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I tempi del cambiamento geopolitico concedono ancora una possibilità all’Europa. Forse l’ultima

Il cambiamento geopolitico non è all’orizzonte e non lo sarà ancora per un certo tempo.

I tempi del cambiamento geopolitico concedono ancora una possibilità all’Europa. Forse l’ultima

La mia opinione personale è che il cambiamento geopolitico non sia all’orizzonte, e che non lo sarà ancora per un certo tempo.

La geografia degli Stati Uniti e un esame generale della loro (relativamente breve) storia suggeriscono che i nostri alleati d’oltreoceano abbiano fondato il loro potere economico sul connubio tra avanguardia tecnologica (in termini relativi, nel corso del tempo) e accesso diretto alle risorse naturali. Primi al mondo a raggiungere questo obiettivo, si sono ben presto resi conto che il dominio delle rotte commerciali atlantiche e pacifiche era essenziale perché tale supremazia economica fosse accelerata (ed espansa: si vedano anche i forti legami creati con i sauditi). Immediatamente dopo, è emersa in modo evidente anche la necessità di disporre di un esercito di prim’ordine a protezione di questa egemonia.

Tanto la Germania quanto la Russia avevano cercato di utilizzare la propria forza militare per riunire tecnologie avanzate e risorse naturali, nel chiaro tentativo di destabilizzare l’equilibrio geopolitico prima di avere ottenuto il predominio economico. Sappiamo tutti come è andata a finire per la Germania, e della successiva implosione dell’Unione Sovietica.

La strategia cinese si rivela invece ben più raffinata.

Nel corso dei secoli l’antica Cina ha alternato ondate di apertura e isolamento, rese possibili dalla sua configurazione geografica. La sua storia millenaria, le lezioni apprese dall’ascesa e caduta delle varie dinastie, l’invasione mongola, la complessa mescolanza di confucianesimo e taoismo hanno insegnato a questo Paese la prudenza, oltre che un’eccellente capacità di valutare il contesto e pianificare su un arco temporale prolungato. Ecco perché la Cina moderna, indipendentemente da come i media cercheranno di distorcere le vicende, non ha intenzione di sfidare gli USA per il predominio geopolitico mondiale[1]. Non ancora, perlomeno.

Ciò che la Cina sta tentando di affermare oggi è una forte influenza geopolitica regionale sul Sud-est asiatico nettamente trainata dall’economia. In questo momento ritengo che stiamo assistendo a un ribilanciamento geopolitico regionale nel Mar Cinese Meridionale, e al tentativo di attuare un riequilibrio economico che richiede un significativo potenziamento tecnologico. Si tratta di un piano almeno ventennale, se lo si vorrà perseguire con mezzi pacifici.

In questo scenario, la nostra Europa frammentata e indebolita non ha nulla da temere e tutto da guadagnare.

 

Sicuramente non sarà un problema il dominio geopolitico del suo alleato Nato, già affermato e che sarà considerato uno status quo. Né l’Europa sarà minacciata dal rafforzamento dei legami economici e commerciali con la Cina, seppure basati sullo scambio tra tecnologia e accesso al mercato. La Cina è troppo lontana, e troppo poco interessata[2], per rappresentare una minaccia geopolitica nei confronti del Vecchio continente. È per questo motivo che credo che i Paesi europei e le loro imprese debbano abbandonare ogni esitazione e aderire alla Belt and Road Initiative (senza darsi la pena di cercare di acquisirne la paternità con un cosiddetto “Corridoio economico europeo” e cloni simili).

Si prefigura così uno scenario altamente probabile in cui la Cina ha a disposizione almeno altri 20 anni per effettuare il sorpasso degli USA sul piano geo-economico (risorse e tecnologia all’avanguardia più la capacità di gestirle a un livello superiore rispetto a chiunque altro) e probabilmente altri 10-15 anni per costituire un esercito[3] realisticamente in grado di confrontarsi con quello statunitense. Nel frattempo, Pechino dovrà fare attenzione alle potenziali insidie che si annidano nel ribilanciamento dell’economia, tenendo conto del proprio coefficiente di Gini. Ci attendono dunque circa 30-35 anni di sostanziale pace prima che giunga il momento di un grande riassetto geopolitico, entro i quali gli USA dovranno avere imparato ad adattarsi al nuovo scenario, accettandolo, o si aprirà una spaccatura.

Data la sua collocazione geografica, il Sud America non ha la possibilità di scegliere quale padrone servire, per così dire, e lo stesso vale per il Sud-est asiatico.

L’Europa e le sue aziende oggi si trovano invece in una posizione ottimale per giocare al meglio le loro carte sui due fronti, come pure l’Africa. L’Europa possiede la tecnologia, l’Africa le risorse, e ciascuna può scegliere se correre in solitaria o schierarsi come alleate, ma il momento di agire è ora.

 

 

[1] Purché non venga messa all’angolo togliendole ogni alternativa: uno scenario che comprenderebbe, per esempio, interferenze in questioni di politica e sicurezza interne, come quelle riguardanti Taiwan o il Tibet.

[2] L’Europa è talmente complessa che nemmeno i suoi stessi cittadini sono in grado di governarla come un tutt’uno.

[3] Hardware e software.


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