17 Giugno 2026

Responsabile
Carlo Cici
Transizione sostenibile: le priorità non negoziabili per continuare a competere

La transizione sostenibile è entrata in una nuova fase. Da risposta alla crisi climatica e insieme di obblighi regolatori, è diventata uno dei principali terreni della competizione economica globale, in cui si misurano la capacità industriale dei Paesi, la resilienza delle filiere, l’autonomia energetica e la credibilità delle imprese nei confronti di cittadini, territori e mercati. È questa la prospettiva al centro del Rapporto Strategico 2026 “Le priorità non negoziabili per il futuro di imprese e transizione sostenibile”, realizzato da TEHA Group in collaborazione con Erion e presentato in occasione del Forum Erion 2026 a Roma.

Lo studio parte da una tesi chiara: un approccio competitivo alla transizione non può limitarsi a chiedere cosa ridurre, semplificare o eliminare. Deve prima individuare ciò a cui imprese e istituzioni non possono più rinunciare se vogliono continuare a competere.  


Una transizione sostenibile nell’“ora dei predatori”

La prima sezione dello studio colloca la transizione sostenibile dentro un contesto internazionale profondamente mutato. La fase attuale viene descritta come l’“era dei predatori”: un tempo in cui assertività geopolitica, competizione tecnologica e ricerca di autonomia strategica riducono lo spazio del multilateralismo e spostano il baricentro delle politiche industriali verso sicurezza, difesa e resilienza. In questo scenario, la sostenibilità non scompare dall’agenda globale. Al contrario, si pone al centro della competizione tra grandi aree economiche. La Cina consolida il proprio posizionamento nelle tecnologie pulite e nell’elettrificazione; gli Stati Uniti rafforzano il proprio interventismo industriale ed energetico; l’Europa si trova nella necessità di difendere il proprio modello, evitando che la transizione si trasformi in un fattore di svantaggio per il sistema produttivo.

Il Rapporto evidenzia un dato centrale: i costi dell’inazione sono ormai superiori a quelli dell’azione. Tra il 1980 e il 2024, gli eventi climatici estremi in Europa hanno causato perdite economiche stimate in circa 822 miliardi di euro. Per l’Italia, in uno scenario di immobilismo climatico, il costo degli eventi estremi potrebbe arrivare a pesare oltre 9,5 punti percentuali di PIL entro il 2035. Aaccelerare la trasformazione potrebbe generare benefici superiori ai costi, con una crescita del PIL superiore all’1,1% già nel 2035 e fino all’8,4% al 2050.  


Il punto di vista delle imprese

La seconda sezione dello studio analizza le priorità non negoziabili delle imprese, a partire dal coinvolgimento di 108 aziende dell’ecosistema Erion, integrate da una Leaders’ Roundtable con 11 leader d’impresa, dal contributo di quattro key opinion leader e analisi di letteratura. Nonostante l’incertezza regolatoria, il 75,5% delle imprese ritiene opportuno mantenere o incrementare i propri impegni in materia di sostenibilità. Inoltre, il 68,6% dichiara di aver rafforzato le proprie politiche ESG negli ultimi tre anni.

Le principali aree di pressione competitiva sono chiare: per oltre l’88% dei rispondenti, il tema più rilevante è l’energia, in termini di efficienza e costo. Seguono l’innovazione tecnologica sostenibile, indicata dall’83% delle aziende, e gli standard ambientali di prodotto, segnalati dall’82%. Complessivamente, circa un’azienda su quattro registra già oggi un’elevata esposizione competitiva legata ai temi di sostenibilità sui mercati globali.

A livello di benefici, le aziende italiane che adottano modelli di economia circolare risultano del 28% più solide da un punto di vista creditizio e quindi più attrattive per gli investimenti privati. Lo studio mette però in evidenza un punto critico: imprese e politica non sono ancora pienamente allineate sulle priorità della transizione. Per misurare questo divario, TEHA Group ha sviluppato lo STAGE Index (Sustainable Transition Alignment between Government & Enterprises), che nel 2026 registra un livello di convergenza pari a circa 51%. Il disallineamento non trova ragione negli obiettivi generali, che risultano ampiamente condivisi, ma piuttosto negli strumenti scelti e nella complessità normativa. Negli ultimi 35 anni, la produzione normativa europea e nazionale si è concentrata soprattutto su decarbonizzazione industriale e competitività energetica, economia circolare e sicurezza delle materie prime, adattamento climatico e innovazione tecnologica sostenibile. Tuttavia, proprio la densità e la frequenza degli interventi regolatori rischiano oggi di ridurre l’efficacia delle politiche, in particolare negli ambiti della resilienza delle supply chain, della decarbonizzazione e dell’economia circolare. Quasi il 60% delle aziende intervistate chiede un ruolo più attivo della politica nel supporto al sistema industriale, attraverso incentivi continuativi, interventi sui costi dell’energia, semplificazione autorizzativa e sostegno alle tecnologie pulite.  


Sei proposte per una transizione competitiva

La terza sezione dello studio presenta sei proposte operative per guidare istituzioni e imprese verso un nuovo approccio alla transizione sostenibile.

  1. incentivare i comportamenti virtuosi e accompagnare i settori più penalizzati, sviluppando schemi di premialità certi e duraturi, meno fondati sulla penalizzazione e più orientati alla trasformazione
  2. sostenere l’innovazione, allocando risorse per accelerare lo sviluppo di soluzioni nuove e competitive negli ambiti strategici, anche attraverso un mercato unico dei capitali e un accesso più semplice ai finanziamenti
  3. concentrare gli investimenti su pochi ambiti ad alto potenziale, dove tecnologie già disponibili possono migliorare al tempo stesso prestazioni ambientali e marginalità
  4. mettere competenze industriali e tecnologiche a disposizione di istituzioni e cittadini, per favorire soluzioni applicabili, efficaci e coerenti con le esigenze delle filiere
  5. aggregarsi per competere. Le dimensioni contano, soprattutto sui mercati internazionali e negli investimenti ad alto impatto. In questa prospettiva, gruppi di imprese e consorzi basati sul principio della Responsabilità Estesa del Produttore possono contribuire a consolidare un vantaggio competitivo
  6. rafforzare i meccanismi di ascolto e dialogo tra imprese, policy maker e società, perché il riallineamento strategico tra decisori istituzionali e sistema produttivo è una condizione per rendere la transizione sostenibile anche competitiva.   

Il nuovo paradigma suggerito da TEHA si incentra sul dare priorità alle soluzioni che consentono di perseguire obiettivi ambientali a lungo termine garantendo al contempo la redditività nel breve attraverso l'innovazione. Sul piano sociale, è importante focalizzarsi sulla riduzione delle dipendenze dalla società e sulla risposta alle aspettative legittime degli stakeholder, al fine di creare il consenso necessario per il successo a lungo termine dell'azienda.


“Il nodo della transizione non è scegliere se andare avanti o tornare indietro. È capire su quali priorità costruire la competitività futura del sistema produttivo UE. Nell’ora dei Predatori, la transizione richiede di essere ripensata. a partire dalle aree non negoziabili per continuare a competere, innovare e generare valore.” Carlo Cici, Partner di The European House - Ambrosetti e Head of Sustainability di TEHA Group


Materiali scaricabili

Studio completo - “Le priorità non negoziabili per il futuro di imprese e transizione sostenibile”

Full study - Non-negotiable priorities for the future of businesses and sustainable transitions

Executive Summary (English)