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Vendiamo "cara" la pelle?
Spesso la dimensione conta

L’accessorio in pelle traina la crescita del fashion-lusso. I brand più famosi ottengono risultati economico-finanziari eccellenti; anche le concerie italiane, che mettono a disposizione il materiale “di valore”, hanno risultati positivi, ma meno brillanti dei loro clienti. Questo è dovuto, in parte, ad un problema di dimensione.

Vendiamo “cara” la pelle? Spesso la dimensione conta

L’accessorio in pelle traina la crescita del fashion-lusso

Articolo di Cecilia Maria Castelli e Filippo Peschiera

Le aziende che producono pellami destinati al fashion alto di gamma rappresentano un comparto caratteristico del manifatturiero italiano, noto in tutto il mondo per l’eccellenza qualitativa, l’innovazione stilistica, l’attenzione alla sostenibilità.

Si tratta di un settore in salute che cresce in modo eccellente: i ricavi sono cresciuti con tasso medio ponderato del 9% sugli ultimi 5 anni disponibili.

Report Concerie_Fig. 1-Crescita del fatturato

Report Concerie_Fig. 2-Risultato OperativoAnche i profitti sono cresciuti, per un valore complessivo di 54M€ in 5 anni sul campione analizzato, corrispondente ad un +71% in 5 anni, a fronte di un costo del venduto che cresce più lentamente: questo rivela un settore che, superando la crisi del 2008-2009, è stato capace di fare efficienza.

Si tratta, come tipico di tanti comparti manifatturieri italiani, di un settore molto polverizzato in cui si contano pochi grandi gruppi accanto a numerosissime aziende di media o piccola dimensione, spesso specializzate su una particolare tipologia di materiale o di finitura.

Report Concerie_Fig. 3-FatturatoReport Concerie_Fig. 4-Risultato OperativoSegmentando per dimensione il campione analizzato (7 aziende di grandi dimensioni con fatturato superiore a 100 M€, 18 aziende di medie dimensioni con fatturato compreso tra 30 e 100 M€, 26 aziende piccole con fatturato inferiore ai 30 M€), si vede che la crescita percentuale del fatturato registrata negli ultimi anni è di fatto omogenea su tutto il campione. Al contrario, sul fronte dei profitti, le aziende di maggiori dimensioni raddoppiano il risultato nell’arco di 5 anni; sono meno brillanti le aziende medie e piccole, appesantite da un costo del venduto che cresce dell’89% in 5 anni.

 

Report Concerie_Fig. 5-ROS

 

Complessivamente il risultato percentuale sui ricavi è più che soddisfacente: si attesta intorno al 5%, con una tendenza crescente sul periodo osservato e un leggero rallentamento tra il 2013 e il 2014.

 

Report Concerie_Fig. 6-Personal luxury goods marketTale rallentamento rispecchia l’andamento del comparto a valle, il settore pelletteria, calzature e accessori alto di gamma. Il mercato dei “personal luxury goods” (che include l’abbigliamento oltre a pelletteria, calzature e accessori), infatti, dopo anni di forte crescita, sembra rallentare a partire dal 2012; e anche il mondo leather goods & accessories, pur rivelandosi la componente più promettente di questo mercato, si sta assestando su un valore costante.

Qui il mercato è dominato dai grandi gruppi multibrand, che non si fermano nella loro strategia di acquisizione di nuovi marchi (e spesso fanno “shopping” a monte: non sono rari i casi di concerie acquisite o entrate nell’orbita dei marchi clienti). Si tratta di gruppi il cui azionariato chiede crescite a doppia cifra, cosa che – soprattutto in un momento di rallentamento dei ricavi, genera un’enorme pressione sulla riduzione dei costi, che si riversa sulla parte a monte della filiera.

Report Concerie_Fig. 7-Risultato Operativo-FatturatoIl risultato è che i clienti delle concerie producono un ebit percentuale anche superiore al 20%.

Tra i fattori che favoriscono la differenza di risultato tra le concerie e i loro clienti c’è sicuramente il diverso livello di aggregazione: concerie di piccole dimensioni (raramente fatturano più di 100 M€) si confrontano con i buyer di gruppi enormi (il gruppo LVMH supera i 30 B€; sul fronte cliente, i piccoli sono comunque sopra i 200 M€ di fatturato annuo).

Il tema delle aggregazioni emerge come un possibile elemento per ridurre il differenziale di risultati: non solo, guardando i clienti delle concerie, si vede come i grandi conglomerati ottengono risultati migliori rispetto ai concorrenti; la ricerca “Finanza per la Crescita nuove proposte far affluire risorse alle imprese” presentata in occasione della 27° edizione del Workshop “Lo Scenario dell’Economia e della Finanza”, svolta in collaborazione con il Ministero dell’Economia e delle Finanze, mostra come sia conveniente per le aziende italiane diventare un po’ più grandi.

Le aziende più grandi (cresciute organicamente o per acquisizione) mostrano performance migliori; non tanto perché la dimensione in sé sia un vantaggio, ma perché permette di offrire una gamma più ampia, di ampliare la rete dei clienti, investire in sviluppo o in iniziative con impatto positivo (es: la sostenibilità).

E’ utile iniziare a pensare dei percorsi di aggregazione, per perseguire performance migliori. Ma anche per diventare aziende più strutturate e quindi diventare i “preferiti” dai clienti: un fornitore “grande” può diventare anche una garanzia, sia sul fronte prodotto (in termini di qualità e varietà) che sul fronte servizio, quindi un vero e proprio partner per i fashion brand che oggi vogliono concentrare di più i loro sforzi sul fronte distribuzione.

Le concerie che hanno partecipato all’evento del 12 aprile 2016 “Vendiamo “cara” la pelle” concordano con questa prospettiva: si tratta ora di identificare le strade più adeguate, il punto di arrivo (soggetti che cubino un fatturato di 150-200 M€) e gli obiettivi intermedi. I tempi sono più che maturi per creare aziende grandi.


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