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Ambrosetti Club Economic Indicator

Il Paese si era rimesso in motorino, ma ora siamo in bicicletta

Il dato del Prodotto Interno Lordo del secondo trimestre, che evidenzia una crescita vicina allo zero, è un campanello d’allarme. Ci dice come sia necessario agire subito su elementi strutturali del sistema economico per favorire l’incremento della produttività e della competitività.

Il Paese si era rimesso in motorino, ma ora siamo in bicicletta

Solamente un anno fa si riteneva che il Paese si fosse rimesso finalmente in moto. A noi risultava che il Paese si fosse rimesso in motorino. Oggi ci sembra che procediamo in bicicletta, sperando di non scendere anche da quella e continuare a piedi, e di non fare come il gambero.

Nel corso del 2015 abbiamo assistito a un’inversione di tendenza e ad una leggera ripresa. Come le nostre rilevazioni ci suggerivano e come abbiamo anticipato più volte. Purtroppo non siamo riusciti a entrare pienamente in una fase di crescita estesa e trasversale alla gran parte dei settori industriali del nostro Paese e ai consumi delle famiglie al Nord quanto al Sud. In altre parole, siamo rimasti ad una crescita da zero virgola.

Nemmeno alcuni elementi che storicamente hanno spinto verso un irrobustimento della crescita economica sembrano produrre quegli effetti positivi tali da portarci fuori dalle acque stagnanti. Pensiamo al prezzo del petrolio oggi molto basso, ai tassi di interesse che sono su valori ai minimi storici (l’Italia ha di recente collocato BTP a 3 anni a tassi negativi e il 50% delle obbligazioni europee offre tassi negativi), ai rilevanti interventi di stimolo da parte della BCE e delle altre Banche Centrali più importanti a livello internazionale.

È vero anche che le non brillanti performance economiche degli ultimi anni non sono un fenomeno tipicamente italiano. Basti pensare che dal collasso di Lehman Brother nel 2008 le più importanti 50 banche a livello internazionale hanno tagliato i tassi di interesse per ben 672 volte, cioè un taglio dei tassi ogni 3 giorni lavorativi, combinando tali azioni con l’acquisto di asset sui mercati per oltre 17 trilioni di dollari. Uno stimolo enorme considerando che l’Italia ha un PIL di 1,8 trilioni di dollari.

Le prospettive sul lato business per i prossimi mesi non sembrano rosee. Gli indicatori di sentiment di The European House - Ambrosetti si mantengono in territorio leggermente positivo, ma mostrano un peggioramento rispetto alle ultime rilevazioni. Si dimezzano, infatti, i valori degli indicatori che misurano il sentiment relativo all’andamento del business attuale, alla prospettiva a sei mesi e all’andamento del mercato del lavoro. Per trovare valori più bassi dobbiamo tornare indietro tra settembre e dicembre del 2014, quasi due anni.

I nostri indicatori sono costruiti sulla base dei risultati ottenuti da una survey che realizziamo ogni tre mesi per la business community del Club Ambrosetti, composto da oltre 350 imprenditori, amministratori delegati e rappresentanti dei vertici aziendali delle più importanti società italiane e multinazionali che operano in Italia. Dalla survey e da incontri regolari otteniamo informazioni sulla visione della business community sugli investimenti in programma, sull’andamento delle vendite e degli stock, sui nuovi ordinativi e sull’evoluzione dei mercati di sbocco dei prodotti e servizi.

Gli indicatori vanno letti nel modo seguente: valori sopra lo zero indicano che il sentiment è positivo e si prevede un’espansione dell’attività economica, viceversa valori sotto lo zero indicano che il sentiment è negativo e si prevede una contrazione dell’attività economica.


Valutazione della situazione attuale del business

L’indicatore di sentiment sulla situazione attuale dell’economia in Italia si attesta a 12,2 punti, in forte contrazione rispetto ai 24,7 punti di giugno, e valore minimo dal marzo 2015. Dopo un inizio di anno positivo, emerge un indebolimento significativo della crescita.

Situazione economica italiana - sett16


Prospettive del business a sei mesi

Stessa indicazione emerge per le aspettative sull’attività economica nei prossimi 6 mesi. Il valore rimane positivo, ma si attesta a 11,1, riducendosi di quasi tre volte rispetto ai 28,2 punti di giugno. La situazione non è recessiva, ma non è brillante e mostra segnali di peggioramento.

Prospettive economiche a 6 mesi - sett16


Previsione sul mercato del lavoro a 6 mesi

Anche sul fronte dell’occupazione si registra una contrazione delle aspettative a 6 mesi, rispetto a quanto rilevato lo scorso giugno. L’indicatore si attesta a 3,3, dall’8,9 precedente e su valori simili a quelli registrati a marzo.

Previsioni occupazione a 6 mesi - sett16

A livello operativo, tuttavia, alcuni effetti positivi iniziano a sentirsi a seguito del jobs act come ci indica Erwin Rauhe, amministratore delegato di Basf Italia. Inizia a ridursi il costo del lavoro nel nostro Paese, che rappresenta una delle principali valvole di correzione rispetto all’andamento dei mercati, a fronte della sua incidenza sui costi totali. A tal proposito, Eurostat ha certificato come il costo del lavoro in Italia sia calato dello 0,8% nel 2015, unico Paese della zona Euro e dell’Unione Europea, dove è aumentato rispettivamente dell’1,3% e dell’1,9%.


Previsioni sugli investimenti a 6 mesi

Sul fronte degli investimenti, invece, registriamo un andamento in controtendenza. L’indicatore si attesta a 25,6, valore massimo da inizio 2016. Le aspettative positive sugli investimenti fanno ben sperare perché è solo con gli investimenti che le imprese diventano più competitive, innovano e assumono nuovi lavoratori.

Previsioni investimenti a 6 mesi - sett16


Conclusioni
I risultati dell’Ambrosetti Club Economic Indicator, in sintesi, mostrano un quadro di fondo fragile che smorza gli entusiasmi di inizio anno. Non siamo in territorio negativo, ma le prospettive sul business e sull’occupazione sono di contrazione rispetto ai valori attuali. Solo la componente degli investimenti si mantiene su buoni livelli. Siamo lontani dai massimi segnati nel 2015.

È probabile che i recenti eventi di luglio e agosto, il tentato golpe in Turchia, gli attentati terroristici di Nizza, nella chiesa di Rouen e nel centro commerciale di Monaco di Baviera, e altre tensioni geo-politiche internazionali, possano aver condizionato il sentiment complessivo della business community. La recente tragedia del terremoto in Centro Italia è un ulteriore acceleratore del clima depressivo.

In questo quadro di incertezza sul futuro, emergono degli elementi di resilienza del sistema economico e molte imprese continuano a investire, come emerge anche dai risultati della nostra rilevazione.

A tal proposito, Erwin Rauhe evidenzia come ormai ci si è abituati a lavorare nell’incertezza del quadro macro-economico e geo-politico. Dal suo punto di vista il mercato sta “strutturalmente andando bene” e BASF continua a investire in Italia come dimostrano le ultime recenti acquisizioni, tra cui una azienda di 80 persone. Le spinte deflazionistiche si sono affievolite e entro la fine dell’anno si dovrebbero registrare prezzi industriali in leggera crescita, sia per l’andamento del prezzo del petrolio, ma anche per una saturazione delle capacità produttive.

Javier Hernandex Sinde, CEO di Gas Natural Italia, con riferimento al suo settore, evidenzia pochi condizionamenti esterni rispetto al business in Italia. L’incertezza principale sul futuro è legata al cambio di regolamentazione che avverrà il prossimo anno sulla parte del mercato dove le tariffe sono regolate e decise dall’Autorità per l’energia elettrica e il gas. Dalla definizione delle tariffe dipenderà la redditività degli investimenti e ciò impatterà sulle possibilità di ulteriori investimenti nel settore. L’autorità italiana su questi temi ha un dialogo costruttivo con gli operatori e stabilisce tempistiche certe. Chiaro è che prima si sanno le regole, prima gli investimenti possono essere realizzati. Per il settore, inoltre, l’andamento complessivo per la parte di vendita è legato ai consumi nazionali che non dovrebbero ridursi quest’anno.

Nel prossimo trimestre avremo delle conferme su quale mezzo l’Italia si stia muovendo. Escludendo di rimetterci in moto entro la fine dell’anno, speriamo almeno di ritornare sul motorino, e non in bicicletta o peggio, di rimanere a piedi.




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