17 Giugno 2026

Turismo diffuso in Italia: un patrimonio da scoprire, un modello da costruire

Il sistema turistico italiano è tra i più ricchi e attrattivi al mondo. Con 140 milioni di arrivi nel 2024, l'Italia si posiziona al quarto posto nell'Unione Europea per volumi complessivi e al secondo per arrivi internazionali e presenze totali. Eppure, questa forza convive con una contraddizione strutturale: i flussi si concentrano in pochissime destinazioni, lasciando ai margini un patrimonio culturale, storico e naturalistico di straordinaria ampiezza e diffusione territoriale.

Da questa riflessione nasce l'Osservatorio sul Turismo Diffuso in Italia, lo studio d’impatto realizzato da TEHA Group in collaborazione con Airbnb per analizzare se e come il turismo diffuso possa contribuire a redistribuire i flussi sul territorio, generando ricadute economiche e occupazionali misurabili. L'analisi si concentra in particolare sui piccoli Comuni – quelli con meno di 30.000 abitanti – e sui meccanismi attraverso cui una maggiore presenza di ospitalità alternativa può innescare effetti positivi su demografia, reddito, valore immobiliare e fruizione del patrimonio culturale. I risultati mostrano che un modello turistico più distribuito non è solo auspicabile in linea teorica, ma è già in atto, con impatti documentabili sulla vitalità economica e demografica dei territori.  


La concentrazione dei flussi: un problema sistemico

Il primo 20% dei Comuni italiani – appena 984 municipalità – intercetta il 90,4% degli arrivi turistici nazionali. I soli 20 Comuni più visitati, pari allo 0,4% del totale, attraggono il 32% dei turisti del Paese. Questo squilibrio non è privo di conseguenze: da un lato genera fenomeni di overtourism nelle destinazioni più note, con pressioni crescenti su infrastrutture, qualità della vita e sostenibilità urbana; dall'altro esclude dai benefici economici del turismo una parte larghissima del territorio nazionale. A questa concentrazione spaziale si affianca una marcata stagionalità. Il fattore di picco stagionale italiano è pari a 2,17, contro una media europea di 1,97: nel mese di agosto le presenze turistiche sono più che doppie rispetto alla media mensile annua. L'Italia si colloca al 21° posto su 27 Paesi UE per questo indicatore, con valori superiori del 24% rispetto alla Spagna, del 26% rispetto al Portogallo e del 47% rispetto alla Germania.  


I piccoli Comuni: un'Italia che rischia di scomparire, ma piena di bellezze

I Comuni con meno di 30.000 abitanti rappresentano il 96,1% delle municipalità italiane e ospitano oltre la metà della popolazione nazionale: 32 milioni di persone su 59. Tuttavia, questi territori stanno attraversando da tempo una fase di progressiva erosione.

Sul piano demografico, tra il 2019 e il 2024 la popolazione nei Comuni con meno di 5.000 abitanti si è ridotta del 3,5%; il 36% di questi Comuni ha perso oltre il 5% dei propri residenti nello stesso quinquennio. Il deprezzamento immobiliare segue la stessa traiettoria: i prezzi degli immobili residenziali nei piccoli Comuni si attestano in media a 971 €/m², contro 1.545 €/m² nei centri maggiori, con una perdita complessiva di valore dello stock immobiliare di 32 miliardi di euro tra il 2019 e il 2024. Il reddito imponibile medio nei piccoli Comuni è pari a 21.123 euro annui, contro i 23.440 dei centri più grandi.

Un divario che si è mantenuto stabile nel tempo, segnalando l'assenza di dinamiche spontanee di convergenza. Spopolamento, deprezzamento immobiliare, contrazione del reddito e indebolimento del tessuto produttivo si alimentano reciprocamente, configurando un circolo vizioso difficile da interrompere senza leve esterne di attivazione.  

Allo stesso tempo, nei Comuni con meno di 30.000 abitanti è localizzato il 64% dei musei e delle gallerie d'arte, il 67% dei parchi e delle aree archeologiche, il 62% dei monumenti e dei complessi monumentali, il 75% dei ristoranti stellati Michelin e l'80% dei Comuni afferenti ai 61 siti italiani iscritti al Patrimonio UNESCO


Emiliano Briante, Partner e Responsabile dell'Area Business e Policy Impact di TEHA Group, presenta i dati all'evento ospitato da Villa Gregoriana a Roma


Focus Airbnb: gli impatti sui piccoli Comuni italiani

In questo contesto si inserisce Airbnb, che svolge un ruolo di abilitatore degli arrivi turistici e per lo sviluppo del settore nei Comuni più piccoli, attraendo flussi turistici nazionali e internazionali. La crescita degli alloggi disponibili su Airbnb nei piccoli Comuni italiani - aumentati del 221% tra il 2019 e il 2025 nei Comuni con meno di 5.000 abitanti - ha contribuito a rendere accessibili territori che altrimenti sarebbero rimasti esclusi dai circuiti turistici. Oggi Airbnb è presente con almeno un alloggio nel 75% dei piccoli Comuni italiani e rappresenta l'unica offerta ricettiva disponibile nel 31% di essi. Nei Comuni con meno di 5.000 abitanti, questa quota sale al 34,9%.

Lo studio d’impatto condotto da TEHA evidenzia un impatto economico generato dai turisti ospitati da Airbnb nei piccoli Comuni nel 2025 che ammonta a circa 836 milioni di euro, con un moltiplicatore di 2,42. Questo significa che per ogni euro di spesa turistica diretta se ne attivano altri 1,42 nell'economia locale, per un contributo al PIL di 379 milioni di euro e circa 4.600 occupati equivalenti a tempo pieno. Sul piano demografico, una crescita dell'1% dei listing Airbnb nei piccoli Comuni è associata a un incremento della popolazione dello 0,3% nel medio periodo. Nei oltre 5.000 Comuni in cui la dotazione di alloggi è aumentata tra il 2019 e il 2024, questo effetto si è tradotto in un saldo demografico positivo stimato in 34.000 abitanti aggiuntivi. Sul fronte immobiliare, la presenza di Airbnb ha contribuito a rallentare la svalutazione degli immobili residenziali nei piccoli Comuni: il valore preservato grazie alla piattaforma è stimato in circa 27,1 miliardi di euro. Per i proprietari che hanno messo a disposizione il proprio immobile, i ricavi da locazione breve hanno consentito in media un'integrazione del reddito lordo del 28%, in un periodo in cui i salari reali italiani registravano un calo dell'1%. Infine, sul piano dell'accessibilità culturale, Airbnb ha reso fruibili 688 attrattori turistici – pari al 17,3% del totale nazionale – in Comuni dove non esisterebbe altra offerta ricettiva, abilitando nel 2025 un turismo incrementale di 249.000 presenze e 63.000 arrivi, di cui 50.000 dall'estero.   


Una strategia win-win per il Paese

I dati dello studio d’impatto dell'Osservatorio sul Turismo Diffuso in Italia delineano un quadro coerente: il turismo diffuso non è una scommessa sul futuro, ma un fenomeno già in corso, con effetti misurabili su reddito, occupazione, demografia e patrimonio. Orientare maggiori flussi verso i piccoli Comuni significa redistribuire la ricchezza generata dal turismo, alleggerire la pressione sulle destinazioni sovra-frequentate e restituire vitalità a territori che ospitano una buona parte dell'identità culturale italiana.