Overview

innovazione

IL TEMPO DI COGLIERE L’OPPORTUNITÀ È ADESSO!

La terza riunione del percorso Technology Forum Life Sciences 2017 ha visto al centro della discussione il tema della governance nell’ambito della ricerca nelle Scienze della Vita e ha portato in evidenza l’importanza di definire, a livello di sistema, nuove strategie ed una visione che sia chiara e condivisa, tale da indirizzare l’operato degli attori dell’ecosistema.

Il tempo di cogliere l’opportunità è adesso!

Serve programmazione per una Governance efficace

L’innovazione non è un’alternativa, bensì l’unica strada possibile per la crescita del nostro Paese.

Ad oggi, infatti, il settore delle Scienze della Vita risulta caratterizzato da un’estrema frammentazione, ovvero da un panorama formato da numerosi enti pubblici impegnati a vario titolo nel sostegno e nella promozione della ricerca e dell’innovazione, le cui missioni sono spesso sovrapposte e quindi difficilmente distinguibili le une dalle altre.

Il punto di partenza per una programmazione efficace della ricerca e quindi il superamento dell’iper frammentazione, deve essere la definizione di un disegno di politica indutriale con obiettivi di lungo periodo, che assicuri la migliore integrazione delle risorse disponibili e permetta al Paese di valorizzare le proprie eccellenze ed acquisire competitività nel contesto internazionale.

Altri Paesi già sono dotati di piani strategici atti a rafforzare la propria competitività industriale e ad acquisire leadership internazionale in campo tecnologico. Basti vedere, ad esempio, il caso della Germania, che si è fatta promotrice della High Tech Strategy for Germany e di numerosi piani per rafforzare la competitività industriale della nazione, o della Gran Bretagna che, al fine di migliorare la competitività globale delle filiere industriali avanzate, ha definito una “Industrial Strategy” focalizzata sui settori chiave per la crescita britannica. In tutti i casi considerati, comunque, il sostegno e la valorizzazione del ruolo della ricerca sono parte integrante di una strategia di indirizzo di medio-lungo termine, in cui le Scienze della Vita costituiscono un importante punto di focalizzazione, rispetto al quale vi è una governance chiara e precisa.

Manca solo l’Italia, e questo è il momento di giocare la sua partita.
Quindi, come è possibile rendere l’Italia il Paese che vorremmo per il bio-farmaceutico del futuro? Innanzitutto valorizzando i punti di forza del sistema e al contempo lavorando sui segnali di instabilità ed incertezza.

L’Italia può vantare una produzione scientifica di elevato livello: siamo il primo Paese al mondo per numero di citazioni e per produttività della ricerca in termini di pubblicazioni per ricercatore.

I dati dimostrano inoltre che l’industria crede nel Paese: l’Italia è il secondo produttore farmaceutico europeo ed è prima in Europa per crescita dell’export farmaceutico.

D’altro canto però gli investimenti in R&S sono ancora troppo bassi (oltretutto, dopo anni di crescita, nel 2015 si è assistito ad una diminuzione del loro valore). Basti pensare che, nel 2015, l’Italia ha speso €21,9 miliardi in R&S, circa quanto investito dalla sola regione tedesca del Baden Württemberg, ovvero €20,2 miliardi. L’Italia è inoltre uno dei Paesi che ha la minor incidenza degli investimenti privati. Ciò significa che, su un livello di investimenti già decisamente basso, vi è una scarsa capacità di attrazione degli investimenti privati.

Allo stesso modo, anche il Trasferimento Tecnologico rappresenta un’area critica per il nostro Paese, essendo dotato di scarse risorse economiche e di personale, competenze inadeguate e poca sensibilità verso la brevettazione.

Probabilmente sarà difficile raggiungere i livelli di eccellenza di Oxford o Cambridge, ma possiamo, e dobbiamo, provare ad allinearci a sistemi come Lovanio e la Catalogna.

Risulta quindi necessario partire dalle competenze: il “saper fare” rappresenta il vantaggio competitivo su cui puntare!

È fondamentale valorizzare le risorse ed i casi di eccellenza, vivere l’innovazione e la ricerca non come un costo, ma come un valore e creare un ecosistema favorevole all’innovazione per attrarre risorse.

Abbiamo, in Italia, casi di eccellenza a livello internazionale, come il TigemTelethon Institute of Genetics and Medicine – centro di ricerca nato nel 1994 ed insediato in Campania, che coinvolge circa 210 persone, con ricercatori provenienti da 14 Paesi diversi ed un budget di circa €16,5 milioni all’anno, risultato perlopiù di una eccellente capacità di raccolta fondi.

Se all’inizio della storia dell’Istituto il 90% circa del totale delle risorse a disposizione era frutto di fondi messi a disposizione da Telethon, ad oggi questa fonte rappresenta solamente il 28% del budget, mentre la restante parte proviene da fondi competitivi internazionali (36%), fondi industriali (30%) e fondi pubblici (6%). Più del 50% delle risorse deriva da enti internazionali, europei ed oltreoceanici. Dal 1994 il Tigem ha ottenuto circa € 78 milioni da fondi esterni (extra Telethon), la maggior parte  dall’estero.

La competitività del centro di ricerca si fonda su una strategia chiara e condivisa, basata su principi di meritocrazia, focalizzazione delle attività, capacità di autofinanziamento ed efficienza e trasparenza gestionale.

Il riconoscimento del successo del Tigem si lega quindi agli eccellenti risultati raggiunti, nonostante un ecosistema innovativo nazionale poco favorevole ed un sistema della ricerca ritenuto inadeguato.  Il Tigem, ad esempio, rispetto al numero di personale, possiede un budget notevolmente basso in cui i fondi pubblici hanno un impatto marginale (quando in altri Paesi europei istituti di ricerca di eccellenza dello stesso genere hanno un budget composto per almeno il 50% da fondi pubblici).

Sono molte le lacune percepite dagli istituti di ricerca rispetto al funzionamento del sistema della ricerca e dell’innovazione in Italia. Ed è pertanto fondamentale approfondire i motivi che determinano tale situazione.

Perché il sistema della ricerca italiana non funziona?
  • Non esiste un organismo che definisce le strategie a breve, medio e soprattutto lungo termine.
  • Non esiste un sistema trasparente e meritocratico che valuti, tramite un vero sistema “peer review”, ricercatori e progetti di ricerca.
  • Molti enti pubblici di ricerca sono “ingessati” e tendono a sprecare le risorse (non sono dotati di strumenti che consentano di premiare la produttività scientifica dei ricercatori, e di penalizzare i non produttivi).
  • I finanziamenti pubblici per la ricerca, oltre ad essere insufficienti, vengono distribuiti tramite iniziative “estemporanee” e non con scadenze costanti, rendendo così le dinamiche di finanziamento molto aleatorie.
In sostanza, c’è insufficienza della programmazione.

Se vogliamo quindi essere un treno ad alta velocità e non una locomotiva è indispensabile iniziare a  programmare, definendo una strategia nazionale della ricerca e dell’innovazione di medio-lungo termine, strettamente legata ad una visione industriale, attraverso:

  • una visione chiara e condivisa di medio-lungo termine;
  • la definizione dei strumenti, risorse e normative coerenti con gli obiettivi di medio-lungo termine;
  • un orientamento culturale diffuso verso l’innovazione.

Un intervento di primaria importanza deve riguardare inoltre la valorizzare dei cluster tecnologici presenti sul territorio nazionale, facendo sì che essi assumano un ruolo strategico ed efficace nella promozione e nel trasferimento della ricerca scientifica.

In questo quadro è altresì essenziale che le partnership pubblico-private siano sostenute e valorizzate e che sia identificato un unico referente governativo, cui affidare la definizione delle priorità in materia di ricerca e innovazione.

La proposta di The European House – Ambrosetti in questo senso è la creazione di una Agenzia Nazionale della Ricerca, che permetta di superare il problema della frammentazione concentrando in sé ambiti di competenza che ad oggi risultano in capo a differenti enti pubblici e che, soprattutto, garantisca una visione univoca, di indirizzo e di governo. Dovrebbe quindi essere un ente dotato di delega, oltre che di risorse e di competenze, tali da assicurare un piano di attività certo e continuativo.

Un esempio interessante in tale ambito è quello della Francia che ha definito un modello di governance del sistema della ricerca e dell’innovazione coerente e lineare, in cui vi è un dialogo diretto tra attori pubblici e privati.

Tale assetto prevede che la definizione delle policy di ricerca verta in capo al Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, mentre la scelta delle priorità tematiche sia lasciata all’Agenzia Nazionale della Ricerca (ANR). L’ANR si configura come ente pubblico, sotto il controllo diretto del Ministero dell’Istruzione superiore, della ricerca e dell’innovazione e persegue l’obiettivo di aumentare la competitività e l’influenza della ricerca francese in europa e in tutto il mondo. È organizzata in 8 dipartimenti scientifici, tra cui uno dedicato a salute e biologia, uno alla promozione di partenariati pubblico-privato ed uno a temi esplorativi ed emergenti di ricerca. Dal 2005 ha allocato su progetti di ricerca più di €5 miliardi.

Di fondamentale importanza nel contesto francese sono anche i poli di competitività, centri di R&S finalizzati allo sviluppo di nuovi prodotti e processi, che di fatto vedono la collaborazione di grandi imprese, PMI, centri di ricerca ed autorità locali. Questi da un lato mettono in pratica l’output dell’ANR riguardante la programmazione nazionale, e al contempo ne indirizzano la strategia. Ad oggi sono 71 e dal 2005 hanno finanziato 889 progetti di ricerca ed hanno ricevuto quasi €2 miliardi di finanziamento.

Quella descritta dovrebbe essere la formula per indirizzare e sostenere la ricerca e l’innovazione nelle Scienze della Vita in Italia.
È il momento giusto per passare dalle proposte ai fatti.

Sono intervenuti:




Lascia un commento

I commenti, i dati personali (nome e/o pseudonimo) e qualunque altra informazione personale inserita dall’interessato saranno diffusi sul sito web in adempimento alla richiesta espressa dall’interessato. Vd. Informativa completa.
Per presa visione e accettazione

*

Apprezziamo i vostri commenti. Ci riserviamo di rimuovere le frasi ritenute offensive.