare startup innovative ad alto potenziale. Il numero di unicorni tecnologici rimane limitato rispetto ai principali ecosistemi internazionali, segnalando difficoltà nel trasformare l’innovazione in imprese di scala globale.
  • Digital skills e alta tecnologia: l’Italia si posiziona al 42° posto mondiale per numero di sviluppatori software ogni mille abitanti e il 35° posto per quota di esportazioni high-tech. Registra inoltre un saldo commerciale negativo nei prodotti tecnologicamente avanzati, segnale di una persistente dipendenza dall’estero per tecnologie strategiche.


La consulente di TEHA generata dall'AI, DoroTEHA, mostra una copia dell'InnoTech Report 2026


Dieci priorità per rafforzare l’ecosistema italiano dell’innovazione

Alla luce delle evidenze emerse, TEHA ha elaborato dieci proposte strategiche per accelerare la competitività del Paese:

  1. Definire una Politica Tecnologica Nazionale orientata alle tecnologie emergenti.
  2. Istituire Zone d’Innovazione Speciali per favorire la crescita di cluster tecnologici.
  3. Contribuire allo sviluppo del quadro normativo europeo EU.inc.
  4. Adottare una Strategia Nazionale STEM per colmare il divario di competenze.
  5. Diffondere alfabetizzazione digitale e competenze di coding lungo tutto il percorso educativo.
  6. Lanciare un Talent Attraction Package per attrarre ricercatori, imprenditori e professionisti altamente qualificati.
  7. Creare un One-Stop Shop per semplificare autorizzazioni e sperimentazioni innovative.
  8. Rafforzare la collaborazione tra università e imprese e valorizzare la carriera dei ricercatori.
  9. Garantire maggiore stabilità e attrattività agli investimenti privati in R&S.
  10. Potenziare il trasferimento tecnologico per trasformare la ricerca in innovazione industriale.

La sfida dei prossimi anni sarà trasformare le eccellenze italiane in un vantaggio competitivo duraturo, creando un contesto più favorevole alla crescita di talenti, imprese innovative e capitali privati.