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AMBROSETTI CLUB ECONOMIC INDICATOR

LA LUNGA FASE DI INCERTEZZA NEI MESI PRECEDENTI E SUCCESSIVI LE ELEZIONI HA PEGGIORATO IL SENTIMENT DELLE IMPRESE SUL BUSINESS E SUGLI INVESTIMENTI

Il primo trimestre del 2018 si è caratterizzato per una sostanziale tenuta della crescita registrata nel corso del 2017. La crescita rimane presente e stabile, ma la sua intensità è in riduzione, facendo intravedere nuvole all’orizzonte.

LA LUNGA FASE DI INCERTEZZA NEI MESI PRECEDENTI E SUCCESSIVI LE ELEZIONI HA PEGGIORATO IL SENTIMENT DELLE IMPRESE

Il primo trimestre del 2018 si è caratterizzato per una sostanziale tenuta della crescita registrata nel corso del 2017. Ricordiamo che il 2017 si è chiuso con una crescita del PIL tra le più alte degli ultimi 16 anni. Con +1,6% il 2017 è stato per l’Italia il terzo anno di crescita più elevato registrato dall’introduzione dell’Euro. Come più volte rilevato, il nostro ritmo di crescita è stato inferiore a tutti i principali competitors europei: +2,2% Francia e Germania; +3,1% Spagna; +2,9% Olanda. Anche il Regno Unito, nonostante le incertezze legate alla Brexit è cresciuto dell’1,7%.

Non solo siamo più lenti degli altri Paesi europei, ma i recenti dai economici mostrano anche un possibile rallentamento della crescita. Fiducia delle imprese e dei consumatori sono in peggioramento, seppur non marcato. Nel settore manifatturiero sono in rallentamento gli ordini industriali e il grado di utilizzo degli impianti è diminuito. In altre parole, la crescita rimane presente e stabile, ma la sua intensità è in riduzione, facendo intravedere nuvole all’orizzonte.

Una parte importante della crescita rimane legata all’export che è previsto in aumento del 5,8% per quest’anno, dopo la performance brillante nel 2017 (+7,4%). Le previsioni per il triennio 2019-2021 vedono un export italiano in aumento medio del 4,5% che dovrebbe portare l’export a superare i 500 miliardi di euro nel 2019 e i 540 miliardi di Euro nel 2021. Segnali positivi si rilevano dopo anni nelle costruzioni, anche se il settore rimane molto depresso rispetto ai valori di inizio crisi. Si consideri che sul fronte dell’occupazione solamente in questo settore gli occupati in meno sono circa mezzo milione rispetto ai valori pre-crisi del 2008.

Sul fronte europeo ci avviciniamo alla fine del quantitative easing che ha caratterizzato la politica espansiva e non convenzionale usata dalla BCE, negli ultimi anni, per aiutare l’economia europea. Oggi l’Eurozona cresce a ritmi superiori degli ultimi 10 anni e il Consiglio direttivo della BCE ha dichiarato nell’ultima riunione che a dicembre 2019 porrà fine all’acquisto netto di titoli, ribadendo in ogni caso la necessità di un elevato grado di accomodamento monetario. Tradotto, i tassi rimarranno bassi a lungo e non si prevedono rialzi fino ad almeno la seconda metà del 2019. In questo contesto, anche senza più acquisti netti da dicembre, la massa di titoli che andranno in scadenza e saranno rinnovati rimarrà considerevole, basti pensare che il valore in bilancio dei titoli acquistati dall’Eurosistema è circa 2.431 miliardi di Euro e il totale degli asset in pancia alla BCE è superiore a 4.500 miliardi di Euro, pari a circa il 40% del PIL dell’intera Eurozona. Finirà il quantitative easing, ma non finiranno le condizioni molto accomodanti per il credito in Europa.

A livello internazionale, invece, la FED continua sul percorso di lento aumento dei tassi, a fronte di un’economia americana che cresce del 2,8% con una forte spinta della domanda interna, e di un mercato del lavoro che ha raggiunto tassi di disoccupazione ai minimi storici e pari al 3,6%.

A livello globale, la crescita è invece in accelerazione e le previsioni dell’OECD sul 2018 indicano un valore del 3,9%, in aumento di 0,3% rispetto all’inizio dell’anno quando si stimava una crescita del 3,6%.

I principali rischi che questo quadro di crescita internazionale venga meno sono legati al fatto che l’introduzione di tariffe sulle importazioni di alcuni prodotti da parte dell’amministrazione statunitense inneschi reazioni a catena con conseguenze restrittive sui commerci a livello internazionale. Finora l’escalation dei dazi è rimasta contenuta rispetto ai volumi in campo, ma sono emersi segnali di possibile ampliamento a settori più pesanti con ampie filiere industriali come quella dell’automotive. Se la “guerra dei dazi” dovesse allargarsi a settori come quello dell’auto, è probabile un forte impatto sul commercio a livello globale e, conseguentemente, sulla crescita.

In questo quadro le indicazioni di sentiment del Club Ambrosetti mostrano segnali contrastanti. Gli indicatori dell’Ambrosetti Club economic indicator sono costruiti sulla base dei risultati ottenuti da una survey ad hoc che realizziamo ogni tre mesi per la business community di The European House – Ambrosetti, composta da oltre 350 imprenditori, amministratori delegati e rappresentanti dei vertici aziendali delle più importanti società italiane e multinazionali che operano in Italia

I risultati sul sentiment dei prossimi 6 mesi mostrano segnali positivi sul fronte dell’occupazione, mentre si prevede un peggioramento con riferimento agli investimenti e all’aspettativa sul business. Segnali di un trend di peggioramento erano già emersi in modo chiaro nella rilevazione scorsa. I dati ora confermano questo trend e ci pongono di fronte alla domanda se siamo davanti ad una fase di assestamento della crescita o se, nei prossimi mesi, si esaurirà la spinta espansiva del 2017.

Valutazione della situazione attuale del business – Giugno 2018: 42,7

A giugno l’indicatore di sentiment sulla situazione attuale dell’economia si conferma sui valori elevati e si attesta a 42,7 punti, in linea, anche se in lento e progressivo calo, con i valori di marzo 2018 e dicembre 2017. Quest0 dato ci conferma l’attuale tenuta dell’attività economica, anche se il medesimo indicatore a 6 mesi mostra una dinamica in rallentamento.

Previsioni sulla situazione del business a 6 mesi– Giugno 2018: 33,3

Con riferimento alle prospettive future sul business, infatti, i valori di sentiment si fermano a 33,3 punti, in discesa da 39,3 di marzo e 43,3 di dicembre.

Sul fronte dell’occupazione, invece, emergono segnali di miglioramento, seppur contenuto. L’indicatore si attesta a 21,8 e rappresenta il nuovo massimo storico. Come più volte evidenziato la disoccupazione in Italia rimane elevata sia a livello complessivo (11,2%, ancora il 5% in più del livello pre-crisi del 2008) sia tra i giovani (33,1%). Pertanto, questi dati, seppur positivi devono essere letti in un contesto dove il mercato del lavoro risulta comunque molto debole ed esistono differenze significative tra Nord e Sud del Paese.

Previsione sul mercato del lavoro a 6 mesi – Giugno 2018: 21,8

Con riferimento, infine, agli investimenti il valore di sentiment si contrae e passa da 31,3 a 23,9, valore più basso da giugno 2016. Probabilmente l’incertezza legata alla formazione del nuovo Governo e alle successive fibrillazioni dei mercati ha inciso sulla volontà o sulle tempistiche di nuovi investimenti da parte delle imprese. La nostra speranza è che li abbiano solo rimandati o messi in stand by e non cancellati o dirottati su altri Paesi.

Previsione sugli investimenti a 6 mesi – Giugno 2018: 23,9

In sintesi, il Club Ambrosetti valuta ancora positivamente la situazione attuale del business in Italia, è fiducioso in un rafforzamento ulteriore sul fronte dell’occupazione nei prossimi mesi, mentre restituisce un sentiment meno positivo con riferimento agli investimenti a all’andamento del business nei prossimi mesi: le nostre rilevazioni indicano un proseguimento della fase di espansione economica, ma a ritmi inferiori. L’export era e rimane un driver di crescita e il successo delle nostre imprese all’estero si riscontra anche dal surplus commerciale pari a 48 miliardi di Euro nel 2017. Tuttavia, questo successo non è sufficiente a riallineare la crescita italiana a quella della media dell’area euro che rimane superiore. Pensiamo sia ormai chiaro a tutti che sia necessario agire sulla domanda interna per ampliare gli effetti della crescita, utilizzando gli spazi che esistono per realizzare investimenti in settori ad elevata produttività e con spillover positivi sul sistema economico.



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