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Ambrosetti Club Economic Indicator

Brexit: shock o opportunità?

Valutare l’effetto Brexit sull’onda dell’emotività e delle prime reazioni dei mercati rischia di portare a conclusioni affrettate, soprattutto a fronte dell’esplosione di volatilità e degli eccessi nei giudizi, quasi sempre guidati da irrazionalità.

Brexit: shock o opportunità?

Il sondaggio su 350 tra imprenditori e manager conferma che si possono ottenere anche vantaggi dal voto inglese

Torna interessante (e per certi versi simpatica) una storica frase di Benjamin Graham, inglese, economista, che scrisse nel 1949 “The Intelligent Investor”. Il libro fu considerato uno delle pietre miliari di riferimento per gli investimenti e per l’approccio value investing e Warren Buffett lo definì il miglior libro sugli investimenti mai scritto.

La frase fu “In the short run, market is a voting machine and sometimes people vote very unintelligently. In the long run, market is a weighing machine and the weight of business and how it does is what affects values over time”. Senza commentare oltre ci sembra particolarmente adatta alla situazione attuale.

Guardiamo per un attimo alle prospettive di periodo (6 mesi) dal lato del business e dell’operatività quotidiana delle imprese, e poi torniamo all’attualità e ai possibili impatti della Brexit.

Sul lato business segnali più rassicuranti arrivano dagli indicatori del Club di The European House – Ambrosetti di sentiment che hanno l’obiettivo di prevedere i cambiamenti economici in atto, le tendenze future e il loro impatto sul sistema sociale e sugli investimenti delle imprese. È vero che una parte delle nostre rilevazioni è stata realizzata prima della Brexit, ma anche le rilevazioni successive non hanno evidenziato drastici cambiamenti in senso negativo. Le minacce maggiori sono legate al disgregamento del progetto politico e alla stabilità dell’Unione Europea e dell’Area Euro. Vien da sé che una disgregazione del progetto europeo porterebbe con sé inevitabili, e devastanti, impatti economici e sociali.

Gli indicatori del Club Ambrosetti sono elaborati sulla base di una survey realizzata su oltre 350 imprenditori, amministratori delegati e rappresentanti dei vertici aziendali delle più importanti società italiane e multinazionali che operano in Italia.

Dal quotidiano confronto e da survey realizzate ad hoc otteniamo informazioni sulla visione della nostra business community sull’andamento economico a 360 gradi, sugli investimenti in programma, sull’andamento delle vendite, sui nuovi ordinativi e sull’evoluzione dei mercati di sbocco dei prodotti e servizi.

Gli indicatori vanno letti nel modo seguente: valori sopra lo zero indicano un sentiment positivo che prevede una espansione dell’attività economica, viceversa valori sotto lo zero indicano un sentiment negativo che prevede una contrazione dell’attività economica.


Situazione economica italiana

L’indicatore di sentiment sulla situazione attuale dell’economia in Italia si attesta a 24,7 punti, valore quasi identico al 24,6 dello scorso marzo. Nonostante le numerose incertezze del secondo trimestre dell’anno, che hanno portato alcune istituzioni a correggere al ribasso la crescita prevista, il sentiment è che l’economia non sia peggiorata rispetto al primo trimestre. I fondamentali rimangono positivi, con crescite contenute, ma di segno più.

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Prospettive economiche a 6 mesi

Anche le stime per fine 2016, evidenziano una situazione di leggero miglioramento, rispetto alla situazione attuale. L’indicatore sulle prospettive economiche segna un valore leggermente positivo e pari a +3,4, invertendo il segno negativo del primo trimestre. Il dato sulle aspettative che vira in positivo, seppur di poco, è un segnale incoraggiante, in quanto la valutazione è realizzata partendo dalla situazione attuale dell’economia, non brillante, ma neanche recessiva.

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Previsioni sull’occupazione a 6 mesi

Sul fronte dell’occupazione, l’indicatore torna con maggior forza in territorio positivo e segna il terzo miglior risultato dall’inizio delle elaborazioni, attestandosi a 8,9 punti e segnando la sesta rilevazione consecutiva in territorio positivo.

Erwin Rauhe, Vice Presidente di Basf Italia e membro del Club The European House – Ambrosettimbrosetti, inizia a sentire concretamente gli effetti positivi del Jobs Act sulla riduzione del costo del lavoro, che rappresenta una delle principali valvole di correzione rispetto all’andamento dei mercati, a fronte della sua incidenza sui costi totali.

A tal proposito, Eurostat ha certificato come il costo del lavoro in Italia sia calato dello 0,8% nel 2015, unico Paese della zona Euro e dell’Unione Europea, dove è aumentato rispettivamente dell’1,3% e dell’1,9%. Anche il tasso di posti vacanti registra in Italia una discesa, rispetto ad un aumento a livello europeo.

Il miglioramento delle condizioni del mercato del lavoro sembra proseguire anche dopo la riduzione della decontribuzione alle assunzioni decisa dal Governo. Nei prossimi mesi capiremo se la positività diventerà strutturale.

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Previsioni sugli investimenti a 6 mesi

Anche sul fronte degli investimenti emergono segnali positivi: l’indicatore si attesta a 23,3, ai livelli più alti segnati nel 2015 e in forte aumento rispetto a 15,6 dell’ultima rilevazione di marzo.

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I risultati dell’Ambrosetti Club Economic Indicator, in sintesi, confermano una positività di fondo sull’economia, sull’occupazione e sugli investimenti. Questi risultati venivano da rilevazioni precedenti che mostravano già segnali positivi, quindi viaggiavamo già col “vento in poppa”.

Rimaniamo lontani dai massimi segnati nel 2015, ma la business community italiana non è pessimista sul futuro.

Erwin Rauhe evidenzia come ormai ci si è abituati a lavorare nell’incertezza del quadro macro-economico e geo-politico. Il mercato afferma sta “strutturalmente andando bene” e BASF continua a investire in Italia come dimostrano le ultime recenti acquisizioni, tra cui una azienda di 80 persone.

Le spinte deflazionistiche si sono affievolite e entro la fine dell’anno si dovrebbero registrare prezzi industriali in leggera crescita, sia per l’andamento del prezzo del petrolio, ma anche per una saturazione delle capacità produttive.

Javier Hernández Sinde, Presidente di Gas Natural Italia e membro del Club The European House – Ambrosettimbrosetti, non vede particolari effetti della Brexit sul business in Italia. L’incertezza principale sul futuro è legata al cambio di regolamentazione che avverrà il prossimo anno sulla parte del mercato dove le tariffe sono regolate e decise dall’Autorità per l’energia elettrica e il gas. Dalla definizione delle tariffe dipenderà la redditività degli investimenti e ciò impatterà sulle possibilità di ulteriori investimenti nel settore. L’autorità italiana su questi temi ha un dialogo costruttivo con gli operatori e stabilisce tempistiche certe. Chiaro è che prima si sanno le regole, prima gli investimenti possono essere realizzati. Per il settore, inoltre, l’andamento complessivo per la parte di vendita è legato ai consumi nazionali che non dovrebbero ridursi quest’anno.

In accordo con questo quadro, pensiamo che la Brexit, oltre a uno shock negativo esterno con rischi per la nostra economia, possa rappresentare anche un’opportunità per l’Italia, dal punto di vista economico.

Lo shock nel breve periodo potrebbe avere delle ricadute sull’economia reale significative, rallentando la crescita economica dell’Europa e dell’Italia che, più di altri Paesi, presenta fragilità per l’alto debito pubblico, ma i risultati delle nostre analisi e il sentiment della business community italiana sembrano scongiurare il pericolo di una recessione.

Ci sono alcuni motivi che sostanziano questa prospettiva.

I tassi sul debito a dieci anni sono rimasti sostanzialmente stabili. Due giorni dopo la Brexit il decennale italiano è all’1,44%, una settimana dopo si è assestato all’1,22%, ai minimi storici. Lo spread che si era leggermente alzato fino a 160 in corrispondenza della Brexit, si è poi attestato velocemente in area 140. La fiammata è legata più alla discesa dei rendimenti dei Bund che per una sfiducia sul debito italiano. Il Bund decennale, considerato porto sicuro, è sceso fino a -0,2% ed essendo lo spread il differenziale tra i due tassi del debito a dieci anni, la riduzione di quello tedesco ha comportato da solo un aumento dello spread. In breve, anche grazie allo straordinario lavoro di Mario Draghi alla BCE, la Brexit non ha riattivato preoccupazioni sul debiti sovrani. L’Italia continua a finanziarsi a tassi straordinariamente bassi e negativi fino a 5 anni (in questi casi è bene ricordarlo, il mercato paga l’Italia per prestargli il denaro, cioè l’Italia restituirà tra 5 anni meno risorse di quante ne prende a prestito dal mercato).


Conclusioni

Pensiamo siano eccessive le preoccupazioni sul sistema bancario italiano che, inoltre, è in piena trasformazione. È tutto il sistema bancario europeo in sofferenza e lo dimostrano le performance di borsa delle principali banche straniere che da inizio anno registrano andamenti compresi tra il -30% e il -50%. Anche la sensazione che l’Italia soffra di più degli altri è dovuta al maggior peso del comparto finanziario nel nostro indice rispetto ad altre Borse.

La nostra esposizione commerciale nei confronti del Regno Unito è importante, ma di gran lunga inferiore a quella di Germania e Francia e di Paesi del Nord Europa come Olanda e Belgio. L’Italia esporta nel Regno Unito circa 27 miliardi di dollari, un quarto della Germania che esporta in UK quasi 100 miliardi di dollari. Ancora maggiore è il differenziale in termini di surplus commerciale: l’Italia genera 12 miliardi di dollari di attivo commerciale verso UK, contro i 50 miliardi di dollari della Germania.

Da questi dati capiamo anche il comportamento più prudenziale del Governo tedesco che, contrariamente alla linea tenuta l’anno scorso con la Grecia, ha da subito adottato un atteggiamento più amichevole e paziente. Anche Francia (40 miliardi di dollari), Olanda (55 miliardi di dollari) e Belgio (34 miliardi di dollari) esportano in UK più dell’Italia.

Ultimo punto è che da 5 anni l’Italia, con i fatti, ha riconquistato affidabilità e credibilità europea e internazionale. Il nostro ruolo emerge, non solo di fronte al collasso politico, ma anche a fronte delle debolezze della Francia, e dell’impasse politica spagnola che dopo 2 elezioni in 6 mesi sembra abbia nuovamente difficoltà a formare un Governo.

Sulla ritrovata credibilità internazionale riteniamo si debba partire per rilanciare appieno il ruolo dell’Italia come uno dei Paesi guida del Continente. È necessario attivare da subito azioni di policy per candidare il nostro Paese e la città di Milano come sede di due autorità europee oggi basate a Londra che dovranno essere trasferite: l’European Banking Authority (EBA) e l’European Medicines Agency (EMA), tra l’altro quest’ultima è guidata da un italiano, il bravo Guido Rasi.

Con riferimento all’EBA la concorrenza di Francoforte e Parigi è spuntata dal fatto che ospitano già rispettivamente la BCE e l’ESMA (European Securities and Markets Authority). Se guardiamo all’EMA, in Lombardia è presente una delle più importanti filiere della sanità e della farmaceutica in Europa, con specializzazioni su applicazioni mediche e ricerche biotecnologiche.

L’Italia deve anche porsi nelle condizioni per attirare tutte le aziende cinesi che, fino a ieri, hanno utilizzato il Regno Unito come porta per l’Europa, o meglio come porta per il mercato unico europeo, tramite la creazione di package di attrattività e incentivi.

Ci sono tutte le possibilità per pensare a agire da grande Paese, sapendo che la risposta oltre che economica, questa volta dovrà essere anche politica.




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