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Europa

Brexit: suicidio della (Dis)Unione o abile mossa verso la Cina?

Fotografia cruda ma lucidissima tratteggiata da Lucio Caracciolo, Direttore di Limes ed esperto di geopolitica durante il webinar di Ambrosetti Live che si è tenuto lo scorso 7 luglio. Siamo davanti ad un inevitabile ritorno alle chiusure e agli interessi nazionalistici?

Brexit: suicidio della (Dis)Unione o abile mossa verso la Cina?

Migrazioni e Brexit: quale futuro per l’Unione Europea?

Mentre Russia e NATO si rimilitarizzano, il mondo occidentale sembra paralizzato dallo scoperchiamento del vaso di Pandora dei cittadini britannici.

Gli stessi leader inglesi sono in fuga da trattative estenuanti per tenere il piede in due scarpe: autonomia decisionale da un lato e libero accesso al mercato europeo dall’altro, le grandi capitali si contendono i pezzi della City.

L’Italia, schiacciata tra le spinte di chiusura del Brennero e i confini marittimi fuori controllo, diventa il terzo partner europeo e pedina fondamentale per evitare l’innescarsi di una crisi sistemica dell’euro.
La Germania, “pallido centro” di una UE mutilata non può e non vuole governare su dei partner che hanno interessi interni in contrasto.

E’ una fotografia cruda ma lucidissima, quella tratteggiata da Lucio Caracciolo, Direttore di Limes ed esperto di geopolitica durante il webinar di Ambrosetti Live che si è tenuto lo scorso 7 luglio. Siamo davanti ad un inevitabile ritorno alle chiusure e agli interessi nazionalistici?

Forse l’apparente suicidio UK nasconde un’abile mossa verso Est.

Quando pensiamo all’Europa, tendiamo a considerarla “l’ombelico del mondo”, come sottolinea saggiamente Caracciolo. Invece la Gran Bretagna, anche se ha fatto un salto nel vuoto sul breve termine, (forte però del “cuscinetto” Commonwealth e Anglosfera), potrebbe aver messo a segno una mossa che guarda lontano, verso l’Estremo Oriente. [1]
Se è vero, infatti, che l’Eurozona versa in condizioni poco floride, è altrettanto evidente come lo scacchiere internazionale non appaia in condizioni migliori, tanto da meritarsi il triste appellativo di “Caoslandia”.

Caoslandia

Una cartina che presenta Nato e Russia ai ferri corti, i Balcani scossi dai fermenti di insofferenza di Ungheria e Polonia, “rivali storici” del pugno nuovamente duro di Mosca, e perenni conflitti e instabilità nel sud del mondo, che riversano a nord ondate migratorie dalla difficile gestione.

In questo quadro più ampio va inserito, suggeriscono alcuni tasselli apparentemente nascosti, il “colpo di testa” di quel che resta del glorioso impero di Sua Maestà.

In effetti, appare poco realistico fermarsi al voto “di pancia”, identitario e al di fuori del principio di costi-benefici del popolo inglese: gli interessi in gioco potrebbero essere ben più ampi e ancora non del tutto alla luce del sole.

Insomma, attenzione: il Brexit potrebbe non aver esaurito le sue sorprese.

Se il divorzio sarà effettivo, l’Unione Europea perderà di colpo il 4% dell’economia globale e le politiche unilaterali della Merkel sui confini alpini potrebbero strozzare ulteriormente il sogno europeo del libero mercato.

La fine di Schengen

La sospensione, di fatto, di Shengen traccia nuove rotte dei flussi migratori:
dall’asse Turchia-Grecia a Egitto-Libia

E l’Italia?

Spaccata anch’essa a metà tra l’influenza tedesca che si ferma al Po e un Sud, reso da transito a obiettivo delle migrazioni, l’Italia assume un ruolo estremamente strategico.

La sua posizione è resa, da un lato estremamente difficile a causa del pesante debito pubblico e delle crisi bancarie, che la rendono “sorvegliata speciale”, dall’altro improvvisamente favorevole: il destino dell’euro dipende dalle sorti dell’Italia, ben più che da Grecia o Portogallo.

In attesa di scoprire l’esito del voto americano in autunno, e di quello tedesco nel 2017, la sensazione è che il mondo occidentale prenda tempo, col fiato sospeso e le idee confuse sul proprio futuro.

Lucio Caracciolo sarà nuovamente ospite di The European House – Ambrosetti per ulteriori aggiornamenti in ottobre, che si preannunciano ancora più decisivi per trovare il bandolo dell’intricata matassa geopolitica in corso.


Scopri di più sui nostri webinar: visita www.ambrosettilive.com

[1]Due segnali eloquenti sono l’adesione come membro fondatore della Gran Bretagna alla Banca Asiatica di Investimenti nelle Infrastrutture (AIIB) e la scelta di Londra come primo mercato di bond cinesi in yuan al di fuori della madrepatria. http://www.altrenotizie.org/esteri/6706-londra-apre-le-porte-alla-cina.html


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