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AMBROSETTI CLUB ECONOMIC INDICATOR

Il vagone italiano si è staccato (per sempre) dalla locomotiva europea?

Dalle stime preliminari sui primi tre trimestri dell’anno, il 2019 sembra essere indirizzato verso una crescita nulla. Ecco la prima rilevazione 2019 di Ambrosetti Club Economic Indicator

Il vagone italiano si è staccato (per sempre) dalla locomotiva europea?

La crescita economica, pur restando in territorio positivo, sta rallentando in tutto il mondo. Il ciclo economico in corso è uno dei più lunghi della storia: l’area OCSE cresce ininterrottamente da 27 trimestri, e mancano solo 13 ulteriori trimestri affinché l’attuale fase espansiva sia la seconda più duratura di sempre.

Tuttavia, il Fondo Monetario Internazionale ha nuovamente rivisto al ribasso la previsione per il tasso di crescita mondiale 2019: era pari a +3,9 nella release di aprile, corretta a +3,7 nella release di ottobre e ulteriormente abbassata a +3,5 nell’ultima release di gennaio. Simili segnali di rallentamento si osservano per l’Eurozona: la Commissione Europea nella release autunnale prevedeva una crescita pari a +1,9 nel 2019, ridimensionata a +1,3 nella release invernale. La Germania è ferma (crescita trimestrale pari a -0,2 nel terzo trimestre 2018 e a 0 nel quarto), la Francia in difficoltà (crescita a +0,3 sia nel terzo che nel quarto trimestre). L’unico Paese che sembra aver resistito all’improvviso rallentamento è la Spagna, che nel 2018 è cresciuta del 2,6%.

L’ultima rilevazione titolava “Se il mondo rallenta l’Italia si ferma”, e così sembra essere successo: le previsioni di crescita per il 2019 rilasciate dalle varie organizzazioni internazionali spaziano per il nostro Paese da un +0,6 (secondo il Fondo Monetario Internazionale) a un -0,2% (secondo l’OCSE), unico paese con un outlook di crescita negativo. Se la crescita del PIL 2019 dovesse essere in linea con le previsioni dell’OCSE, anche in presenza di un deficit pari al 2% del PIL il rapporto debito/PIL salirebbe al 134,3%. Questa congiuntura macroeconomica renderebbe quindi necessaria una manovra correttiva di oltre 30 miliardi di Euro per stabilizzare il rapporto debito/PIL al livello 2018 anche per l’anno in corso.

L’Ambrosetti Club Economic Indicator, un insieme di indicatori realizzati sulla base di survey ad hoc che somministriamo ogni tre mesi presso la business community di The European House – Ambrosetti (primo think tank privato in Italia, fra i primi 10 in Europa), che comprende oltre 350 imprenditori, amministratori delegati e rappresentanti dei vertici aziendali delle più rilevanti società italiane e multinazionali operanti in Italia, fornisce con sei mesi di anticipo una previsione della variazione tendenziale del PIL con una forbice di errore pari a 0,1 punti percentuale.

Dalle stime preliminari sui primi tre trimestri dell’anno, il 2019 sembra essere indirizzato verso una crescita nulla.

Infatti, l’Ambrosetti Club Economic Indicator presenta un clima di sfiducia: l’indicatore relativo alla valutazione attuale del business presenta un peggioramento per il quarto trimestre consecutivo, sconfinando per la prima volta dalla nascita dell’indice in territorio negativo, espressione di un sentiment pessimistico. Ricordiamo che l’indicatore va da una scala di -100 (aspettative totalmente negative) a +100 (aspettative totalmente positive). L’Indicatore registra inoltre il più ampio crollo da un trimestre all’altro, con una variazione negativa di 21,8 punti. È dal dicembre 2017 che l’Indicatore si deteriora continuamente, con un’accelerazione di questa decrescita fra il secondo e il terzo trimestre 2018.

Valutazione della situazione attuale del business – marzo 2019: -6,8

Valori sopra lo zero indicano espansione/sentiment positivo; valori sotto lo zero indicano contrazione/sentiment negativo

 

I dati sulla produzione industriale parlano chiaro: la variazione mensile congiunturale è stata negativa a novembre (-3,4%) e a dicembre (-1,4%). Il rialzo a gennaio (+1,7%) non è stato il punto di inversione della rotta, ma solo un rimbalzo “tecnico”, visto che a febbraio la produzione industriale è tornata su un sentiero negativo (-0,5%), spinta dalle difficoltà del settore automotive.

Anche la previsione del business a 6 mesi presenta, per la prima volta dalla nascita dell’Indicatore, un valore negativo, di sfiducia. La variazione puntuale è tuttavia inferiore a quella registrata per l’Indicatore sulla situazione attuale del business, eredità di un crollo delle aspettative già registrato nell’ultimo trimestre 2018.

Previsione della situazione del business a 6 mesi – marzo 2019: -6,9

Valori sopra lo zero indicano espansione/sentiment positivo; valori sotto lo zero indicano contrazione/sentiment negativo

Il fronte del mercato del lavoro è quello che desta però più preoccupazioni. Per il secondo trimestre consecutivo l’indicatore assume valori negativi, indicando un ulteriore peggioramento del quadro occupazionale, ai livelli minimi vissuti nel 2014. Anche in questo contesto si rileva un trend di decrescita costante, con la terza variazione negativa consecutiva.

Gli ultimi dati Istat rilevano come a febbraio, rispetto al mese precedente, ci siano 34.000 disoccupati in più e 14.ooo occupati in meno, mentre il tasso di occupazione torna al 58,6%. La riduzione degli occupati è spiegata da una significativa riduzione dei lavoratori dipendenti (-33.000 lavoratori permanenti e -11.000 lavoratori a termine) non compensata dall’aumento dei lavoratori indipendenti (+30.000). A livello annuale, fra febbraio 2018 e febbraio 2019 i lavoratori dipendenti con contratto a tempo indeterminato sono diminuiti di 65.000 unità, mentre crescono gli occupati a tempo determinato: +107.000.

Previsione sul mercato del lavoro a 6 mesi – marzo 2019: -16,7

Valori sopra lo zero indicano espansione/sentiment positivo; valori sotto lo zero indicano contrazione/sentiment negativo

Infine, anche sul tema degli investimenti le imprese mostrano segnali di incertezza. L’aumento del costo del denaro dovuto al rialzo dello spread ha iniziato a farsi vedere, e potrà peggiorare se il differenziale di interesse fra BTP e Bund rimarrà sui valori attuali. Ad oggi, il mercato richiede all’Italia rendimenti 5 volte superiori rispetto a quelli francesi, 4 volte rispetto a quelli spagnoli, 3 volte rispetto a quello portoghesi. I rendimenti greci sono solamente 1,5 volte superiore a quelli italiani e lo spread ellenico è solo il 40% (100 punti base) più alto di quello del nostro Paese: il costo del rischio associato all’Italia è alto.

Gli impatti dell’aumento del rischio percepito si riflettono sugli investimenti, il cui indicatore previsionale esprime – anche in questo ambito – una situazione di sfiducia.

Previsione sugli investimenti a 6 mesi – marzo 2019: -4,9

Valori sopra lo zero indicano espansione/sentiment positivo; valori sotto lo zero indicano contrazione/sentiment negativo

 

In sintesi, l’Ambrosetti Club Economic Indicator sta confermando in modo significativo il quadro molto negativo  riguardante l’andamento della situazione economica. Sarebbe utile avere risposte concrete, mirate, da parte delle istituzioni e dei policymaker. Un dibattito pubblico quasi interamente concentrato sul brevissimo periodo, che non guarda al di là delle scadenze elettorali, è l’ambiente ideale per stimolare la crescita?



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