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AMBROSETTI CLUB ECONOMIC INDICATOR

Se il mondo rallenta, l’Italia si ferma

Per la prima volta dopo 14 trimestri di crescita consecutiva la variazione congiunturale italiana è stata negativa per due trimestri consecutivi: questo certifica che ci troviamo in recessione.

Se il mondo rallenta, l’Italia si ferma

Per il 2019 la crescita mondiale è prevista al 2,9% e dell’Eurozona attorno all’1,9%. Il nostro Paese purtroppo rimane il vagone più lento dell’Europa (persino più lento del Regno Unito, nonostante la Brexit, e tra quelli a minor tasso di crescita attesa al mondo): dopo un 2017 chiuso al +1,6% e un 2018 previsto attorno al +1,1%, la crescita 2019 è stimata essere pari al +1,2%, come evidenziato dalle previsioni della Commissione Europea.

Per la prima volta dopo 14 trimestri di crescita consecutiva la variazione congiunturale italiana è stata negativa per due trimestri consecutivi: questo certifica che ci troviamo in recessione. Questo era già stato previsto dall’Ambrosetti Indicator, un insieme di indicatori realizzati sulla base di survey ad hoc che somministriamo ogni tre mesi presso la business community di The European House – Ambrosetti (primo think tank privato in Italia, fra i primi 10 in Europa), che comprende oltre 350 imprenditori, amministratori delegati e rappresentanti dei vertici aziendali delle più rilevanti società italiane e multinazionali operanti in Italia.

Lo spettro della recessione era già nell’aria negli ultimi mesi del 2018: dopo quasi quattro anni, il termine “recessione” era infatti tornato ad essere tra le parole più cercate su Google in Italia. Le aspettative sul futuro contribuiscono a condizionare il presente, e sono molti gli avvenimenti del 2019 che occupano il dibattito pubblico e, di riflesso, le aspettative economiche.

Le previsioni economiche per il mondo e l’Europa restano comunque positive: per il 2019 la crescita mondiale è prevista al 2,9% e dell’Eurozona attorno all’1,9%. Il nostro Paese purtroppo rimane il vagone più lento dell’Europa (persino più lento del Regno Unito, nonostante la Brexit, e tra quelli a minor tasso di crescita attesa al mondo): dopo un 2017 chiuso al +1,6% e un 2018 previsto attorno al +1,1%, la crescita 2019 è stimata essere pari al +1,2%, come evidenziato dalle previsioni della Commissione Europea.

Le imminenti elezioni europee (previste a maggio 2019) rappresenteranno forse un punto di svolta nella gestione della politica comunitaria, con i partiti cosiddetti populisti in forte ascesa e il tradizionale asse franco-tedesco in affanno. La direzione futura dell’Unione, quindi, appare incerta, così come appare incerta la strada che percorrerà il nostro Paese.

Questa maggior incertezza si riflette sull’operatività delle imprese, e sulle loro aspettative di sviluppo. Gli indicatori dell’Ambrosetti Club mostrano un netto peggioramento del sentiment delle imprese.

La valutazione attuale del business prosegue la discesa già osservata nello scorso trimestre, perdendo oltre 25 punti rispetto a giugno 2018. Ricordiamo che l’Indicatore va da una scala di -100 (aspettative totalmente negative) a +100 (aspettative totalmente positive).

Valutazione della situazione attuale del business – dicembre 2018: 15,0

 

Ancora più preoccupante è la discesa dell’indicatore relativo alle prospettive future del business, che dopo una sostanziale tenuta nel secondo e terzo trimestre dell’anno crolla a 7 punti (-23 punti rispetto al precedente trimestre, la peggior variazione da quando è stato istituito l’indicatore nel 2014).

Molti dati macroeconomici e indicatori di mercato confermano la negatività del momento: Istat ha rilevato come a novembre 2018 la produzione industriale abbia registrato una flessione del 2,6% rispetto a novembre 2017. Inoltre, l’indice PMI, indice di riferimento per l’andamento economico del settore manifatturiero, ha presentato valori per il quarto trimestre 2018 tali da indicare una contrazione.

Previsione della situazione del business a 6 mesi – dicembre 2018: 7,0

A cosa è dovuta questa accelerazione negativa del sentiment? La principale motivazione va individuata nell’assenza di indicazioni chiare e di una linea precisa, senza la quale gli imprenditori bloccano le decisioni di investimento e rallentano le aspettative per il futuro. La discussione politica degli ultimi mesi si è concentrata attorno a una manovra discussa, ridiscussa, modificata, e della quale per mesi non si sono conosciuti i dettagli operativi, soprattutto per quanto riguarda i due punti principali dell’accordo di Governo – quota 100 e reddito di cittadinanza. Le imprese non possono delineare la pianificazione economica e aziendale sulla base degli annunci, ma devono basarsi sui fatti. L’inutile braccio di ferro con l’Europa ha certamente peggiorato il quadro economico, a causa del prolungato rialzo dello spread e del conseguente aumento della spesa per interessi futura.

Previsione sul mercato del lavoro a 6 mesi – dicembre 2018: -8,0

Sul fronte del mercato del lavoro si registra un’aspettativa negativa, in linea con la decrescita registrata lo scorso trimestre. Per la prima volta da un triennio l’indicatore previsionale del mercato del lavoro a 6 mesi presenta un valore negativo: le imprese mostrano segni di pessimismo.

Questo si conferma in linea con le ultime rilevazioni Istat, che evidenziano come nel terzo trimestre 2018 il numero di occupati sia in diminuzione (-52.000). Inoltre, preoccupa il fatto che dopo dieci trimestri di calo sia tornato a crescere il numero di inattivi fra i 15 e i 64 anni (+79.000), soprattutto fra i giovani.

Previsione sugli investimenti a 6 mesi – dicembre 2018: 16,0

Il sentiment relativo alle prospettive sugli investimenti, in linea con le prospettive di contrazione evidenziate dagli altri indicatori, registra una contrazione e si attesta a 16 punti. Il dato riflette le preoccupazioni legate al maggior costo del credito: nonostante le dichiarazioni della BCE, che ha confermato l’intenzione di mantenere i tassi attuali almeno fino all’estate 2019 e di reinvestire il capitale dei titoli acquistati durante il QE. Il perdurante livello dello spread potrà impattare significativamente sul costo dell’accensione di prestiti.

In sintesi, il Club Ambrosetti inizia a mostrare segnali di preoccupazione circa l’andamento della situazione economica, sia dal punto di vista occupazionale che dal punto di vista degli investimenti. L’ultima previsione rilasciata dalla Commissione Europea sulla crescita del Paese indica come “Si prevede che una ripresa delle esportazioni e una maggiore spesa pubblica sosterranno moderatamente la crescita nel periodo di previsione”. È però condizione indispensabile che la spesa pubblica sia allocata in misure strutturali e in investimenti tesi a sostenere la crescita economica non solo nel breve periodo, ma con un’ottica a più lungo termine.
"Senza investimenti non c’è lavoro, senza lavoro non c’è crescita, senza crescita non c’è futuro”

Questo è il paradigma fondativo del lavoro di The European House – Ambrosetti, ed è certamente il punto di partenza necessario per ogni discussione di politica economica.



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