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Superare lo shortermismo: non è solo un problema di trimestrali!

La nuova normativa europea, recepita nel nostro Paese, prevede l’eliminazione dell’obbligo della pubblicazione del resoconto trimestrale di gestione ma questa potrebbe non essere la soluzione per ridurre la focalizzazione sul breve termine.

Superare lo shortermismo: non è solo un problema di trimestrali!

Superare la visione “short term”
Eliminazione dell’obbligo delle trimestrali,
costi e obiettivi gestionali

Il Sole 24 Ore – 14 maggio 2016
di Valerio De Molli* e Marco Visani**

Le trimestrali in Italia potrebbero essere un ricordo: la nuova normativa europea, recepita nel nostro Paese, prevede l’eliminazione dell’obbligo della pubblicazione del resoconto trimestrale di gestione.

L’orientamento di alcuni importanti Paesi (ad esempio Paesi Bassi, Belgio, Finlandia) va in questa direzione. In Francia, così come nel Regno Unito, il resoconto intermedio è già facoltativo. In Italia, Tod’s è stata tra le prime società ad aver sfruttato le nuove possibilità concesse dalla direttiva Transparency.


Ma quali sono le principali motivazioni di questa disposizione?

Innanzitutto l’esigenza di diminuire gli oneri amministrativi, in particolare per gli emittenti di minori dimensioni, e, in secondo luogo, di ridurre la focalizzazione sul perseguimento di risultati a breve che la presenza delle trimestrali indurrebbe. Rispetto al primo punto, la Commissione Europea ha realizzato un’analisi dei costi legati alla pubblicazione delle trimestrali e quindi del potenziale risparmio derivante dalla direttiva (tabella 1).

Tabella 1 - Stima dei costi delle trimestrali

Il giudizio su questa norma dipende dal confronto tra il “costo” della mancata informazione ed il beneficio derivante dalla semplificazione amministrativa e dalla maggiore attenzione “indotta” per le prospettive di lungo termine degli investimenti.

L’onere della mancata informazione dipende peraltro molto anche dal tipo di settore dell’emittente, dalle aspettative dell’investitore e dalle pratiche delle aziende comparabili. In particolare, una società operante in un business infrastrutturale potrebbe essere meno interessata (perché così sono anche i suoi azionisti) all’informativa trimestrale, così come se tutte le imprese del settore della società continuassero a pubblicare la trimestrale, sarebbe più complicato rinunciarvi.

Rispetto alla finalità di diminuire la complessità ed i costi, soprattutto per gli emittenti di minori dimensioni, certamente la non obbligatorietà della trimestrale va nella giusta direzione, ma si dovrebbero considerare almeno due implicazioni:

  • il resoconto rappresenta un’occasione di confronto con il mercato;
  • qualora le grandi aziende continuassero a pubblicare le trimestrali, si verificherebbe un incremento del rischio dell’investitore dei piccoli emittenti, per via della minore disponibilità informativa, esponendo le società di minori dimensioni ad una potenziale selezione avversa.

Sulla riduzione dello shortermismo, bisogna riconoscere che l’attenzione spasmodica a raggiungere gli obiettivi gestionali fissati su base trimestrale è un fenomeno tipicamente statunitense: basti pensare che il management d’oltreoceano fornisce una specifica guidance a riguardo.


Ma le trimestrali sono in effetti una delle cause dell’attenzione al breve termine? Ci sono modalità alternative per mitigare questa visione di breve termine?

Il problema, visto dall’Osservatorio sull’Eccellenza dei Sistemi di Governo in Italia di The European House – Ambrosetti, non sta nella frequenza dell’informazione, ma nella qualità del suo contenuto. In generale, nei resoconti intermedi di gestione viene dato molto spazio al confronto rispetto all’anno precedente, spiegando analiticamente i movimenti delle varie grandezze economico – finanziarie; minore è la focalizzazione sull’avanzamento rispetto agli obiettivi di natura strategica.

Ci sono modalità alternative che offrono prospettive diverse: un buon esempio è rappresentato dal modello sviluppato in Inghilterra. Le società inglesi provvedono ad elaborare i “Trading Statements”, ossia sintetici comunicati che certamente informano il mercato sui principali risultati conseguiti, ma soprattutto sull’aggiornamento in merito agli obiettivi di natura strategica che l’azienda si è data. In pratica, questa comunicazione è più attenta a trasferire quello che la società farà in futuro per migliorare le propria posizione competitiva, piuttosto che realizzare un’analisi dettagliata del passato. Questa modalità, consentendo comunque un appropriato regime di trasparenza, permette al mercato un monitoraggio più efficace rispetto agli obiettivi di lungo respiro dell’azienda, riducendo il pressing sul breve. Inoltre, in questa forma, sarebbe parimenti possibile conseguire l’obiettivo di ridurre i costi gestionali.

Il secondo aspetto su cui lavorare è il comportamento del management. Sui sistemi dei compensi che orientano la condotta manageriale, molto si è fatto per diffondere l’orientamento forward looking. Ad esempio la quasi totalità delle aziende quotate nel FTSE MIB utilizza sistemi di incentivazione di medio / lungo termine per premiare le risorse apicali e la corresponsione di una porzione rilevante della componente variabile della remunerazione è differita. Rispetto alle pratiche delle aziende un possibile ambito di miglioramento in quest’area è potenziare l’utilizzo di parametri che rappresentano i driver della sostenibilità della performance nel lungo periodo (e che soprattutto si prestino ad essere misurati su orizzonti temporali lunghi): ad esempio, per le imprese operanti nel business dei servizi, la soddisfazione del cliente dovrebbe essere utilizzata in modo più diffuso e significativo; così come il tasso di innovazione potrebbe essere un key performance indicator nelle imprese industriali.

In conclusione, riteniamo che l’abolizione dell’obbligo di pubblicazione delle trimestrali sia positiva in quanto lascerà alle singole aziende l’opportunità di scegliere come impostare la propria comunicazione in funzione delle proprie specificità: il mercato si autoregolerà di conseguenza, scegliendo le aziende che hanno gestito meglio questo gradiente di libertà.

Sul contrasto allo shortermismo, da un lato è possibile “riorientare” il contenuto della trimestrale secondo una prospettiva più orientata al futuro e con una modalità più snella (sul modello dei Trading Statements inglesi) che consenta anche maggiore efficienza per gli emittenti di minori dimensioni; dall’altro agendo sull’utilizzo di indicatori determinanti della performance di lungo periodo ai fini dell’incentivazione del management.

“Educando” il mercato alla cultura della creazione di valore di medio / lungo termine, tra qualche anno potremmo anche non assistere più al balletto dei prezzi delle azioni in corrispondenza della presentazione dei conti periodici degli emittenti.


(*) Managing Partner di The European House – Ambrosetti
(**) Responsabile dell’Osservatorio sull’Eccellenza dei Sistemi di Governo in Italia di The European House – Ambrosetti




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