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Le Città Metropolitane sono il catalizzatore dello sviluppo dei Paesi nel mondo

Oggi la maggioranza della popolazione mondiale vive all’interno di aree urbane: il sorpasso della popolazione urbana su quella rurale è avvenuto nel 2007, e i processi di inurbamento sono in continua crescita.

Le Città Metropolitane sono il catalizzatore dello sviluppo dei Paesi nel mondo

Oggi la maggioranza della popolazione mondiale vive all’interno di aree urbane

Il sorpasso della popolazione urbana su quella rurale è avvenuto nel 2007, e i processi di inurbamento sono in continua crescita (secondo le stime delle Nazioni Unite, a livello globale la popolazione urbana supererà i 6 miliardi entro il 2045 rispetto ai 3,9 miliardi del 2014).

Start-City_Figura-1_Popolazione urbana ed extraurbanaA crescere non è stata solo la popolazione residente in città, ma anche la dimensione media degli insediamenti urbani. Dai 10 insediamenti abitativi con 10 milioni di abitanti o più nel 1990 (rispetto ai 3 nel 1975), il loro numero è salito a 23 nel 2015 e si prevede che entro il 2030 essi saranno più di 40. Appare quindi chiaro che il 21° secolo sarà il “secolo delle città” e proprio la dimensione urbana dovrà giocare un ruolo centrale di catalizzatore dello sviluppo e di laboratorio per l’individuazione di soluzioni alle principali sfide globali.

Da un lato, le aree metropolitane offrono rilevanti opportunità in termini di crescita economica, attrazione di investimenti e competitività. Le grandi città sono infatti il centro delle attività economiche e degli investimenti globali, concentrano la maggior parte delle innovazioni e della ricchezza e rappresentano snodi cruciali dei flussi di persone, merci, capitali e idee a livello locale, nazionale ed internazionale.

La dimensione metropolitana accelera alcune dinamiche necessarie per lo sviluppo economico e sociale, tra cui:

  • la crescita demografica: la popolazione metropolitana cresce in media 1,5 volte rispetto al tasso medio nazionale;
  • la produttività: secondo l’OCSE, al raddoppiare della popolazione di un’area urbana i livelli di produttività crescono tra il 2% e il 5%;
  • la crescita economica: i centri urbani generano circa l’80% del PIL globale e costituiscono i principali poli di innovazione e sviluppo tecnologico;
  • l’occupazione: le aree metropolitane raccolgono la maggior parte dell’occupazione a livello nazionale; nei 22 Paesi OCSE, tra il 2000 e il 2012, il 56% dei posti di lavoro si è concentrato in 232 aree metropolitane.
In virtù della propria “massa critica” e del ruolo di propulsore economico-sociale, le aree metropolitane sono anche gli ambiti in cui emergono molte delle principali sfide del nostro tempo e in cui vengono elaborate soluzioni per gestirle e sviluppati nuovi modelli di servizio per i cittadini.

Alcuni dei temi prioritari legati al fenomeno dell’urbanizzazione

  • Start-City_Figura-2_Incidenza OccupazioneLa riduzione dell’inquinamento: ― secondo le stime delle Nazioni Unite, le aree metropolitane sono responsabili per il 67% del consumo globale di energia e per oltre il 70% delle emissioni di gas ad effetto serra.
  • L’adozione di un approccio sostenibile allo sviluppo, con la riduzione della cementificazione e la gestione dell’urban sprawl. Una governance metropolitana può consentire, tra le diverse azioni, una pianificazione integrata di area vasta, lo sviluppo policentrico delle funzioni, una organizzazione coordinata dei servizi (gestione delle acque, rifiuti, ecc.), una rete di mobilità che minimizzi le esternalità negative del trasporto, l’attribuzione di nuove destinazioni a spazi non utilizzati, un controllo dinamico dell’utilizzo del suolo e standard ambientali più stringenti e uniformi.
  • La gestione delle sfide legate all’invecchiamento della società: nei grandi poli urbani risiede l’80% della popolazione anziana e si stima che, a livello globale, il numero di persone con più di 60 anni passerà da 841 milioni a oltre 2 miliardi nel 2050 (il 22% della popolazione mondiale, il doppio rispetto al 2006); le amministrazioni saranno quindi chiamate ad attuare politiche per rendere il contesto urbano maggiormente “age-friendly”, sfruttando le opportunità derivanti dalle nuove applicazioni tecnologiche, dalla progettazione di nuovi business model per i servizi e dalla riqualificazione del patrimonio urbano ed edilizio.
  • La valorizzazione della multiculturalità e della diversità e il superamento di logiche di esclusione e segregazione, anche attraverso l’edilizia sociale e la rigenerazione e rifunzionalizzazione degli spazi urbani.
In questo senso, il terzo settore – che in Europa occupa 14 milioni di persone e rappresenta il 10% delle imprese – e l’imprenditoria sociale possono contribuire a rispondere a queste sfide e a sviluppare progettualità e soluzioni orientate ad uno sviluppo urbano armonico, equo ed inclusivo, che possa generare valore e di aumentare la resilienza stessa dell’area metropolitana.

La dimensione metropolitana rappresenta anche l’ambito ottimale per sperimentare e implementare soluzioni innovative di sviluppo economico. L’economia circolare, in particolare, ripensando il circuito “lineare” di “approvvigionamento – produzione – vendita – consumo – rifiuto”, può consentire alle Città Metropolitane di slegare lo sviluppo dal consumo delle risorse naturali esauribili, favorire la ricostituzione del capitale naturale dal quale l’attività umana dipende ed evitare la distruzione di valore insita nel modello economico attuale.


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