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Il rallentamento internazionale e le turbolenze dei mercati pesano sulle prospettive economiche italiane

Il primo trimestre di quest’anno si chiude meglio di come era iniziato, ma sottotono rispetto alle aspettative di fine 2015.

Il rallentamento internazionale e le turbolenze dei mercati pesano sulle prospettive economiche italiane

Una crescita sottotono rispetto alle stime

Il primo trimestre di quest’anno si chiude meglio di come era iniziato, ma sottotono rispetto alle aspettative di fine 2015.

A metà febbraio, dal Giappone all’Europa, passando per la Cina e il Medio Oriente, eravamo entrati in bear market, con gli indici borsistici internazionali in crollo superiore al 20%, con l’unica eccezione degli Stati Uniti.

Tra gennaio e febbraio, la pubblicazione su scala internazionale di dati economici relativi al quarto trimestre 2015 più bassi delle attese, il crollo del prezzo del petrolio, le rinnovate paure per il rallentamento cinese e le aspettative di una stretta monetaria negli Stati Uniti, hanno dato avvio infatti ad una tempesta finanziaria sui mercati estesa a tutte le piazze finanziarie mondiali.

Il crollo è stato rapido, inaspettato e profondo. Si sa in borsa si sale dalle scale, ma si scende dalla finestra. Quello che ha stupito un po’ tutti è stata la volatilità del mercato e la correlazione altissima tra settori ciclici e anti-ciclici o acilici, tra mercati di vari Paesi e tra le azioni, le materie prime e le obbligazioni.

Dopo l’intervento delle Banche Centrali, FED, BCE e BOJ, che hanno continuato a favorire condizioni monetarie eccezionalmente espansive, i mercati hanno recuperato parte del terreno perso, ma la fiducia non è stata ancora pienamente recuperata.

In Europa, nonostante l’incremento del Quantitative Easing a 80 miliardi di Euro al mese, l’azzeramento del tasso di interesse sulle operazioni di rifinanziamento dell’Eurosistema, la riduzione a -0,4% del tasso di interesse sui depositi presso la BCE e l’avvio di 4 operazioni di prestiti alle banche anche a tassi negativi (con quest’ultima operazione quindi la Banca Centrale pagherà le banche per prendere a prestito il denaro nel tentativo di incentivarle a prestarlo alle imprese) tra gli operatori economici forse, e per la prima volta, vacilla la fiducia nei poteri curativi della BCE.

Infatti, la crescita rimane deludente e l’inflazione ostinatamente bassa. L’economia mondiale è entrata nel 2016 con meno slancio del previsto ed emergono segnali di indebolimento ulteriore. Per il 2016 le stime di crescita mondiali si attestano al 3% in riduzione rispetto alle precedenti dello scorso novembre che prevedevano una crescita del 3,3%-3,5% per il 2016.

Con queste premesse fino a un mese fa molti operatori economici parlavano apertamente di recessione mondiale ed i crolli dei principali indici finanziari sembravano confermare questa previsione. Come spesso succede a crolli borsistici molto forti segue un peggioramento delle aspettative che va ad incidere su investimenti e consumi, quindi sull’economia reale, in un auto avvitamento del sistema.

Sulla base delle nostre regolari rilevazioni di sentiment il quadro che emerge rimane positivo, nel senso che non si evidenziano rischi concreti di recessione.

Lo scorso settembre commentando i dati dell’Ambrosetti Club Economic Indicator, già emergeva questa situazione. Il titolo dell’articolo era “Ci siamo rimessi in moto o in motorino?”. A distanza di 6 mesi possiamo confermare che questa nuova rilevazione ci fa assumere decisamente come veicolo di trasporto il motorino.

Più nello specifico, gli indicatori dell’Ambrosetti Club Economic Indicator evidenziano un proseguimento della graduale espansione vista di recente, seppur con qualche preoccupazione in più dovuta ai recenti tumulti sui mercati finanziari.

L’altro fattore preoccupante è che la crescita rimane lenta e non si diffonde in modo omogeneo a tutti i settori economici dal Nord al Sud del Paese, ma rimane “confinata” in alcuni settori e specifiche aree geografiche. In questo modo, come abbiamo ampiamente evidenziato nelle rilevazioni precedenti, rimaniamo lontani da un sentiero di crescita che in tempi ragionevoli ci riporti ai valori pre-crisi.

I nostri indicatori di sentiment sono calcolati sulla base di rilevazioni ad hoc effettuate per la business community del Club Ambrosetti, composto da oltre 350 imprenditori, amministratori delegati e rappresentanti dei vertici aziendali delle più importanti società italiane e multinazionali che operano in Italia.

Dal regolare confronto con loro e da survey realizzate ad hoc otteniamo informazioni sulla visione della nostra business community sull’andamento economico a 360 gradi, sugli investimenti in programma, sull’andamento delle vendite, sui nuovi ordinativi e sull’evoluzione dei mercati di sbocco dei prodotti e servizi.

Ricordiamo che gli indicatori vanno letti nel modo seguente: valori sopra lo zero indicano che il sentiment è positivo e si prevede una espansione dell’attività economica, viceversa valori sotto lo zero indicano che il sentiment e negativo e si prevede una contrazione dell’attività economica.


Situazione economica italiana

L’indicatore di sentiment sulla situazione attuale dell’economia italiana segna 24,6 punti, su valori pressoché costanti da settembre 2015. Emerge un consolidamento della situazione economica che ereditiamo dalla metà dello scorso anno. I fondamentali rimangono sostanzialmente invariati e leggermente positivi, seppur non particolarmente brillanti.

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Prospettive economiche a 6 mesi

Con riferimento ai prossimi mesi, l’indicatore sulle prospettive economiche segna un valore leggermente negativo e pari a -3,5. Vediamo, quindi, un aumento delle preoccupazioni sul futuro, causato da dati economici meno positivi, una crescita meno forte del previsto, e probabilmente dalle recenti tensioni sui mercati finanziari che, qualora dovessero ritornare a breve, potrebbero intaccare la fiducia delle imprese oggi in una fase molto delicata.

Il dato sulle aspettative che vira in negativo e segna il secondo peggiore dalla nascita dell’indicatore, preoccupa ma non deve allarmare. Infatti, rappresentando le aspettative future rispetto alla valutazione della situazione attuale, una piccola contrazione negativa dell’indicatore fa emergere un sentiment futuro leggermente inferiore all’attuale, che in ogni caso si posiziona su livelli molto superiori al 2014 e in linea con il 2015.

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Previsioni sull’occupazione a 6 mesi

Sul fronte dell’occupazione, l’indicatore rimane in territorio positivo e si attesta a 3,5, valore più basso da un anno. Tuttavia, la rilevazione del primo trimestre 2016 è la quinta consecutiva in territorio positivo.

Il miglioramento delle condizioni del mercato del lavoro, se confermato nei prossimi mesi, potrebbe evidenziare un primo segnale di positività strutturale. Dopo il record storico dell’indicatore segnato a dicembre del 2015, infatti, si è ridotta la decontribuzione alle assunzioni decisa dal Governo, ma l’indicatore è rimasto in territorio positivo.

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Previsioni sugli investimenti a 6 mesi

Infine, sul fronte degli investimenti, componente molto sensibile rispetto alle aspettative economiche e ai segnali che arrivano dai mercati, osserviamo un mantenimento della positività registrata nel 2015, anche se su livelli inferiori: l’indicatore si attesta a 15,6, circa la metà rispetto allo scorso dicembre.

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Paolo Pozzi, Chief Executive Officer di Agrati Group, leader nel sistemi di fissaggio innovativi con una forte focalizzazione sul settore automotive, evidenzia come i movimenti sui mercati possano spaventare le imprese, ma con piani di sviluppo solidi e una strategia di successo è possibile continuare a crescere e ottenere risultati importanti sia sotto il profilo economico che dell’occupazione. Agrati Group, ad esempio, è cresciuta nel 2015 e cresce da anni a tassi superiori rispetto al mercato e ha più che raddoppiato il fatturato rispetto ai valori pre-crisi del 2008, raggiungendo vendite per 420 milioni di Euro, su livelli record di ricavi e utili. Nel 2015 solo in Italia Agrati Group ha assunto 110 dipendenti, su un totale di 1.000. La metà circa sono state stabilizzazioni di contratti favorite dagli incentivi, l’altra metà è crescita dell’occupazione dovuta all’aumento dell’attività.

Per il futuro Paolo Pozzi vede miglioramenti ulteriori che dipendono sia da un rafforzamento del mercato, sia da alcune riforme approvate di recente. Le immatricolazioni in Europa crescono del 10% e in Italia del 20% e una ulteriore spinta dovrebbe arrivare dall’uscita della nuova Alfa Romeo Giulia. Sul fronte riforme, per un’azienda come Agrati, che investe molto su impianti e innovazione, importanti sono state le misure relative al “superammortamento” al 140%, alla detassazione dei premi di produttività, alla riforma del mercato del lavoro e alla riduzione dell’Irap.

Anche Michele Alessi, Vice Presidente della Alessi, azienda leader di design nel comparto dei casalinghi, sottolinea l’importanza di una strategia di successo e di investimenti in ricerca e sviluppo per mantenere elevata competitività sul mercato. In un settore in crisi da anni e soggetto a un forte ri-orientamento della domanda con pressioni elevate sui prezzi, Alessi è riuscita ad affermare il proprio brand con un posizionamento distintivo e di qualità.

Essere in Italia per Alessi è importante. La scelta di mantenere la produzione nel nostro Paese è una scelta strategica che dipende dalla possibilità di mantenere una qualità delle produzioni elevata, ma anche dal fatto che l’Italia è un luogo in cui è favorita la produzione del bello e dove è più facile realizzare prodotti di elevato posizionamento. Un miglioramento dell’immagine dell’Italia all’estero, attraverso una promozione del nostro Paese come luogo del bello su scala internazionale favorirebbe ulteriormente il posizionamento di aziende come Alessi.

Paolo Pozzi indica come prioritaria la riforma della Pubblica Amministrazione, per velocizzare e snellire le incombenze burocratiche riducendo così i tempi troppo lunghi e penalizzanti rispetto ai nostri Partner europei. Anche per Michele Alessi la burocrazia e la farraginosità del sistema sono le criticità, ormai note, su cui agire, insieme alla lotta all’evasione fiscale.

Sul lato del lavoro e dell’occupazione Paolo Pozzi auspica interventi ulteriori sul jobs act che, seppure positivo nel suo insieme, ha introdotto, nei fatti, una disparità interna di trattamento tra dipendenti che è sbagliata e complicata da gestire. Per Michele Alessi, inoltre, rimane troppo elevata la forbice tra costo del lavoro per l’impresa e netto in busta paga al lavoratore che è spropositato e penalizza il lavoro e i lavoratori italiani.

Infine, Paolo Zambonardi, Amministratore Delegato di Ferring Italia, filiale italiana del gruppo farmaceutico multinazionale Ferring Pharmaceuticals e orientata al trattamento personalizzato dei pazienti, chiede stabilità legislativa come condizione necessaria per poter pianificare e programmare investimenti, azioni e strategie. In Italia il settore sta acquisendo sempre più importanza e cresce a ritmi sostenuti. Come produzione complessiva ormai siamo molto vicini alla Germania, e con i tassi di crescita previsti, in breve tempo potremo raggiungerla o superarla. Nel solo 2015 il settore della farmaceutica ha assunto circa 5.000 persone, l’80% laureati o diplomati.

Oggi il settore è in gran fermento e stanno arrivando sul mercato prodotti innovativi e ad alto costo. In tale contesto, è essenziale un quadro normativo stabile. Paolo Zambonardi è molto chiaro su questo: definiamo delle regole e poi teniamole per almeno 3-5 anni. Questo ci consentirebbe di programmare, investire, aumentare l’occupazione e la ricchezza generata. Nei prossimi mesi per Paolo Zambonardi, accanto a una stabilità normativa, sarà sempre più importante un cambio di governance del sistema che oggi risulta sempre meno sostenibile. Ad esempio, nel 2015, si prevede uno sforamento di 1,8 miliardi di Euro su limiti fissati per la spesa ospedaliera ed il 50% dei quali dovrà essere ripianato dalle imprese. È necessaria maggiore trasparenza per evitare ricorsi al Tar da parte delle imprese, che stanno avvenendo, e il blocco del sistema. Da ultimo l’accesso al mercato dovrebbe essere standardizzato e semplificato. Oggi ogni Regione ha il proprio sistema sanitario con conseguente differenze di trattamento dei pazienti; un farmaco deve essere disponibile per tutti nello stesso momento. Anche sul fronte dell’approvazione dei farmaci è essenziale velocizzare l’iter allineandoci ai Paesi Europei. Una volta che un farmaco viene approvato a livello europeo, in Italia occorrono mediamente ancora 2 anni per poterlo utilizzare perché sono necessarie ulteriori autorizzazioni, soprattutto a livello regionale. Questo ritardo si traduce in 2 anni di mancato utilizzo del brevetto con costi economici rilevanti ma, maggiormente importante, in una mancanza di prodotti innovativi per i pazienti.


Conclusioni

Concludendo, gli indicatori dell’Ambrosetti Club Economic Indicator e dal confronto con la nostra business community risulta come la fiducia delle imprese, in risalita nei mesi scorsi, ha iniziato a essere intaccata dagli scossoni registrati sui mercati finanziari azionari, ma i fondamentali dell’economia rimangono sostanzialmente invariati, anche se non eccezionali.




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