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AMBROSETTI CLUB ECONOMIC INDICATOR

L’incertezza economico-finanziaria italiana aumenta, peggiora il sentiment delle imprese.

La notizia positiva è che continuiamo a crescere. Quella negativa è che lo facciamo con un andamento inesorabilmente lento.

L’incertezza economico-finanziaria italiana aumenta, peggiora il sentiment delle imprese.

Le stime sulla crescita del PIL del nostro Paese nel secondo trimestre del 2018 si attestano allo 0,2%, in riduzione dallo 0,3% del primo trimestre, e distanti dallo 0,4% della Germania, 0,6% della Spagna, 0,7% dell’Olanda e pari alla metà della media dell’Eurozona che ha registrato un PIL in crescita dello 0,4%. La notizia positiva è che continuiamo a crescere. Quella negativa è che lo facciamo con un andamento inesorabilmente lento.

16 sono i trimestri di espansione continua (4 anni), nei quali l’Italia ha cumulato una crescita complessiva del 4,5%, poco più dell’1,1% all’anno. Nonostante ciò, il PIL risulta ancora inferiore del 5,8% rispetto al 2008 e la crescita dello 0,2% del secondo trimestre del 2018 è la più bassa da circa due anni (dal terzo trimestre del 2016).

La criticità è sempre quella: cresciamo, ma meno degli altri. Troppo lentamente e non recuperiamo i livelli pre-crisi, come hanno ormai fatto tutti i nostri principali competitor. Continuiamo ad essere il vagone più lento dell’Europa intera e dell’Eurozona in particolare.  La spinta alla crescita sembra esaurirsi, in un contesto europeo e internazionale straordinariamente espansivo, basti pensare che gli Stati Uniti nel secondo trimestre hanno una crescita annua vicina al 4,1%.

Ulteriori preoccupazioni sono legate alla fine del QE da parte della BCE e ai possibili impatti sul costo (e sulla sostenibilità) del debito italiano, oltre che sui tassi per banche e cittadini. È bene ricordare che, nel 2019, andranno in scadenza titoli del debito pubblico italiano per circa 300 miliardi di Euro. Simulando un aumento medio su tutte le emissioni dell’1% dovremmo pagare, in media, 3 miliardi di Euro aggiuntivi ogni anno. Peraltro, presenteremo proprio a Cernobbio, alla 44° edizione del tradizionale Forum TEH-A questo fine settimana, una importante ricerca che abbiamo realizzato con il contributo scientifico di Carlo Cottarelli, che darà un’indicazione concreta sull’impatto che la fine del Quantitative Easing della BCE potrà avere sul debito pubblico e sul sistema bancario italiano al verificarsi di differenti scenari in termini di congiuntura macroeconomica, tassi di Interesse, inflazione, avanzo primario. Le tensioni sulla legge di bilancio, inoltre, hanno pesato sulla performance della borsa di Milano che è passata da essere una delle migliori prima della formazione del governo (+11,2% da gennaio 2018 vs + 1,7% dell’Eurostoxx 50) a una delle peggiori (-15% dopo la formazione del nuovo esecutivo, fino a fine agosto vs -3,2% dell’Eurostoxx 50).

La dinamica di peggioramento sul fronte economico-finanziario trova anche una conferma sul lato del business quotidiano delle imprese. Infatti, come avevamo anche già anticipato nella precedente rilevazione degli indicatori dell’Ambrosetti Club, pubblicati proprio su Il Sole 24 Ore,  la fase di incertezza vissuta subito dopo le elezioni stava peggiorando e continua a peggiorare il sentiment delle imprese. La nostra rilevazione relativa al terzo trimestre, luglio-settembre, conferma il peggioramento sul fronte del sentiment dei capi azienda e imprenditori.

Questo segnale è negativo considerando che il nostro indicatore è anticipatore del ciclo economico. Quasi si dimezza la valutazione sulla situazione attuale del business in cui operano le imprese (nonostante una economia internazionale molto forte). Si riduce quella sulle prospettive del business a 6 mesi che torna ai livelli del giugno 2017, oltre un anno fa. Crolla letteralmente il sentiment sull’occupazione che, pur rimanendo in territorio positivo, si riduce ai minimi di sempre.

Ricordiamo che gli indicatori di sentiment dell’Ambrosetti Club sono costruiti sulla base dei risultati ottenuti da una survey che realizziamo ogni tre mesi presso la nostra business community, composta da oltre 350 imprenditori, amministratori delegati e rappresentanti dei vertici aziendali delle più importanti società italiane e multinazionali che operano in Italia. Dalla survey e da incontri regolari otteniamo informazioni sulla visione della business community sugli investimenti in programma, sull’andamento delle vendite e degli stock, sui nuovi ordinativi e sull’evoluzione dei mercati di sbocco dei prodotti e servizi.

Valori sopra lo zero degli indicatori indicano che il sentiment è positivo e si prevede un’espansione dell’attività economica, viceversa valori sotto lo zero indicano che il sentiment è negativo e si prevede una contrazione dell’attività economica.

L'indicatore di sentiment sulla situazione attuale dell'economia in Italia si attesta a 27,8 punti, in forte contrazione rispetto ai 42,7 punti dello scorso trimestre, la maggiore contrazione in un trimestre mai registrata dalla nascita dell’indice nel 2014.

Valutazione della situazione attuale del business – settembre 2018: 27,8

Indicazioni negative, anche se di minore entità, emergono per le aspettative sull’attività economica nei prossimi 6 mesi. Il valore si contrae per il terzo trimestre consecutivo e si attesta a 30,5, verso i 33,3 punti del secondo trimestre. Il sentiment futuro sul business pur non recessivo, mostra segnali di costante peggioramento.

Previsioni sulla situazione del business a 6 mesi– settembre 2018: 30,5

Sul fronte dell’occupazione si registrano le preoccupazioni maggiori. L’indice delle aspettative sul mercato del lavoro quasi si azzera e si attesta ai valori minimi dal 2015, pur mantenendosi in territorio positivo. L’indicatore si attesta oggi a 4,2, dal 21,8 del secondo trimestre 2018.

Previsione sugli investimenti a 6 mesi – settembre 2018: 27,8

Sul fronte degli investimenti, invece, registriamo un assestamento, dopo il crollo delle rilevanze dei precedenti due trimestri. Le aspettative che si mantengono in territorio positivo sugli investimenti fanno ben sperare e sono l’unica nota positiva del Ambrosetti Club Index di questo trimestre. È evidente peraltro come l’effetto su questa variabile di eventuali provvedimenti o cambiamenti del contesto economico li vedremo tra qualche trimestre. Infatti, la gran parte degli investimenti vengono pianificati nel medio periodo.

Previsione sugli investimenti a 6 mesi – settembre 2018: 27,8

I risultati dell’Ambrosetti Club, in sintesi, mostrano un quadro di fragilità della crescita e di rinnovate preoccupazioni sul fronte dell’occupazione, smorzando così gli impatti positivi legati al contesto internazionale di forte e continua crescita. Non siamo in territorio negativo, ma le prospettive della nostra community sono in forte contrazione sia sulla valutazione della situazione attuale del business, sia sul fronte dell’occupazione. In altre parole, stiamo gettando alle ortiche l’opportunità storica data dal vento in poppa della crescita omogenea e coordinata di tutte le aree del mondo. È molto probabile che, l’ormai prossima, legge di stabilità rappresenti uno spartiacque di breve-medio periodo sul sentiment dei mercati finanziari e sulla loro percezione dell’Italia. Ne abbiamo avuto una prima avvisaglia con la valutazione di Fitch che, pur non modificando il rating, ha cambiato l’outlook da stabile a negativo, evidenziando l’instabilità politica e la tenuta dei conti pubblici come i due principali fattori di rischio dell’economia italiana. Sul fronte economico, invece, è necessario puntare sulla crescita per colmare il gap che ancora oggi, purtroppo, ci separa dalla media dei Paesi dell’Eurozona. L’obiettivo dovrebbe essere quello di riconquistare le posizioni perse in passato, ciò significa correre più degli altri e non solo più di ieri. Un elemento su cui puntare è il digitale. 
Il sistema pubblico e privato devono sfruttare appieno le potenzialità dell’economia digitale. In quest’ambito, come in altri, il trend dell’Italia è “leggermente positivo” in termini di investimenti, crescita e occupazione. Tradotto significa che non stiamo facendo nulla, o molto poco. I dati dovrebbero essere in forte crescita, e non solo in leggera crescita, per sfruttare una delle leve di trasformazione, incremento di produttività e innovazione a nostra disposizione.



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