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La Presidenza di Ramaphosa apre grandi opportunità per le aziende italiane ed Europee in Sudafrica

Il 15 febbraio 2018, Jacob Zuma si è dimesso da Presidente del Sudafrica, la decisione è stata il seguito della perdita del supporto del suo partito, l’African National Congress (ANC), aprendo così la strada alla nomina di Cyril Ramaphosa come nuovo presidente sudafricano.

La Presidenza di Ramaphosa apre grandi opportunità per le aziende italiane ed Europee in Sudafrica

Il 15 febbraio 2018, Jacob Zuma si è dimesso da Presidente del Sudafrica.

Una decisione storica, che segna la fine di un decennio di governo segnato da accuse di corruzione e deterioramento del quadro macroeconomico: downgrade del debito pubblico, diminuzione di FDIs e di posti di lavoro – soprattutto tra i giovani, inflazione, stagnazione ed un comparto pubblico inefficiente.

La decisione di Zuma è stata il seguito della perdita del supporto del suo partito, l’African National Congress (ANC), aprendo così la strada alla nomina di Cyril Ramaphosa come nuovo presidente sudafricano.

Figure 1. South Africa lost decade, (index year, 2009 = 100), 1994-2016. Source: The European House – Ambrosetti elaboration on UNCTADstat, Worl Bank, South Africa Reserve Bank, 2018.

Ex avvocato, Ramaphosa divenne uno dei leader del sindacato giocando un ruolo chiave nel mobilitare i minatori contro il regime dell’apertheid, assumendo una posizione di primaria importanza anche nella fase di transizione verso la democrazia. Ha interrotto la sua carriera politica nel 1997, dopo aver conteso con Thabo Mbeki la nomina a candidato Presidente del ANC, lasciando la politica e passando al settore privato, diventando così uno degli uomini d’affari di maggior successo nel continente africano.
Il ritorno sulla scena politica di Ramaphosa non è tuttavia stato improvviso: dal 2014 ha assunto la carica di Vice Presidente della Repubblica ed in dicembre nominato al vertice dell’African National Congress. Due decenni dopo che Mandela lo scelse come suo successore, Ramaphosa ha ora la possibilità di portare nuova linfa al Paese: nonostante anni di malgoverno, il Sudafrica ha grandi e solidi fondamentali macroeconomici e, se supportato da un adeguato quadro di policy, il Paese potrà mantenere le promesse e le speranze della Nazione Arcobaleno.

Il Sudafrica rimane infatti la principale economia dell’Africa Sub-Sahariana del SADC (Southern African Development Community, organizzazione internazionale composta da 16 Paesi dell’Africa australe), contribuendo con il 18,5% al PIL della regione, il 18% dell’import e il 20% dell’export. Il Paese è inoltre il più grande investitore intra-regionale ed il quinto investitore in Africa a livello globale.

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Diversi settori industriali mostrano notevole dinamismo e competitività, sia a livello regionale che in relazione ai competitori internazionali di riferimento: in particolare il settore minerario, l’agroalimentare, l’automotive, il settore chimico, farmaceutico, ICT, tessile e metallurgico. Il Paese presenta infatti numerosi operatori di grande dimensione, fortemente integrati nelle catene del valore e distributive internazionali che, grazie alla forte propensione all’export, sono rimasti competitivi ed in buona salute. Il Paese può inoltre far leva su un sistema infrastrutturale avanzato, oggetto di un piano strategico di ulteriore potenziamento per 115 miliardi di dollari; su abbondanti risorse naturali – minerari in particolare; su un vivace ecosistema di piccole e medie imprese; su una nuova generazione di imprenditori tecnologici in grado di capitalizzare la leadership tecnologica a livello continentale. Non da ultimo, il Paese dispone di un sofisticato mercato di capitali che lo rende l’ideale bacino di raccolta di risorse finanziarie per progetti di investimento in tutta la regione.

 

 

 

 

 

Figure 2. Business Confidence Index in South Africa, Source: The European House – Ambrosetti elaboration on OECD, 2018.

La sfida di Ramaphosa sarà quindi quella di permettere al Paese di dispiegare appieno il suo potenziale di business. Sono attese incisive riforme dell’amministrazione pubblica e delle aziende di Stato, combattendo la corruzione e liberalizzando l’economia. Ma, soprattutto, la sfida di Ramaphosa sarà quella di riportare fiducia e reputazione tra gli investitori internazionali nel Paese dal più grande potenziale di sviluppo del continente.

In questo quadro, la nuova Presidenza sudafricana apre opportunità immense per le aziende italiane. Già sotto la Presidenza Zuma il Paese è stato destinazione privilegiata di investimenti italiani: terza destinazione per FDI italiani in Africa e prima nel SADC. L’Italia è inoltre tra i primi 20 investitori globali in Sudafrica con 490 milioni di dollari investiti nel 2016. Sul fronte degli scambi, l’Italia è inoltre il quinto partner commerciale europeo del Paese, con un interscambio di 2,9 miliardi di dollari nel 2017.

In crescita anche la presenza di attori italiani nel Paese, che hanno deciso di localizzare in Sudafrica stabilimenti produttivi e attivare partnership con aziende locali. Magnetto Automotive, Building Energy, Ferrovie dello Stato, Lucchini RS, Terna, Ansaldo Energia, Fata e Alitalia (che ha aperto una nuova tratta diretta sul Paese) sono alcuni dei player italiani nel Paese che hanno anche partecipato e supportato il Summit Italia – Sudafrica, di cui The European House – Ambrosetti ha organizzato la quarta edizione a Johannesburg il 24 e 25 ottobre 2017.

La presenza dei grandi operatori italiani in Sudafrica può servire da “locomotiva” per lo sviluppo del business delle piccole e medie imprese nostrane che hanno, fino ad oggi, tenuto il Sudafrica fuori dal radar dei propri investimenti. Le complementarità tra i due Paesi sono infatti notevoli, in particolare nel settore manifatturiero, dove ambedue i paesi condividono una struttura produttiva innovativa e di dimensione principalmente medio piccola.

La business community italiana non può adottare un approccio passivo e “wait and see”: è necessario piuttosto ingaggiare il Paese con rinnovata fiducia, muovendosi rapidamente per consolidare il posizionamento guadagnato negli anni alla concorrenza internazionale. Una partnership più forte tra Italia e Sudafrica non solo porterà grandi vantaggi per ambedue le parti, ma potrà anche essere uno dei pilastri del dialogo tra Europa e Africa.

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