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Il modello per sviluppare
le Città Metropolitane

Ogni sistema territoriale è chiamato ad essere “intelligente”, flessibile e veloce, tanto nelle sue scelte strategiche, quanto nella sua “infrastruttura” operativa. Sono quindi necessarie strategie competitive e soluzioni che garantiscano una continuità d’azione oltre i mandati politico-istituzionali di governo del territorio.

Il modello per sviluppare le Città Metropolitane

Lo sviluppo di un territorio – secondo una chiave di lettura prettamente economico-produttiva – riguarda due macro-ordini di obiettivi:

  • favorire la crescita delle attività già presenti sul territorio;
  • attrarre investimenti e risorse dall’esterno, agendo così da volano per nuove iniziative.

Ogni sistema territoriale è chiamato ad essere “intelligente”, flessibile e veloce, tanto nelle sue scelte strategiche, quanto nella sua “infrastruttura” operativa. Sono quindi necessarie strategie competitive e soluzioni che garantiscano una continuità d’azione oltre i mandati politico-istituzionali di governo del territorio.

Start-City_Figura-1_Modello concettuale sviluppo Città Metropolitane

Lo sviluppo sostenibile di qualsiasi territorio si fonda, da un lato, su un livello “tattico”, inteso come l’insieme di elementi facilmente imitabili dai concorrenti e, dall’altro, su un livello “strategico”.

In questo senso, il modello messo a punto dal progetto Start City per lo sviluppo territoriale delle Città Metropolitane si fonda su alcuni pilastri fondamentali.

  1. La Missione riguarda la formalizzazione della “ragion d’essere” del territorio e della sua organizzazione secondo un determinato assetto. Si tratta dell’enucleazione delle caratteristiche e specificità fondanti del territorio (tipicità e vocazioni storico-culturali) e del modello di sviluppo che questo vuole promuovere rispetto al contesto esterno di riferimento. La Missione – chiara, formalizzata e rappresentativa del valore apportabile ai cittadini e alle imprese – diventa uno strumento di accreditamento della nuova istituzione metropolitana, anche per convogliare un’immagine differenziante rispetto alle ex-Province.
  2. La Visione di medio-lungo periodo indica il percorso da intraprendere e il futuro orientamento del territorio in termini di indirizzi strategici di sviluppo, settori economici e ambiti di focalizzazione. La Visione è quindi la rappresentazione di sintesi di ciò che un territorio intende diventare in un periodo definito ed include un elemento di “sogno” in grado di ispirare e generare consenso e commitment tra tutti gli stakeholder del territorio. Deve essere differenziante, inclusiva e deve fornire un indirizzo economico-operativo della direzione in cui andare.
  3. Alla Visione devono essere associati degli obiettivi strategici. Gli obiettivi devono essere: pochi, chiari e facilmente misurabili; progressivi e coerenti tra loro; orientati allo sforzo strategico condiviso; monitorati nel tempo (al fine di valutare lo stato di avanzamento, misurare i progressi e/o implementare eventuali azioni correttive); rispondenti a principi di accountability (definizione di responsabilità e ruoli).
  4. La Visione deve fare leva sulle competenze territoriali, ovvero su una specifica abilità del territorio in attività quali industria, servizi, educazione, ricerca, ecc.: le competenze si distinguono dai patrimoni (o asset) territoriali e diventano “distintive” quando sono ad un livello complessivo (per qualità e intensità) superiore a quello dei territori concorrenti. In tale logica, un territorio ha un numero limitato di competenze distintive (tipicamente non superiore a quattro/cinque).

Affinché le Città Metropolitane italiane possano presidiare lo sviluppo è fondamentale che affrontino, in modo efficiente, quattro ambiti chiave:

  1. Pianificazione territoriale, che deve essere gestita secondo una logica unitaria e deve puntare ad essere coerente con la visione di sviluppo e gli obiettivi di crescita, di gestione dello sprawl urbano e del raccordo tra centro e “periferia”.
  2. Riqualificazione urbana, basata sul riutilizzo/ri-funzionalizzazione del patrimonio esistente, sulla sperimentazione di soluzioni di social housing, sulla creazione di landmark in chiave economica e sull’incremento della connettività dal punto di vista fisico e immateriale (attribuendo così “centralità” alla qualità del luogo).
  3. Sostegno all’innovazione: per favorire lo sviluppo di know-how, l’attrazione di talenti e l’insediamento di siti produttivi specializzati nell’area metropolitana, la città deve sviluppare un “ecosistema” integrato di innovazione, insediare poli di eccellenza a livello internazionale e favorire la creazione di filiere integrate sul territorio.
  4. Mobilità e trasporto pubblico: anche alla luce delle esperienze nazionali e delle best practice internazionali, la gestione dei servizi di mobilità nelle aree metropolitane dovrebbe ispirarsi ai principi guida di “smartness” (mobilità “intelligente”), di integrazione su scala metropolitana (anche con soluzioni intermodali) e di sostenibilità (soluzioni di “mobilità dolce”, con basso impatto ambientale, ecc.).

I pilastri fondanti del modello di sviluppo territoriale sopra illustrati necessitano di elementi di processo per l’attuazione di una strategia di successo.

L’aggregazione degli stakeholder deve gravitare intorno ad un piano delle azioni che risponda ad alcuni criteri imprescindibili della programmazione strategica (definizione di priorità, e obiettivi strategici; suddivisione delle azioni in tre dimensioni – economica, sociale e urbanistico-territoriale – declinando progettualità e iniziative secondo queste tre macro-aree; definizione di obiettivi misurabili ed estremamente pratici).

La costituzione delle Città Metropolitane, alla pari di altri processi di riforma delle amministrazioni locali, solleva diverse tematiche relative alla governance territoriale. Le Città Metropolitane – in quanto enti di secondo grado – si trovano oggi a dover gestire le relazioni con diverse quindi dalla capacità di garantire un dialogo costruttivo con le diverse forme di governo e dalle modalità di presidio delle relazioni con tre tipologie di soggetti:

  • I cittadini, le imprese e la società civile in senso lato (dall’università ai centri di ricerca, dal sistema associativo alle organizzazioni non-profit e alle altre istituzioni non direttamente coinvolte nella governance del territorio). Nelle esperienze estere analizzate, il coinvolgimento del sistema produttivo e dell’associazionismo viene spesso affrontato attraverso piattaforme multi-stakeholder di lavoro o associazioni no-profit finalizzate a fare emergere i bisogni e le istanze, recepire strategie e indirizzi delle imprese e dei cittadini.
  • Le istituzioni pubbliche per l’amministrazione del territorio, ed in particolare gli enti sovra-ordinati (Regioni) e sotto-ordinati (Comuni). Su questo livello, i modelli cooperativi adottati nel mondo spaziano da patti informali tra Comuni dell’area che coordinano la propria azione intorno ad obiettivi e strategie di carattere territoriale, alla istituzionalizzazione di organismi di governance fino a collaborazioni ad hoc per specifici progetti o legati a tematiche/eventi di rilevanza strategica per l’area o per il sistema-Paese.
  • Le altre Città Metropolitane limitrofe e le aree non-metropolitane. Nel mondo, le relazioni con queste ultime si sostanziano nella creazione di schemi collaborativi (spesso supportati da una governance flessibile), nella condivisione di asset territoriali, infrastrutture, competenze e know-how, o di progettualità di grande impatto economico, sociale o culturale.

Per far sì che il progetto nazionale delle Città Metropolitane non rimanga sulla carta o abbia una realizzazione soltanto parziale – compromettendo così il risultato finale in termini di benefici economici, ricadute positive e solidità di governance e pianificazione strategica – occorre infine prevedere ed attivare alcuni “fattori acceleratori” che ne sostengano la fase di implementazione, tra cui: la costruzione di una forte identità metropolitana, la creazione di elementi simbolici e landmark metropolitani, in cui tutti i cittadini dell’area metropolitana possano identificarsi, e l’avvio di progetti bandiera.

Tali progetti (grandi eventi o interventi funzionali, anche molto operativi) possono produrre benefici tangibili per i cittadini e le imprese e contribuiscono ad accrescere la consapevolezza e l’immagine della dimensione metropolitana.

Start-City_Figura-2_Le leve per la strategia di sviluppo della Città Metropolitana

Per avere successo tale processo dovrà tuttavia essere ispirato dalla velocità di realizzazione (intesa come capacità di attuare le strategie di sviluppo in tempi definiti, rispettando le scadenze prefissate e in un arco temporale quanto più breve possibile) e dalla continuità di azione nel lungo periodo, superando l’orizzonte dei mandati delle singole amministrazioni, e rispondendo così alle vocazioni e ai bisogni del territorio metropolitano e dei suoi stakeholder (che si dispiegano su una dimensione di medio-lungo termine).


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