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Ambrosetti Club Economic Indicator

La ripresa tarda ad arrivare: ne soffrono soprattutto i consumi

Stiamo vivendo una crisi di domanda, non di offerta. Questo è quello che ci dice l’Ambrosetti Club Economic Indicator nelle sue luci e nelle sue ombre.

La ripresa tarda ad arrivare: ne soffrono soprattutto i consumi

Il lungo tunnel dell’economia italiana

In occasione dell’ultima rilevazione di settembre, avevo indicato come le previsioni di una graduale ripresa dell’economia siano state, a cominciare dalla seconda metà del 2012, costantemente disattese. La scorsa primavera ci si attendeva una ripresa che non c’è stata. Inoltre, la BCE tra settembre e dicembre ha rivisto al ribasso le stime di crescita per il 2015 per l’Eurozona: PIL da +1,6% previsto a settembre, a +1,0%, previsto a dicembre. Investimenti per il 2015 da +3,1% previsti a settembre, a +1,4%, previsti a dicembre. Oggi, come mai nel recente passato, esiste una difficoltà sempre più evidente di prevedere l’andamento economico non solo nel lungo periodo, ma anche nel breve periodo, e le stime vengono modificate anche a distanza di pochi mesi, come abbiamo visto. La revisione al ribasso è diffusa e riguarda il PIL, i consumi, la produzione industriale e l’inflazione. La recente discesa del prezzo del petrolio sotto i 60 dollari al barile, se da un lato ha un effetto positivo di riduzione dei costi e potenziale aumento della domanda, dall’altro rappresenta un elemento che soffia anch’esso sul vento della deflazione.

Deflazione che si sta dispiegando velocemente. In Germania i prezzi sono fermi allo 0% a novembre, in Francia -0,2% (sul dato core è la prima volta), in Italia -0,2% e in Spagna -0,4%., valore che marca una eccessiva distanza rispetto al livello di stabilità dei prezzi fissato dalla Banca Centrale Europea al 2%. Se come primo effetto la frenata dei prezzi aumenta il potere d’acquisto, la deflazione comprime i margini delle imprese che a loro volta tenderanno a comprimere i costi, compresi quelli del personale, per rimanere competitive. Si alimenta così il circolo vizioso dove un’alta disoccupazione deprime la domanda di beni e servizi e quindi riduce i consumi. Le imprese cercano di ridurre i prezzi per mantenere le quote di mercato, facendo a loro volta pressione verso una riduzione dei costi dei salari.

L’Italia in questo circolo vizioso è già dentro. L’origine della debolezza dell’economia italiana ed europea è la mancanza di consumi che, ricordiamoci, rappresentano tra quelli privati e pubblici l’80% del PIL italiano. Stiamo vivendo una crisi di domanda, non di offerta. Usando una metafora conosciuta tra gli economisti: “non possiamo dare da bere a un cavallo che non ha sete”. Il credito (l’offerta) oggi ci sarebbe, ma le imprese non investono se non sanno a chi vendere i loro prodotti o servizi, così come le famiglie non spendono in un clima di incertezza futura sul lavoro e sul reddito. Pochi dati sintetizzano la situazione sopra descritta: la disoccupazione in Italia è al 13,2% e tra i giovani ha raggiunto il 44%, entrambi i dati rappresentano il record storico negativo; i consumi sono tornati quelli del 1999, 15 anni fa. Per alcuni prodotti come l’automobile siamo tornati al 1974 come numero di immatricolazioni.

In questo quadro segnali di “luci e ombre” ci arrivano dai nostri indicatori Ambrosetti Club Economic Indicator creati per prevedere i cambiamenti economici in atto, le tendenze future e il loro impatto sul sistema sociale ed economico[1].

Gli indicatori Ambrosetti Club Economic Indicator incorporano il sentiment di un target selezionato (il campione della nostra analisi è composto da imprenditori, amministratori delegati e rappresentanti dei vertici aziendali delle più importanti società italiane e multinazionali che operano in Italia) e con una visione privilegiata del business a 360 gradi, sugli investimenti in programma, sull’andamento delle vendite e degli stock, sui nuovi ordinativi e sull’evoluzione dei mercati di sbocco dei prodotti e servizi.

In peggioramento, per il terzo trimestre consecutivo, risulta l’indicatore di sentiment sulla situazione attuale dell’economica italiana che si attesta a dicembre a 3,4, valore minimo da ottobre 2013.

Se a livello metodologico il dato appena sopra lo zero indicherebbe una valutazione della situazione economica ancora in territorio leggermente positivo nel quarto trimestre del 2014, è evidente come questi numeri, nella sostanza, indicano una situazione di stagnazione economica e di estrema fragilità del sistema.

Eventi esterni come le turbolenze sui mercati finanziari generate, ad esempio, da tensioni geopolitiche (inasprimento delle sanzioni incrociate tra Russia e UE; elezioni Grecia, tensioni in Medio Oriente) possano pesare in modo decisivo per riportare l’indicatore in territorio negativo.

Situazione economica italiana Situazione economica italiana_dicembre 2014

Se il quarto trimestre risulta non brillante, l’indicatore sulle aspettative a 6 mesi ci porta invece qualche segnale di maggior ottimismo e raggiunge i 17,2 punti, in aumento dai 3,8 punti dello scorso settembre.

L’aumento marcato porta l’indicatore a rimbalzare sui valori più alti dell’ultimo anno e maggiori degli ultimi 5 trimestri.

Questo dato, letto insieme a quello sulla valutazione dell’economia del 4° trimestre del 2014, mostra come i vertici delle più importanti aziende del Paese, nonostante una situazione attuale molto difficile, nutrano aspettative di miglioramento per l’estate del prossimo anno.

Prospettive economiche a 6 mesi

Prospettive economiche_dicembre 2014

Purtroppo il dato sulle aspettative del mercato del lavoro si conferma per l’ennesima volta negativo. Sull’occupazione i nostri indicatori non hanno mai fatto registrare un segno positivo. Preoccupa il fatto che si amplifichi ulteriormente il dato negativo e raggiunga -21,6, dal -14,4 di settembre. Tutti conosciamo gli attuali livelli record di disoccupazione, in particolare quella giovanile, e i dati delle aspettative sull’occupazione mettono a fuoco uno dei problemi del nostro Paese da affrontare con assoluta priorità.

Previsioni sull’occupazione a 6 mesi

Previsioni occupazione_dicembre 2014

Sul fronte degli investimenti, l’indicatore si attesta a 0,9, come a settembre. È una ulteriore conferma come le prospettive di aumento degli investimenti siano quasi nulle, confermando per i prossimi mesi, su questo fronte, la stagnazione che oggi stiamo vivendo.

Previsioni sugli investimenti a 6 mesi

Previsioni investimenti_dicembre 2014

I segnali che emergono dalle nostre rilevazioni trovano delle spiegazioni molto interessanti dai colloqui e scambi di opinione che abbiamo regolarmente con il mondo produttivo e imprenditoriale.

Pierluigi Garuti, Direttore Generale di Pelliconi, uno dei principali produttori mondiale di tappi a corona, in metallo e tappi in plastica per l’industria dell’imbottigliamento per bevande, ci mette in evidenza come non solo l’Italia, ma l’intera Europa, è oggi un mercato che non offre una prospettiva di consumi in aumento. Pensare che le aziende possano/vogliano investire in un contesto di consumi stabili o in diminuzione, e riduzione dell’occupazione è una utopia.

Pierluigi Garuti, inoltre, sottolinea come gli investimenti che alcune aziende (quelle che riescono a stare sul mercato con successo) realizzano, sono sempre più legati a casi specifici e non generalizzabili al contesto economico. Ad esempio, Pelliconi continua ad investire, ma focalizzandosi o su progetti specifici con clienti con i quali definire progetti di fornitura ad orizzonte poliennale, oppure su aree nelle quali i consumi di bevande sono in crescita, quindi sui mercati extra Europei. Questi investimenti sono, pertanto, marginali rispetto al contesto complessivo e le aziende non effettuano investimenti di sviluppo in capacità o aumento del servizio legati ad aspettative di miglioramento del contesto economico generale.

Sul lato dell’occupazione, Pierluigi Garuti, chiarisce come, attualmente, in quei settori che producono commodity la competitività e la tensione verso la riduzione dei prezzi di vendita, forzata dai grandi clienti multinazionali del settore beverage, è così alta che le aziende, per non perdere quote di mercato e continuare a vendere (e aggiungiamo noi per continuare ad esistere) indirizzano gli investimenti verso l’automazione e l’informatizzazione dei processi che, nel lungo periodo, tendono a ridurre i costi del lavoro, in costante aumento fisiologico, quindi il numero di occupati nelle aziende.

La tensione sui costi è così forte che la delocalizzazione non è più vista dalle imprese come un mezzo per produrre a costi più bassi altrove e importare poi il prodotto finito, bensì come una modalità per divenire attori sui mercati che crescono ed offrono prospettive future, abbattendo così costi logistici, e offrendo prodotti e servizi in modo competitivo. In generale, se le aziende non assumono (se non marginalmente) e il settore pubblico è in esubero, l’unico modo per far ripartire l’occupazione è una ripresa della domanda che, come visto non c’è. L’unica nota positiva per l’occupazione è legata alle aziende che esportano, e che quindi sono influenzate positivamente dalla domanda in crescita di altri Paesi e aree geografiche del Mondo come gli Stati Uniti e l’Asia.

La positività legata alle aziende che esportano emerge, con forza, anche dal confronto con Maurizio Botta, Amministratore Delegato di 3M Italia, azienda leader al Mondo in innovazione che può essere considerata un barometro del Paese, in quanto la sua attività è differenziata in tutti i settori economici, dal largo consumo, alla salute ai settori industriali. Maurizio Botta ci indica come le aziende che esportano sono quelle maggiormente dinamiche e innovative e che ricercano continui miglioramenti del processo produttivo.

In aggiunta a ciò, l’attuale rafforzamento del dollaro sull’Euro ha fornito un ulteriore aiuto agli esportatori. Anche sul fronte interno esiste una certa vivacità e non tutto è stagnante. Esistono delle realtà dinamiche e in crescita che, in parte, sopperiscono o pongono un argine al declino di altre aziende.

Sul fronte degli investimenti, Maurizio Botta, ci fa notare come quelli di 3M sono effettuati anche per “creare mercato” o “sviluppare il mercato” offrendo ai clienti la possibilità di avere accesso alle numerose (46) piattaforme tecnologiche 3M. I clienti, siano essi imprese che consumer, sono sempre interessati alle innovazioni e alle nuove soluzioni tecnologiche. Per questo motivo 3M sta investendo sull’apertura di Innovation Centers dove, con il supporto di tecnici specializzati, i clienti possono sperimentare come utilizzare i prodotti ed individuare nuove idee di sviluppo e collaborazione. In questo senso il notevole interesse verso l’innovazione manifestato da aziende nei più diversi settori merceologici è la conferma della vitalità di una parte consistente della nostra economia pur tra innumerevoli difficoltà. A livello generale gli investimenti in infrastrutture come quelli sulla banda larga sono fondamentali per porre le basi verso la creazione di un ambiente adatto ad accogliere innovazione.

Per Maurizio Botta, anche se è cruciale mantenere sotto controllo i costi, la soluzione definitiva può venire solo dal perseguimento della competitività di lungo periodo che si raggiunge innovando a tutti i livelli, non solamente attraverso grandi salti tecnologici o di processo, ma anche in modo costante e incrementale.

Sia Pierluigi Garuti che Maurizio Botta affermano come nel loro business e nel settore in cui operano non vedano un problema di liquidità. Il problema è la fiducia che manca, e la mancanza di fiducia blocca tutto. Chi è più esposto sull’export ha più fiducia perché vede un aumento delle vendite, ma il resto del sistema economico è al palo.

Un ritorno alla fiducia si tradurrebbe in un aumento della domanda e in un aumento degli investimenti che come emerge dai nostri indicatori sono fermi.

Qual è la soluzione? O meglio, arrivati a questo punto, verrebbe da chiedersi: esiste una soluzione?

Riforme, riforme, riforme. È la risposta di Maurizio Botta. Il recupero della fiducia sarà tanto maggiore, quanto maggiore sarà il numero delle riforme in cantiere che diventeranno realtà. Urgente è anche lo snellimento della macchina burocratica, opinione condivisa da tutti i nostri membri CEO Club Ambrosetti, che è sicuramente un elemento di perdita di efficienza per tutto il sistema Paese. L’investimento nell’informatizzazione deve essere accompagnato da una revisione dei processi burocratici altrimenti si rischia di aumentare solo l’utilizzo delle stampanti.

Oggi molte realtà sopravvivono per le capacità e la tenacia degli imprenditori italiani, che hanno radici e sono nostalgici dei territori dove sono nati e cresciuti o come uomini o come imprenditori, come ci ricorda Pierluigi Garuti. Chi vive sul mercato e si confronta tutti i giorni con la burocrazia, gli ostacoli e le lentezze chiede un cambiamento, per non essere travolto.

Poiché la fiducia è il primo motore della crescita, quello che bisogna fare ora è chiaro. Se lo aspettano tutti: consumatori, imprese e mercati finanziari. Come ci dice Maurizio Botta: bisogna passare all’execution, dove siamo ancora troppo lenti.

 

[1] Ricordiamo che i valori dell’Ambrosetti Club Economic Indicator sono compresi tra -100, che rappresenta la situazione di massima negatività, e +100 che rappresenta la situazione di massima positività, con il punto 0 che rappresenta lo spartiacque tra espansione/recessione o miglioramento/peggioramento.




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