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IRAN, QUALI SVILUPPI A SEI MESI DALLE ELEZIONI AMERICANE?

L’accordo sul nucleare prometteva di sbloccare l’intero potenziale economico e commerciale dell’Iran ma ad oggi, tale potenziale non si è ancora realizzato. L’export italiano in Iran cresce, tuttavia questa crescita non si accompagna ad una adeguata diversificazione settoriale.

Iran, quali sviluppi a sei mesi dalle elezioni americane?
IL POTENZIALE DELL’IRAN DEVE ANCORA DISPIEGARSI

L’accordo sul nucleare prometteva di sbloccare l’intero potenziale economico e commerciale dell’Iran:

  • Le stime per l’Italia prevedevano un incremento dell’export italiano nel paese di quasi 3 miliardi di euro nel quadriennio 2015-2018, con un export totale di 1,7 miliardi di Euro già nel 2016 (Fonte: SACE, 2016).
  • L’Iran si aspettava un robusto contributo alla crescita economica da parte degli investimenti internazionali (ambizioso obiettivo di crescita: +8% PIL annuo nel periodo 2017-2020).

Ad oggi, tale potenziale non si è ancora realizzato:

  • Il PIL reale Iraniano nel 2017 è previsto in crescita del 4,1% (Fonte: FMI,2017), inferiore al 4,5% del 2016 e lontano dal +8% previsto. L’Iran afferma di aver approvato IDE in entrata per 12 miliardi di Euro (8 nel solo settore del Oil&Gas). Molti di questi sono tuttavia Memorandum of Understandings (MoUs) che ancora devono perfezionarsi.
  • Vincoli legati a sanzioni residue e moral suasion da parte americana, unitamente alla paura del c.d. snap back delle sanzioni, hanno frenato le Banche italiane ed europee dal finanziare grandi progetti di investimento in Iran.
  • Gli operatori sono oggi in attesa degli sviluppi legati alla vittoria di Trump e dei risultati delle imminenti elezioni Presidenziali in Iran.
L’EXPORT ITALIANO IN IRAN CRESCE PIÙ DEI COMPETITORS EUROPEI, MA SOTTO LE ASPETTATIVE E SENZA DIVERSIFICAZIONE SETTORIALE

Considerando il valore delle esportazioni, l’Italia rimane il secondo partner UE dell’Iran. Nel 2016 l’export Italiano verso ha registrato un +28% sul 2015, per un volume di 1,5 mld. € (contro un previsionale di 1,7 mld €). In UE meglio fa solo la Germania, con 2,6 mld. € nel 2016 (+26% vs. 2015).

Tuttavia la crescita dell’export non si accompagna ad una adeguata diversificazione settoriale.

La meccanica strumentale, con oltre 880 mln. € di export nel 2016 pesa per circa il 60% dell’export Italiano in Iran. Seguono le apparecchiature elettriche (7%), Medical devices (4%), plastica (3%) e veicoli (3%).

L’ITALIA È IL SECONDO MERCATO EUROPEO PER L’IRAN GRAZIE AL PESO DELL’OIL&GAS

Il 2016 ha registrato un +225% di import dall’Iran (467 milioni di € nel 2015 contro 1.051 milioni di € nel 2016) grazie allo sblocco delle sanzioni internazionali:

  • L’aumento dell’import è quasi interamente dovuto all’import di prodotti petroliferi, che nel 2016 hanno contribuito per il 67% del totale delle importazioni, contro l’8% dell’anno precedente.
  • Escluso il settore estrattivo (Oil&Gas in particolare), le importazioni dall’Iran sono diminuite del 19,8% sul 2015.
  • Come per l’export, quindi, l’aumento dell’import non è stata accompagnata da un’espansione organica e cross-settoriale del commercio bilaterale.
  • L’Italia è il secondo partner europeo per valore delle importazioni, dietro alla Francia (1.35 miliardi di € dei transalpini contro l’1.05 miliardi registrato dall’Italia nel 2016).

TRE INCOGNITE PROIETTANO OMBRE SUL FUTURO DEI RAPPORTI ITALIA-IRAN

Il neoeletto Presidente Trump mantiene un comportamento ondivago nei confronti dell’Iran. Un esempio è la firma di nuove sanzioni verso 25 persone fisiche e giuridiche in relazioni ai test missilistici condotti dall’Iran a inizio 2017. L’interventismo militare in Siria aggiunge un elemento di complessità ad un panorama geopolitico di difficile lettura.

Le imminenti elezioni in Iran vedono Rouhani come favorito, le maggiori incognite sono relative al raffreddarsi dell’entusiasmo seguito all’accordo sul nucleare e alla morte di un prezioso alleato politico: Hashemi Rafsanjani.

Sul fronte italiano, il dossier Iran si è incagliato anche a causa della situazione politica italiana. Il rischio è che l’Italia e le sue aziende perdano il vantaggio e le posizioni guadagnate in Iran rispetto alla concorrenza internazionale.


Scopri di più:

Summit Italia-Iran




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