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AMBROSETTI CLUB ECONOMIC INDICATOR

Crescita migliore del previsto, ma se vogliamo crescere in competitività dobbiamo correre più degli altri, non più di ieri

Miglioriamo e cresciamo più di ieri. Questo è un fatto positivo. Ma dal confronto con gli altri Paesi europei rimaniamo indietro e crescere meno degli altri significa continuare a perdere posizioni, anche in un contesto di crescita.

Crescita migliore del previsto, ma se vogliamo crescere in competitività dobbiamo correre più degli altri, non più di ieri

La crescita si sta rafforzando

Si vede e si percepisce tra differenti settori economici e aree del Paese da Nord a Sud. Ma sempre ad una velocità inferiore rispetto agli altri Paesi dell’Eurozona. Nel secondo trimestre del 2017 nell’Eurozona il PIL è cresciuto dello 0,6% rispetto al primo trimestre 2017, mentre in Italia è cresciuto solo dello 0,4%. Rispetto al secondo trimestre del 2016, invece, in Eurozona il PIL è cresciuto del 2,2%, contro l’1,5% dell’Italia.

L’aumento dell’attività economica è un fatto positivo, ma se vogliamo salire dobbiamo correre più degli altri, non più di ieri. E noi, oggi, corriamo più lentamente degli altri. I motivi per cui ciò succeda, da anni, sono vari e differenziati. I principali sono la bassa produttività, il peso eccessivo della burocrazia, la limitata apertura alla concorrenza nelle professioni e nei servizi pubblici, l’elevata pressione fiscale, la bassa efficienza del sistema giudiziario e la presenza elevata di Piccole e Medie Imprese che, mediamente, presentano capacità di investimento in Ricerca e Sviluppo minori rispetto alle grandi imprese.

Per crescere più degli altri, o come gli altri, è essenziale affrontare questi nodi. Alcuni interventi dei Governi negli ultimi anni sono andati in questa direzione, ma non si è percepito un vero e proprio cambio di passo. E molti nodi non sono stati affrontati.

Come indicano anche le recenti newsletter del Ministero dell’Economia e delle Finanze, il sentiero su cui ci troviamo è stretto. Un aggiustamento fiscale è necessario e urgente per un Paese con un debito tra i più alti al mondo che, ricordiamoci, ci espone a shock esterni rendendoci deboli alla congiuntura estera. Aggiustamento fiscale che significa essenzialmente: taglio di spesa o aumento fiscale, o tutte e due. Ciò comporta, a parità di altre condizioni esterne, una riduzione della crescita, almeno nel breve periodo. Ed è quello che non bisogna fare, in un momento in cui la ripresa prende vigore come mai era accaduto negli ultimi anni.

Al contrario dobbiamo favorire la ripresa in atto per consentire che i suoi effetti si propaghino in tutto il Paese e nel più alto numero possibile di settori economici. Abbattere il debito, consolidando il bilancio e non ostacolando la crescita, è la grande sfida che il Governo avrà di fronte nei prossimi mesi.

Nel “sentiero stretto” in cui ci troviamo, siamo stati in grado di ottenere dei risultati positivi, seppure contenuti e sempre inferiori a quasi tutti i Paesi europei.

Eurostat ha certificato che il debito pubblico italiano è sceso dello 0,1% e si è attestato al 134,7% del PIL nel primo trimestre 2017, dal 134,8% del primo trimestre del 2016. Piccolo miglioramento e buon segnale, ma anche su questo indicatore molto importante per noi la velocità di miglioramento è tra le più basse in Europa. La Germania nello stesso periodo ha ridotto il rapporto debito PIL di 4 punti percentuali (da 70,9% a 66,9%), la Spagna di 0,8 punti (101,2% a 100,4%) la Grecia di 0,3 punti (176,4% a 176,1%), l’Olanda di 4,7 punti (da 64,3% a 59,6%), l’Austria di 3,8 punti (da 86,5% a 82,7%).

Come indicavamo nei precedenti articoli, le condizioni di contesto rimangono straordinariamente positive e ciò favorisce la crescita del nostro Paese. L’anno scorso il PIL italiano ha chiuso a +1%, valore maggiore negli ultimi 6 anni. Quest’anno le ultime stime indicano che chiuderemo con una crescita a 1,3%-1,5%, con un incremento dei consumi interni e degli investimenti. Gli ultimi dati sulla produzione industriale sono positivi e si attestano intorno al +1%. Gli ordini industriali sono in forte aumento e compresi tra il 3% e il 5% in base ai settori.

In questo quadro, gli indicatori di sentiment di Ambrosetti Club sulla situazione economica attuale e sulle prospettive raggiungono valori record e indicano una accelerazione della ripresa anche nei prossimi mesi.

I nostri indicatori sono costruiti sulla base dei risultati ottenuti da una indagine realizzata su oltre 350 imprenditori, Amministratori Delegati e rappresentanti dei Vertici  aziendali delle più importanti società italiane e multinazionali che operano nel nostro Paese, membri di Ambrosetti Club. Con cadenza trimestrale otteniamo informazioni sulla visione della business community italiana sul proprio business a 360 gradi, sugli  investimenti in programma, sull’andamento delle vendite e sull’evoluzione degli occupati nei rispettivi settori.

Valori sopra lo zero indicano un sentiment positivo e si prevede una espansione dell’attività economica, viceversa valori sotto lo zero indicano sentiment negativo e si prevede una contrazione dell’attività economica.


Valutazione della situazione attuale del business

A settembre l’indicatore di sentiment sulla situazione attuale dell’economia raggiunge il record storico a 38,5 punti in aumento di oltre 10 punti rispetto alla rilevazione di giugno. Gli imprenditori e i manager della nostra business community percepiscono una situazione economica di ripresa sostenuta.

Leonardo Salcerini, Amministratore Delegato di Toyota Material Handling Italia, ci dice che negli ultimi mesi ha registrato un vero e proprio boom di vendite, che su alcuni segmenti hanno superato i valori precrisi del 2008.


Previsione sul mercato del lavoro a 6 mesi

Sul fronte dell’occupazione il sentiment balza in alto e raggiunge 20,8 valore record dall’inizio delle rilevazioni e 15 punti sopra l’ultima rilevazione di giugno.


Previsione sugli investimenti a 6 mesi

Sul fronte degli investimenti prosegue il trend di rafforzamento in atto. Il valore dell’indice di sentiment sugli investimenti futuri, che si attesta a 32,3, raggiunge un valore vicino al record storico.

Il continuo rafforzamento degli investimenti è positivo perché, come dice il nostro mantra, senza investimenti non c’è crescita, senza crescita non c’è lavoro e senza lavoro non c’è futuro.

Conclusioni
In generale, i nostri indicatori di sentiment indicano un probabile rafforzamento della crescita nei prossimi mesi. Sarà sufficiente per allinearci ai tassi di crescita degli altri Paesi europei?

La sfida non è banale, dato che nel mentre dobbiamo continuare sulla strada del consolidamento di bilancio e il Governo dovrà bilanciare stimoli con una politica di rigore sui conti pubblici. La necessaria manovra di aggiustamento, seppur leggera, dovrebbe ridurre ulteriormente il deficit, ma impattare un po’ sulla crescita in senso restrittivo.

Come evidenziato nel precedente articolo la forza dell’export e del manifatturiero non è sufficiente, da sola, a garantirci una crescita al pari degli altri Paesi europei. Un aiuto potrebbe arrivare dal turismo che, dalle ultime rilevazioni, si avvia a registrare un anno record di presenze e arrivi.

A livello strutturale però dobbiamo agire sulla produttività e sulla disoccupazione, con politiche che riducano il divario Nord-Sud e favoriscano i consumi in tutte le aree del Paese e una crescita che comprenda anche quei settori rimasti indietro come le costruzioni.

Servono interventi sistemici e dobbiamo sapere attivare il maggior numero possibile di leve.

Una leva su cui agire è, ad esempio, la digitalizzazione della Pubblica Amministrazione, per aumentarne produttività ed efficienza, anche attraverso l’inserimento di nuove e giovani competenze. Nelle amministrazioni centrali, ad esempio, la percentuale di persone con età superiore ai 55 anni è tra le più alte al mondo e di oltre 20 punti percentuali sopra la media dell’OECD. In Italia si attesta al 45,4%, mentre la media dei Paesi OECD si attesta al 24,9%. Il Governo di recente ha dato avvio al piano triennale per la digitalizzazione della Pubblica Amministrazione, che ha l’obiettivo di favorire gli investimenti in tecnologia nel settore pubblico, abilitando la PA a fornire servizi in modo sempre più rapido, semplice e trasparente. È una strada da percorrere con vigore e impegno, quale tassello fondamentale per consentire al nostro Paese di allinearsi alla crescita che esprimono gli altri.

Miglioriamo e cresciamo più di ieri. Questo è un fatto positivo. Ma dal confronto con gli altri Paesi europei rimaniamo indietro e crescere meno degli altri significa continuare a perdere posizioni, anche in un contesto di crescita.



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