Gli Indici della Community Cashless
L’Osservatorio della Community Cashless Society di TEHA Group offre un quadro sulla diffusione dei pagamenti elettronici nel mondo, in Europa e in Italia.
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Cashless Society Index (CSI)
Il Cashless Society Index è uno strumento di monitoraggio dei livelli di adozione e diffusione dei pagamenti elettronici in Italia. L’indice è calcolato su una scala crescente da 1 a 10 e si articola in 16 Key Performance Indicator (KPI) raggruppati in 2 macro-aree: “Fattori abilitanti” e “Stato dei pagamenti”, a ciascuna delle quali sono attribuiti pesi differenti (30% alla macro-area “Fattori abilitanti” e 70% alla macro-area “Stato dei pagamenti”).
Sin dalla sua prima edizione, il Cashless Society Index (CSI) ha evidenziato il gap esistente tra l’Italia e gli altri Stati membri dell’Unione Europea.
Il quadro europeo dei pagamenti elettronici sta evolvendo rapidamente anche grazie a iniziative volte a rafforzare l’integrazione e la competitività dei sistemi di pagamento, come nel caso dell’interoperabilità tra EuroPA ed EPI, che rappresenta un passo significativo verso la creazione di un’infrastruttura europea più integrata, scalabile e competitiva.
Tuttavia, la rilevazione 2026 del CSI mostra che l’Italia ha interrotto il percorso di recupero osservato in precedenti edizioni e arretra al 21° posto in UE, perdendo una posizione rispetto all’anno precedente. Il confronto con la media europea resta significativo anche sul piano dell’utilizzo: nel 2024 le transazioni cashless pro capite in Italia si attestano a 181,4, un livello ancora distante dalla media UE-27, pari a 246,8.
In cima alla classifica del CSI 2026 si confermano, ancora una volta, i Paesi del Nord Europa e dell’area scandinava, che continuano a rappresentare il riferimento più avanzato nel processo di transizione verso una società meno dipendente dal contante. Il gap tra l’Italia e i tre best performer – Paesi Bassi, Danimarca e Irlanda – si è lievemente ampliato rispetto al 2024, passando da -47% a -48,1%, riflettendo un deterioramento relativo della performance nazionale nell’ultimo anno.
Questo dato però si inserisce in un trend di medio periodo orientato alla progressiva riduzione del gap, che si è contratto di 13,0 punti percentuali rispetto al 2016 e di 4,8 punti percentuali rispetto al 2022.
| KPI | Valore KPI | Indice 2026 vs 2025 | |
| Connettività | Individui che hanno interagito con la P.A. online negli ultimi 12 mesi (% degli individui; Eurostat, 2025) | 43,5% (+1,6 p.p.) | 25° (=) |
| Famiglie con accesso alla banda larga (% delle famiglie; Eurostat, 2025) | 94,1% (+2,2 p.p.) | 16° (+4) | |
| Maggiore abitudine al cashless | Numero di ATM (ogni milione di abitanti), 2024 - reverse indicator | 758,4 (-2,7%) | 21° (=) |
| Individui che hanno fatto acquisti online (valori pro capite), 2024 | 56,2% (+2,6%) | 26° (=) | |
| Incremento di valori associati al cashless | Numero di addebiti diretti (valori pro capite), 2024 | 23,1 (+6,1%) | 12° (=) |
Il Cash Intensity Index è un indicatore statico che misura il livello di “dipendenza dal contante” delle principali economie globali. La metodologia di calcolo del Cash Intensity Index considera l’incidenza del contante circolante sul Prodotto Interno Lordo nazionale in 144 economie nel mondo.
Nel 2026, l’Italia resta tra i Paesi più cash intensive a livello globale: pur non rientrando tra le trenta economie peggiori, si colloca al 31° posto del Cash Intensity Index, evidenziando una persistente dipendenza dal contante superiore rispetto ai principali benchmark internazionali.
1. Libia (48,70%)
2. Iraq (35,70%)
3. Lettonia (27,70%)
4. Albania (25,80%)
5. Lesotho (24,70%)
6. Armenia (21,90%)
7. Burundi (21,70%)
8. Ungheria (21,30% )
9. Gambia (20,20%)
10. Hong Kong (19,40%)
11. Giappone (18,20%)
12. Guatemala (17,29%)
13. Senegal (17,27%)
14. Kirghizistan (17,10%)
15. Bosnia-Erzegovina (16,40%)
16. Egitto (16,30%)
17. Polonia (15,40%)
18. Macao (14,78%)
19. Moldavia (14,76%)
20. Costa d'Avorio (14,75%)
21. Azerbaigian (13,50%)
22. Grecia (13,36%)
23. Tailandia (13,35%)
24. Sao Tome e Principe (13,00%)
25. Vietnam (12,40%)
26. Bulgaria (12,33%)
27. Pakistan (12,31%)
28. Portogallo (19,26%)
29. Slovacchia (12,25%)
30. Trinidad e Tobago (11,60%)
31. Italia (11,49%)
Il Cashless Society Speedometer (CSS) è l’indicatore che misura la velocità con cui i Paesi dell’Unione Europea si muovono nella transizione verso la cashless society - al contrario del Cashless Society Index, che invece restituisce una fotografia dello stato attuale.
L’obiettivo è raggiungere entro il 2030 il livello medio di transazioni cashless pro-capite dei tre Paesi best performer europei – Irlanda, Finlandia e Danimarca –, che presentano complessivamente una media pari a 487 transazioni pro-capite all’anno.
Nel Cashless Society Speedometer, ottengono un punteggio compreso tra 50 e 100 quei Paesi dell’Unione Europea cresciuti tra il 2012 e il 2024 ad un tasso tale da permettere di raggiungere l’obiettivo entro il 2030. I Paesi che presentano una decrescita (o nessuna crescita) o con una crescita insufficiente nel periodo considerato ottengono un punteggio rispettivamente pari a zero oppure compreso tra 1 e 50.
Nella rilevazione 2026, la velocità dell’Italia è pari a 26,5 su 100; coerente con la media europea. Nel complesso, negli ultimi cinque anni l’Italia ha più che triplicato la velocità di crescita del cashless, un risultato che trova riscontro nell’aumento delle transazioni elettroniche pro-capite nazionali (dal 2020 al 2024 le transazioni pro-capite hanno registrato una crescita pari a +194,9%, passando da 61,5 a 181,4).
Il Regional Cashless Index monitora gli sviluppi cashless nelle diverse Regioni italiane secondo una metodologia e un portafoglio di indicatori che ricalcano il Cashless Society Index (CSI). Pertanto, anche per il RCI i diversi KPI che lo compongono sono raggruppati in due macro-aree – “Fattori abilitanti” e “Stato dei pagamenti”.
L’edizione 2026 conferma, per il nono anno consecutivo, il primato della Lombardia, che si colloca al primo posto con un punteggio di 7,69 su una scala da 1 a 10, seguita da Trentino-Alto Adige e Valle d’Aosta. Nel complesso, l’indice conferma una marcata frattura territoriale: tutte le Regioni del Nord rientrano nella top 10, mentre quelle del Sud e delle Isole si collocano nella metà inferiore della graduatoria. Le Regioni del Centro occupano posizioni intermedie, con Toscana e Marche che mostrano i risultati migliori. Il quadro che emerge è quello di un Paese in cui il livello di diffusione dei pagamenti digitali tende a ridursi progressivamente dal Nord verso il Sud. Questa evidenza trova ulteriore conferma nel Metropolitan Cities Cashless Index (MCCI).
Metropolitan Cities Cashless Index (MCCI)
Il Metropolitan Cities Cashless Index permette di misurare come le principali aree metropolitane dell'Italia stiano evolvendo verso la cashless society, considerando indicatori rilevanti per le amministrazioni locali, come il numero di POS e ATM ogni 1.000 abitanti, e dati proprietari di PagoPA, che costituisce il principale driver verso le modalità cashless e digitali nelle amministrazioni locali e territoriali.
Nella classifica 2026, Milano si conferma al 1° posto (con un punteggio di 7,49 su una scala crescente da 1 a 10), seguita da Firenze (6,98) e Genova (6,96). Le ultime sei posizioni della classifica sono occupate tutte da Città Metropolitane situate nel Sud Italia o nelle Isole, evidenziando la maggiore necessità di orientare politiche attive di diffusione dei pagamenti digitali in specifici territori del Paese.