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Technology Forum Life Sciences: CREARE UN ECOSISTEMA PER ATTRARRE INVESTIMENTI

La prima riunione del percorso 2017 ha posto una domanda chiara: come attrarre maggiori investimenti nel settore Life Sciences in Italia? Hanno risposto esponenti del mondo industriale e del mondo finanziario.

Technology Forum Life Sciences: Creare un ecosistema per attrarre investimenti

È il momento di passare dalle proposte alle azioni

Con questo obiettivo riprende il percorso del Technology Forum Life Sciences per il 2017. In particolare, si cercherà di far leva su quanto prodotto nel 2016 per aiutare la fase di implementazione di alcune delle priorità emerse:

  • Trasferimento tecnologico, attraverso la creazione di un transfer lab dedicato alle biotecnologie e la promozione della cultura del trasferimento tecnologico e dell’imprenditorialità
  • Attrazione di investimenti, attraverso il potenziamento e la stabilizzazione degli incentivi fiscali, la rimozione di vincoli e contraddizioni, e l’introduzione di strumenti di finanziamento innovativi
  • Governance efficace, certa e centralizzata, con l’introduzione di una agenzia per la ricerca e l’innovazione.

Senza dimenticare di coinvolgere le Regioni e sottolineare l’importanza di guardare in modo unitario all’intero percorso del bio-farmaco, dalla ricerca fino all’innovazione che si fa prodotto, passando per la produzione biotecnologica.

Sono intervenuti alla prima riunione del percorso:

- Valerio De Molli: Managing Partner, The European House - Ambrosetti

- Guido Guidi: Former Head of Pharma Region Europe, Novartis

- Paolo Siviero: Fund Manager, Principia III Health

- Fabio Mondini de Focatiis: Senior Advisor, European Investment Fund
La prima riunione del percorso 2017 ha posto una domanda chiara: come attrarre maggiori investimenti nel settore Life Sciences in Italia?

Hanno risposto esponenti del mondo industriale e del mondo finanziario.

Innanzitutto è emerso un tema di fiducia nel Paese e nelle potenzialità che il settore delle Life Sciences può avere in termini di competitività a livello internazionale. Le grandi multinazionali ancora faticano a guardare all’Italia come un Paese guida al pari di Germania e Francia. Perché?

In parte perché servirebbero incentivi a investire in ricerca ancora più aggressivi (es. tax credit in Francia), in parte per la dispersione e per i meccanismi di allocazione dei fondi pubblici. Ma la difficoltà ad attrarre investimenti sembra essere un problema prima di tutto culturale, legato alla mancanza di una cultura dell’imprenditorialità.

In Italia c’è dell’ottima ricerca e ci sono straordinari talenti, ma non sono abbastanza riconosciuti. Bisogna formare le nuove generazioni in modo tale che la ricerca (innovativa e di qualità) atterri sul mercato: sviluppare dei farmaci non rappresenta solo un costo ma anche un ritorno (in termini di revenue) per l’intero sistema Paese. Nonostante i progressi fatti negli ultimi anni, sembra che la strada da fare sia ancora tanta.

Il trasferimento tecnologico non è dunque solo uno strumento per rendere l’Italia più competitiva e attrattiva ma è anche un’esigenza culturale.

Formiamo le nuove generazioni al tech transfer e all’imprenditorialità

C’è ancora un preconcetto culturale nei confronti del mondo imprenditoriale, che è insito nella nostra accademia. Le istituzioni spesso non sono favorevoli al ‘fare impresa’, non vedono un vero valore nella creazione di spin-off.

Inoltre, l’idea che ci possa essere sostegno privato alla ricerca viene vista come una contaminazione scomoda. Ed ecco che il tutto si concretizza nell’immobilismo del sistema.

Infine, i nostri ricercatori molto spesso non sono in grado di dialogare con gli imprenditori e con gli investitori: c’è un chiaro problema di competenze, che cambiano nelle diverse fasi dello sviluppo di un’idea. Sono rari infatti i casi di ricercatori che hanno saputo traghettare la loro idea sul mercato perché sono stati in grado di gestire l’“impresa”.

L’imprenditorialità dovrebbe essere inserita nel tessuto scolastico. E le storie imprenditoriali di successo dovrebbero essere raccontate, celebrate, valorizzate… per stimolare nuove idee, per ispirare i giovani, per diffondere un messaggio importante: ‘fare impresa crea valore’.

L’idea di creare un ponte tra il mondo della ricerca accademica e universitaria, lì dove nascono le idee, gli investitori e il mercato diventa un’esigenza, una sorta di last call.

L’alta qualità della produzione scientifica italiana (il nostro paese è al settimo posto nel mondo secondo statistiche OCSE ed Eurostat) non è supportata da investimenti tali da apportare una traduzione immediata in termini di prodotti o servizi. Per questo motivo Cassa Depositi e Prestiti in collaborazione con il Fondo Europeo per gli Investimenti ha dato vita a ITAtech, la prima equity investment platform italiana dedicata ai processi di trasferimento tecnologico, con una dotazione di 200 milioni di euro. La piattaforma si propone di supportare, catalizzare e accelerare la commercializzazione della proprietà intellettuale a elevato contenuto tecnologico e, più in generale, la traduzione dei risultati della ricerca in nuovi progetti d’impresa e opportunità di business.  Una sorta di “fondo di fondi” in grado di finanziare azioni di licensing, compravendita di brevetti, spin-off e startup, fin dalla fase iniziale.

I gap da colmare sono chiari, gli obiettivi sono stati definiti. È il momento giusto per passare dalle intenzioni ai fatti e rendere finalmente l’Italia il Paese che vorremmo per il bio-farmaceutico del futuro: un player rilevante in ricerca, sviluppo, produzione e accesso di prodotti innovativi e biotecnologici.


Coming together is a beginning; keeping together is progress; working together is success
Henry Ford


Scopri di più sulle precedenti edizioni del Technology Forum Life Sciences:





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