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Ambrosetti Club Economic Indicator

L’economia è in ripresa, ma siamo troppo lenti

L’Italia ha certamente invertito la tendenza, ma troppo lentamente e siamo ancora molto lontani dal ritorno a un sentiero di crescita che in tempi ragionevoli possa riportarci ai valori pre-crisi.

L’economia è in ripresa, ma siamo troppo lenti

Ci siamo rimessi in moto, motorino … o solo in bici?

Al rientro dalla pausa estiva c’era molta speranza che il miglioramento degli indicatori economici potesse trasformarsi in un aumento più sostenuto della crescita economica.

Purtroppo ciò non è avvenuto e il terzo trimestre del 2015 si chiude con un PIL in crescita dello 0,2%, in discesa rispetto al +0,3% del secondo trimestre dell’anno.

A settembre avevamo evidenziato come nonostante si dicesse che il Paese si era finalmente rimesso in moto, dalle nostre rilevazioni risultava che il Paese si era rimesso in… motorino… o in bici.

L’indicatore di sentiment sull’economia dell’Ambrosetti Club Economic Indicator evidenziò a settembre una inversione rispetto al trend di miglioramento registrato fino ad allora. Complessivamente il nostro set di indicatori mostrava una situazione economica in leggera ripresa, ma la caduta delle prospettive future indicava l’assenza di una ulteriore accelerazione rispetto alla crescita registrata nel primo semestre dell’anno.

L’Italia ha certamente invertito la tendenza, ma troppo lentamente e siamo ancora molto lontani dal ritorno a un sentiero di crescita che in tempi ragionevoli possa riportarci ai valori pre-crisi.

Proiettando le stime di crescita attuali ci vorranno ancora 6-7 anni per tornare ai livelli di PIL raggiunti prima della crisi del 2008 e ne occorreranno 8-10 per tornare ai livelli di investimento pre-crisi…decisamente troppi!

Non è impossibile. La Spagna cresce al 3,4%, la Germania all’1,8%, il Regno Unito al 2,30%, l’Olanda all’1,9%, il Portogallo all’1,40, la Francia all’1,20%. Noi allo 0,8%.

La sfida diventa più grande e cresce di intensità. Se fino a pochi mesi fa potevamo contare sulle esportazioni come fattore di crescita, oggi con i tumulti che arrivano dal rallentamento della Cina e la sofferenza di molti Paesi emergenti (Brasile e Russia sono in recessione economica con stime di PIL comprese tra -4% e -5%) le nostre speranze di ripresa faranno affidamento, nei mesi a venire, sui consumi interni privati che rappresentano oltre il 60% del PIL italiano. Su quelli misureremo la forza della nostra crescita.

Su questo punto è necessario fare chiarezza da subito. Una significativa e sostenibile ripresa dell’economia e dei consumi, per essere tale, deve estendersi trasversalmente alla gran parte dei settori industriali del nostro Paese, ai consumi delle famiglie al Nord quanto al Sud e agli investimenti delle imprese.

Oggi, al contrario, la ripresa rimane ancorata ad alcuni settori economici e aree geografiche del Paese. Mi ha molto impressionato un dato che è emerso dai nostri osservatori economici sul territorio. Il divario tra Lombardia e Calabria in termini di PIL in parità di potere d’acquisto è pari al 135%. Questo significa che in media un cittadino Lombardo in termini reali può comprare il 135% in più dei beni o usufruire dei servizi rispetto ad un cittadino calabrese. Questo divario tra Germania e Grecia si ferma al 68%. In sintesi, la differenza di potere d’acquisto che c’è tra il Nord e il Sud dell’Italia è doppia rispetto alla differenza che esiste tra un cittadino tedesco e un cittadino greco.

Questo rende ancora più urgente una vera e seria politica di rilancio del Sud.

Con riferimento agli investimenti delle imprese si nota una ripresa, ma anche qui è molto sottile. Vediamo un miglioramento del mercato del credito che dopo anni di contrazione si è stabilizzato, anche se i dati evidenziano una situazione a macchia di leopardo: i crediti alle imprese complessivamente sono ancora in contrazione dello 0,8% rispetto al 2014, ma si registra l’accelerazione per le imprese manifatturiere che segnano un +1,8%, evidenziando una ripresa delle attività produttive.

Per il 2016 sono previste misure di sgravio sulla fiscalità immobiliare, a cominciare dalla cancellazione della tassa sulla prima casa che dovrebbe, nei desiderata del Governo, oltre che contribuire a soffiare su una rinnovata fiducia, rinvigorire il settore che più di tutto ha sofferto durante la crisi: le costruzioni. La ripresa di questo settore, tassello finora mancante, aiuterebbe in modo decisivo il ritorno verso un sentiero pieno di crescita considerando che, dal 2008, si sono persi 500 mila posti di lavoro, pari al 25% di tutti gli occupati nelle costruzioni.

Note positive per il 2016 non mancano, anche se dipendiamo molto da fattori esterni. Uno dei più importanti è l’azzeramento del costo del debito per l’Italia che, di recente, ha collocato BTP a due anni a tassi zero e Bot a 6 e 12 mesi a tassi negativi. Di fatto gli investitori pagano l’Italia per tenere i loro soldi e il tasso da pagare sul titolo a 10 anni sul nostro debito è inferiore a quello degli Stati Uniti. Fenomeno mai capitato prima nel nostro Paese. Questo dimostra la grande efficacia dell’azione della Banca Centrale Europea. Azione che durerà almeno fino a marzo 2017, ma che non è eterna.

Altro elemento favorevole è il costo del petrolio che in questi giorni ha raggiunto i 38 dollari al barile, sui minimi da 8 anni, accompagnato dal calo di molte materie prime che sono ai minimi storici. Per la nostra economia, di trasformazione, prezzi così bassi delle materie prime sono equiparabili a una politica fiscale espansiva.

Nella ultima rilevazione di dicembre gli indicatori dell’Ambrosetti Club Economic Indicator mostrano dei segnali di positività rispetto alla rilevazione di settembre: migliorano il sentiment economico sui prossimi mesi, l’occupazione e gli investimenti.

I nostri indicatori sono costruiti sulla base dei risultati ottenuti da una survey effettuata ad hoc per la business community del Club The European House-Ambrosetti, composto da oltre 350 imprenditori, amministratori delegati e rappresentanti dei vertici aziendali delle più importanti società italiane e multinazionali industriali, bancarie e dei servizi, che operano in Italia.

In questo modo otteniamo informazioni sulla visione della nostra business community sul proprio business a 360 gradi, sugli investimenti in programma, sull’andamento delle vendite e degli stock, sui nuovi ordinativi e sull’evoluzione dei mercati di sbocco dei prodotti e servizi.

Gli indicatori vanno letti nel modo seguente: valori sopra lo zero indicano che il sentiment è positivo e si prevede una espansione dell’attività economica, viceversa valori sotto lo zero indicano che il sentiment e negativo e si prevede una contrazione dell’attività economica.


Situazione economica italiana

L’indicatore di sentiment sulla situazione attuale dell’economia italiana si attesta a 26,9 punti, in leggero aumento rispetto al terzo trimestre (25), e su valori vicini a quelli registrati a giugno. Emerge complessivamente un consolidamento della situazione economica che ereditiamo dai primi tre trimestri dell’anno.

Ambrosetti Index_Situazione economica italiana_dicembre 2015

Fonte: The European House – Ambrosetti

Il leggero miglioramento del sentiment economico si rafforza se letto congiuntamente all’indicatore sulle aspettative di crescita.


Prospettive economiche a 6 mesi

Ambrosetti Index_Prospettive economiche_dicembre 2015

Fonte: The European House – Ambrosetti

L’indicatore sulle prospettive economiche torna in positivo e si attesta a +10,9 sui valori registrati a Marzo e Giugno.

Il rimbalzo dell’indice di dicembre, rispetto a settembre, se confermato nei prossimi mesi, dovrebbe spingere la crescita economica su tassi superiori rispetto agli attuali.


Previsioni sull’occupazione a 6 mesi

Continua in modo lento, ma costante, il miglioramento delle aspettative sul mercato del lavoro. L’indicatore raggiunge il valore di 11,5, punto più alto sia del 2015 che dall’inizio delle rilevazioni. Come già abbiamo evidenziato nelle scorse pubblicazioni, il miglioramento sul mercato del lavoro deve essere letto come un consolidamento dei risultati positivi di questi mesi, che rappresentano un leggero miglioramento di una situazione molto difficile e che vede livelli di disoccupazione giovanili intorno al 40%.

Ambrosetti Index_Occupazione_dicembre 2015

Fonte: The European House – Ambrosetti

Con riferimento al settore finanziario, Fabrizio Zenoni, Managing Director di Santander Global Banking and Markets, indica come sul lato dell’occupazione non ci saranno miglioramenti.

Storicamente l’industria finanziaria anticipa i trend dell’economia, ma oggi sta attraversando un eccezionale e profondo processo di trasformazione e razionalizzazione che continuerà ad esercitare pressioni dal punto di vista occupazionale. Nel settore finanziario, pertanto, i nodi da sciogliere sono ancora molti prima di poter vedere miglioramenti nel trend occupazionale. È più probabile si possano vedere miglioramenti in alcuni settori industriali e dei servizi.


Previsioni sugli investimenti a 6 mesi

Anche l’indicatore sugli investimenti prosegue il graduale e costante miglioramento da inizio anno, segnano il massimo storico a 32,7.

Ambrosetti Index_Investimenti_dicembre 2015

Fonte: The European House – Ambrosetti

Gli investimenti sono essi stessi un indicatore con caratteristiche di previsione futura, perché le imprese investono quando prevedono e credono in una ripartenza economica.

Gli investimenti, soprattutto in questa fase economica, sono una componente fondamentale per tornare a crescere, come ci evidenzia bene Fabrizio Zenoni.

E tra i motivi che frenano le imprese ad investire c’è la mancanza di certezza della giustizia civile, l’eccesso di burocrazia, la mancanza di chiarezza fiscale e la non prevedibilità riguardo ai tempi di recupero dei crediti. Zenoni su questo punto è molto chiaro. Alcuni imprenditori, nonostante abbiano lavoro e commesse crescenti, stentano ad investire perché non riescono a prevedere, con una ragionevole certezza, i costi totali legati al nuovo investimento, i ritorni connessi e le relative tempistiche. Ad esempio, superato un certo numero di dipendenti, è poco prevedibile l’impatto sui costi di formazione, sulla flessibilità aziendale, sulle spese fiscali a cui si va incontro ecc. Queste incertezze frenano l’investimento. Quanto tempo occorre per avere una autorizzazione, a quali impedimenti burocratici una impresa va incontro, a quali spese fiscali e con che tempistiche, in quanto tempo posso recuperare dei crediti ecc. Le risposte a queste domande arrivano con mesi di ritardo e, spesso, non sono neanche certe. A questo si aggiunga una classe imprenditoriale non sempre preparata alle nuove sfide, che affronta con difficoltà il ricambio generazionale ed il processo di globalizzazione.

Agostino Re Rebaudengo, fondatore di Asja Ambiente Italia e Presidente di assoRinnovabili esprime preoccupazione per l’andamento del settore dell’energia rinnovabile con riguardo agli investimenti nel 2016, anche sulla base della forte contrazione registrata nel 2015 per effetto delle “misure barriera” introdotte dal Governo.

In generale, nonostante nella COP21 siano stati identificati importanti obiettivi di riduzione delle emissioni di CO2 e i paesi partecipanti siano stati per la prima volta unanimemente concordi nell’attribuire all’uomo l’origine dei cambiamenti climatici, i tempi di attuazione sia in Italia, sia in Europa rischiano di essere molto lunghi. In tal senso gli investimenti del settore, essendo molto capital intensive, sono aiutati dai tassi molto bassi da un lato, ma frenati dalla lentezza con cui vengono prese le decisioni a livello nazionale.

In sintesi, gli indicatori dell’Ambrosetti Club Economic Indicator indicano un consolidamento dell’attuale sentiment di leggera positività con riferimento alla situazione economica, all’occupazione e agli investimenti. Il sentiment sulle prospettive future è tornato in positivo e indica un miglioramento della crescita rispetto ai valori attuali.

A livello generale, per Zenoni “il cavallo ha sete, ma poca”. Si vedono alcuni segnali di ripartenza, ma ancora stenta a “galoppare”. Alcune tendenze sono legate più a fenomeni fisiologici di recupero guidati dalla ricostituzione delle scorte o sostituzione degli assets detenuti, più che per l’esistenza di un trend sottostante che spinge la crescita. L’acqua non è sufficiente a far ripartire un cavallo che soffre anche di alcune patologie: occorre una riforma sistemica per aiutare le aziende a ritrovare lo spirito imprenditoriale, identificare strategie ed obiettivi di lungo periodo, preludio alla ripresa degli investimenti. Occorre un supporto di immagine da parte del sistema politico, di sostegno e di comunicazione alle imprese, di marketing agli investitori esteri. Ecco perchè nelle stime di crescita evidenziate in apertura, l’Italia non “brilla” tra i Paesi europei.

Per il 2016 le prospettive rimangono positive. Molti fattori come il petrolio basso, l’Euro competitivo e i tassi bassi aiuteranno l’economia anche l’anno prossimo. In tal senso crediamo sia realizzabile la stima per l’Italia per l’anno prossimo che vede una crescita compresa tra +1,3% e +1,6%.

Realizzabile? Si. Realistica? Forse. Zenoni è convinto che ci sia il potenziale e quei tassi possano essere raggiunti, ma devono essere affrontati da subito alcuni elementi imprescindibili: la ristrutturazione del sistema bancario e una maggior chiarezza delle nuove regolamentazioni; il sistema fiscale che deve essere formulato per attrarre capitali dall’estero e incentivare gli investimenti e la ricapitalizzazione delle imprese; la giustizia civile che deve diventare efficiente e fornire certezze agli operatori economici. Su questi aspetti siamo molto indietro.

Per il settore delle rinnovabili, Agostino Re Rebaudengo, evidenzia come se da un lato il prezzo del petrolio così basso può far perdere competitività alle fonti rinnovabili, questo rappresenta anche una opportunità per accelerare e utilizzare parte del risparmio della bolletta per investire in un settore che nel lungo periodo genererà benefici sulla salute, sull’ambiente e, quindi, economici. Anche alcune misure di regolamentazione dei cosiddetti sistemi efficienti di utenza  (SEU), la crescita della generazione distribuita, la possibilità di produrre metano da biomasse e immetterlo in rete ecc. sono tutti elementi che ridurrebbero le emissioni inquinanti e che consentirebbero al nostro Paese di non avere più il triste primato in UE per morti premature da smog e al settore delle rinnovabili di crescere e generare ricchezza e occupazione, migliorando anche l’ambiente.




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