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La nuova grande opportunità è l'Africa Sub-Sahariana

Oltre 2.000 miliardi di dollari nel prossimo decennio è il potenziale dei settori energia, alimentare e beni di consumo per le aziende italiane che vi investiranno insieme alle aziende sudafricane.

La nuova grande opportunità è l’Africa Sub-Sahariana

Il Sudafrica è il partner per le aziende italiane per conquistare i mercati emergenti dell’Africa sub-sahariana

Di Lorenzo Tavazzi, Responsabile Area Scenari, The European House – Ambrosetti

L’Africa sub-sahariana è la grande opportunità per il business nei prossimi 15/20 anni.

Dopo il “ventennio perduto” degli anni ‘80 e ‘90, gli Stati africani hanno segnato risultati di sviluppo con una velocità ed una portata visti poche altre volte nella storia. Oggi 6  delle 10 economie a maggiore crescita nel mondo sono in quest’area (Angola, Nigeria, Etiopia, Ciad, Mozambico e Ruanda) e la Banca Mondiale prevede che tra il 2020 e il 2030 la sua classe media raddoppierà, superando quella indiana.

Si tratta dunque di un intero continente in “movimento” di quasi 1 miliardo di persone che richiederà cibo (la FAO stima che la domanda alimentare dell’area crescerà del 3% all’anno), prodotti e beni di consumo (con standard qualitativi superiori agli attuali), servizi, abitazioni (al 2020 oltre il 50% della popolazione – quasi 700 milioni – vivrà nelle città), ecc.

Per rispondere alla nuova domanda, tutti i principali Paesi sub-sahariani stanno promuovendo investimenti ad ampio raggio: infrastrutture, energia, edilizia, reti di comunicazione, sistemi idrici. Secondo la Banca Africana di Sviluppo il divario da colmare vale 200 trilioni di Dollari all’anno.

Il sistema-Italia non è però presente in questa “corsa”, se non con un ristretto numero di aziende tipicamente operanti nelle grandi opere infrastrutturali o nell’energia. Le ragioni sono la “distanza” culturale, la difficoltà ad orientarsi su mercati più rischiosi, l’organizzazione non adeguata e la mancanza di iniziative coordinate con altri attori di filiera.

Il rinnovato impegno del Governo e delle istituzioni italiane verso questa parte del mondo (è nota la recente missione del Primo Ministro Renzi), sono un segnale di una inversione di tendenza; occorre però un ulteriore salto dell’azione dell’Italia.

Il Sudafrica è un partner chiave per questo processoI “fondamentali” sono almeno tre.

In primo luogo è la più importante economia dell’area (oltre il 30% del PIL sub-sahariano) e, a differenza della Nigeria – l’altro hub economico regionale – ha una diversificazione del tessuto economico produttivo con un settore manifatturiero che rappresenta oltre il 12 % del PIL ed un sistema normativo-regolamentare in grado di garantire le condizioni di sicurezza per l’operatività delle imprese (nella classifica della Banca Mondiale sulla qualità dell’ambiente dibusiness è alla 41° posizione; l’Italia alla 65°).

Inoltre il suo sistema bancario e finanziario – le 5 più grandi banche africane sono sudafricane e la Borsa di Johannesburg è la più grande del continente – non solo è un settore centrale (produce il 10% del PIL e occupa oltre 150mila persone), ma è anche un elemento fondamentale per il supporto alle imprese che possono trovare piena copertura per tutte le loro esigenze.

Anche le infrastrutture – il Sudafrica ha la rete più sviluppata del continente – garantiscono accessibilità e connettività e una distribuzione efficiente su scala regionale, a partire dai 15 Paesi della Southern African Development Community (SADC) – una comunità integrata di 300 milioni di persone con una spesa aggregata di oltre 500 miliardi di Dollari.

Il Sudafrica è dunque una piattaforma ideale per poter programmare l’ingresso in altri mercati africani e un partner produttivo privilegiato, potenzialmente in grado di offrire prodotti di buona qualità a prezzi allineati ai poteri d’acquisto locali.

Il sistema economico-industriale italiano ha caratteristiche di complementarietà in termini di prodotti, dimensione organizzativa  e specializzazioni tecnologiche per realizzare  joint venture con aziende sudafricane e sfruttare le molteplici opportunità offerte dalla crescita dell’Africa sub-sahariana:

  • nei settori “primari”, connessi in particolare alla filiera agroindustriale (produzione e trasformazione), delle costruzioni e dell’edilizia (infrastrutture, servizi per i sistemi urbani, ecc.);
  • nei beni di consumo durevoli, come elettrodomestici, abbigliamento, arredamento e illuminazione e automobili (di cui il Sud Africa è l’ hub per l’assemblaggio dell’Africa).
  • nei beni di consumo e grande distribuzione, in cui le opportunità – anche nelretailing – sono notevoli grazie ad una domanda crescente e alla presenza di partner locali in grado di gestire attività chiave (ad esempio la catena del freddo per la distribuzione alimentare);
  • nei settori innovativi ad alto contenuto tecnologico, alla luce dei programmi nazionali per orientare investimenti e attrarre aziende estere in settori quali le energie rinnovabili, l’aerospaziale, il nucleare e i nuovi materiali.

L’Italia può dunque giocare la partita africana – una delle più promettenti dei decenni a venire – con un ruolo ancora più importante di quanto fatto ad oggi e rafforzare la relazione con il Sudafrica è una chiave di volta strategica.




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