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La rabbia nell'ambiente di lavoro: saperla gestire sta diventando sempre più importante

È possibile disinnescare le emozioni negative nell’ambiente di lavoro prima che si trasformino in un problema. Il primo passo è avere una forte e chiara policy aziendale.

La rabbia nell’ambiente di lavoro: saperla gestire sta diventando sempre più importante

Workplace Rage – La gestione delle emozioni negative nell’ambiente di lavoro

Articolo di Massimo Picozzi (Criminologo) e Paolo Gasca (Responsabile servizio Professione: Manager – The European House – Ambrosetti)

La rabbia non è un sentimento, condizione affettiva che dura più a lungo. Non è una passione, più profonda e sconvolgente. Non è nemmeno uno stato d’animo, situazione affettiva di fondo non chiaramente innescata da una causa riconoscibile.

La rabbia è un’emozione, qualcosa che nasce in rapporto a un evento esterno e come tale ha sempre una natura sociale. La sua principale funzione è quella di valutare costantemente ciò che accade nell’ambiente intorno a noi, in modo da poter reagire adeguatamente. Il nostro sistema emotivo ricalibra costantemente il nostro atteggiamento in rapporto al flusso d’informazioni in entrata e insieme regola il nostro corpo, preparandoci alla necessità di un’eventuale azione.

La rabbia è dunque un’emozione naturale e primaria, necessaria per la nostra sopravvivenza. È una risposta a una minaccia, alla frustrazione, e ci aiuta a combattere per la nostra sicurezza, fornendoci l’energia emozionale e fisica per risolvere il problema. Arrabbiarsi non è perciò sbagliato in assoluto, perché la rabbia – se adeguatamente controllata e dominata – può essere una forza positiva e costruttiva, un’emozione che permette di far valere le proprie ragioni e negoziare i propri bisogni.

Contemporaneamente, con le emozioni comunichiamo le nostre intenzioni, spesso con maggiore intensità ed efficacia di quanto possano fare le parole. Infine non va trascurato il valore delle emozioni per noi che le proviamo, per la capacità che ci regalano di riflettere su noi stessi, le nostre priorità e le nostre scelte


La rabbia al lavoro

Tutto ciò accade anche nell’ambiente di lavoro, ovviamente. Nessuno può dirsi immune dallo sperimentare momenti di rabbia,  e nel ventaglio di emozioni che va dal semplice fastidio allo scoppio di una collera irrefrenabile, quotidianamente siamo testimoni (e proviamo noi stessi) una qualche forma d’irritazione.

Niente di nuovo sotto il sole, dunque. Ma a chi ha dimestichezza con gli ambienti di lavoro e sa leggere il clima che vi si respira non è sfuggito che negli ultimi anni è progressivamente aumentata la difficoltà al controllo, alla gestione del risentimento e della frustrazione; una difficoltà che si esprime non solo attraverso atteggiamenti aggressivi, ma anche con performance ridotte e piccoli atti di sabotaggio, con inevitabili ricadute sul clima emotivo, sulla produttività e sul bilancio dell’azienda, in un circolo vizioso e distruttivo.


Le ragioni di un’emozione

Naturalmente la vicenda è complessa, ed è impossibile identificare una sola ragione che ne spieghi l’attuale fisionomia, ma certo la crisi economica ha giocato e gioca un ruolo decisivo: ridimensionamenti, ristrutturazioni, cambiamenti radicali nel mondo del lavoro, trascinano inevitabilmente mortificazione, paura e rabbia.

E accanto ai mutamenti macro e micro-sociali, inoltre, c’è sempre il fattore umano. La tanto invocata capacità di accettare e vivere positivamente i cambiamenti e la flessibilità implica da parte delle persone coinvolte una grande capacità di adattamento, che a sua volta poggia sulla sicurezza di sé e sull’autostima, merci rare di questi tempi.

D’altro canto l’irritazione e la rabbia sono solo un aspetto di un problema ben più ampio: il modo in cui le emozioni sono vissute e agite. Molti riescono a gestirle, altri non ce la fanno. Può dipendere da uno sfortunato assetto genetico, o dalla storia familiare e personale. Anche lo stile di pensiero influenza la predisposizione alla rabbia: dare per scontate le cose positive, enfatizzare le negative, essere eccessivamente perfezionisti, sono tutte condizioni che possono innescare sentimenti di irritazione e di rabbia; così come le convinzioni personali sui concetti di giustizia ed equità.


Gestire la rabbia

Per disinnescare questi sentimenti negativi prima che si trasformino in un problema, avvelenando i processi decisionali e determinando, in modo spesso inconsapevole, infelici scelte antieconomiche, occorre muoversi su più fronti. Da una parte è necessario adottare una forte e chiara policy aziendale, che non permetta nemmeno le forme “minori” di aggressività, le più frequenti e meno clamorose. Ma contemporaneamente, e soprattutto, va costantemente stimolata e diffusa una cultura della fiducia nelle persone e del rispetto tra capi e collaboratori.

Tutto questo presuppone peraltro in chi ha responsabilità di gestione una nuova e più sofisticata capacità di “leggere” le emozioni in sé stessi e negli altri e di saperle gestire al meglio per evitare che diventino elementi disgreganti di un clima aziendale già messo a dura prova dalle condizioni generali di contesto.

Comprendere e padroneggiare il rapporto profondo fra emozioni, cognizioni e comportamenti; passare dal conflitto alla cooperazione attraverso una corretta interpretazione della negoziazione professionale; saper gestire lo stress e le dipendenze endemiche riconoscendone i segnali deboli; governare i processi decisionali in condizioni di emergenza: queste le sfide ineludibili per chi voglia realmente interpretare, oggi, il proprio ruolo manageriale in modo efficace e vincente.




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