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Milano resterà una Global Fashion Capital? La parola ai giovani talenti

Come attrarre talenti internazionali per sviluppare marchi “Headquartered & Made in Italy” e mantenere lo status di “Capitale della Moda”.
Alcuni suggerimenti da Arthur Arbesser e Yong Bae Seok.

Milano resterà una Global Fashion Capital? La parola ai giovani talenti

Milano può essere la location ideale per un giovane designer

Articolo di Elena Antiga e Cecilia Castelli – Global Fashion Unit

Il Made in Italy è diventato un valore in sé; per questo molti marchi, anche esteri, scelgono l’Italia quale piattaforma produttiva. Ma questo non basta per assicurare all’Italia un ruolo centrale all’interno del Fashion System globale.

Dilaga la tendenza ad accorpare le sfilate uomo e donna (dove la convergenza è soprattutto sulla donna), rischiando di indebolire le fashion week di Milano a favore di Parigi; e i designer emergenti sempre più spesso preferiscono Londra e New York come sede dei loro nuovi marchi, e i direttori creativi delle maggiori Maison le scelgono come passerella delle loro linee personali.

Per non perdere il passo l’Italia e Milano non possono limitarsi al ruolo di piattaforma produttiva ma devono attrarre talenti e diventare una fucina di nuovi marchi.

Le sfilate milanesi dell’AW 16-17 sono state accolte molto positivamente dalla critica per la loro freschezza e creatività. Ma questo successo è merito delle aziende del settore e della tenacia dei giovani designer: le istituzioni e il supporto del Sistema Paese non sono al livello di quanto avviene nelle altre Fashion Capital. Il settore non gode ancora dell’attenzione che merita, anche se ci sono segnali positivi: per la prima volta, con l’AW 16-17, un Presidente del Consiglio ha aperto la settimana della moda con l’obiettivo di sancire l’importanza del settore sia come elemento di visibilità internazionale per l’Italia che per il contributo a Pil e bilancia commerciale.

Chi meglio dei giovani designer può descrivere lo stato di salute dell’Italia e di Milano per i creativi? Abbiamo intervistato Yong Bae Seok (designer coreano da anni residente in Italia che collabora con brand come Superga, Bally, Geox) e Arthur Arbesser (designer austriaco, fondatore del marchio omonimo e direttore creativo di Iceberg).

L’Italia e Milano non hanno rivali quanto a capacità realizzativa, know-how e, quindi, capacità di tradurre in prodotti le idee, nonché per accessibilità diretta a produttori di materie prime, siano essi tessuti, pelli, accessori metallici o componenti.

Inoltre la dimensione “familiare” della città permette di evitare troppa dispersione e avere le condizioni necessarie per raggiungere la massima concentrazione nelle fasi realizzative.

Tuttavia, proprio la dimensione contenuta e il suo DNA di “Business City” sono limitanti nelle fasi più creative del processo di sviluppo della collezione: città più frenetiche, dinamiche e internazionali risultano più congeniali a creare la tensione necessaria nel processo creativo.

I designer di Milano sentono più degli altri il bisogno di contaminazione e diventano “pendolari della creatività”.

I gap da colmare

A Milano, e in Italia in genere, mancano l’accessibilità ai finanziamenti e gli incentivi economici: Yong cita l’esempio virtuoso di New York dove si è creato un forte network tra scuole, aziende e investitori per facilitare e accelerare l’incontro tra talento e finanziamenti. In particolare, logiche formative fortemente selettive e meritocratiche e il mantenimento di contatti continui con le aziende durante gli studi fungono da garanzia nella selezione dei progetti “solisti” da finanziare per investitori e business angels. È quindi più facile per i giovani di talento avviare il proprio progetto, indipendentemente da condizione personale o conoscenze, cosa per nulla scontata in Italia.

Anche Arthur Arbesser sottolinea l’importanza che ha avuto il sostegno pubblico nell’avvio della propria Maison: in Austria i giovani imprenditori dei settori creativi, e quindi anche i designer, hanno a disposizione programmi di sostegno triennali che, oltre a facilitare il finanziamento, offrono formazione e guida nel periodo di start-up sugli aspetti gestionali e amministrative e favoriscono il networking sia tra professionisti delle industrie creative stesse che di altri settori tradizionali.

3 consigli al nuovo sindaco di Milano per favorire i giovani designer che operano a Milano? La versione di Arthur Arbesser, che trovate in versione integrale nel video, è questa: finanziamenti ad hoc, focus sulle location per le sfilate e contatti con possibili sponsor… un supporto concreto che può fare la differenza nella fase di lancio di un nuovo marchio!

Guarda la video intervista ad Arthur Arbesser



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