Una piattaforma di misurazione dell’attrattività-Paese e di discussione dei fattori e delle strategie che maggiormente incidono su di essa.

L’Indice GAI compara 146 Economie del mondo, che rappresentano il 95% della popolazione mondiale e il 99% del Prodotto Interno Lordo, su quattro macro-aree dell’attrattività (Apertura, Innovazione, Dotazione ed Efficienza) e quattro ulteriori indicatori (Dinamicità, Sostenibilità, Aspettative di Crescita ed Esposizione al Conflitto russo-ucraino, inserito per l'edizione GAI 2022). 

Anteprima dei risultati GAI 2026

A metà dell’edizione 2026 del GAI, emergono le prime evidenze per rafforzare l’attrattività dell’Italia e la capacità del Paese di generare crescita futura. Le analisi si concentrano su due leve centrali per la competitività nazionale:

  1. il contributo delle imprese multinazionali alla Ricerca e Sviluppo e alla produttività
  2. il ruolo del capitale umano qualificato, delle università e delle competenze come fattori abilitanti dell’attrattività-Paese.


La prima riflessione riguarda il sottodimensionamento strutturale dell’Italia negli investimenti in Ricerca e Sviluppo. Nel 2024, la spesa nazionale in R&S si è attestata all’1,38% del PIL, contro il 2,13% della media UE-27; la componente corporate si ferma allo 0,79% del PIL rispetto all’1,49% europeo. Le imprese private finanziano il 57,1% degli investimenti complessivi e impiegano il 54,5% dei ricercatori e addetti R&S, confermandosi il principale motore dell’innovazione nazionale.

In questo contesto, le imprese multinazionali svolgono un ruolo determinante. Pur rappresentando solo lo 0,4% delle imprese italiane, generano il 21,0% del fatturato, il 17,5% del valore aggiunto e il 38,3% della spesa nazionale in R&S, pari a 6,5 miliardi di euro. Investono inoltre 3.600 euro in R&S per addetto contro i 600 euro delle imprese domestiche (5,7 volte in più), registrano una produttività di 107mila euro di Valore Aggiunto per addetto (2,5 volte superiore) e retribuzioni medie pari a 42.200 euro (1,9 volte superiori).

Nonostante ciò, nel 2023 le multinazionali sostenevano solo il 9,8% dell’occupazione nazionale, collocando l’Italia al terzultimo posto in UE-27. Secondo le stime del GAI, un allineamento alla media europea genererebbe un impatto potenziale sul PIL di 161 miliardi di euro (+7,1%), con una forchetta compresa tra 121 miliardi (+5,3%) e 201 miliardi (+8,8%). Attrarre e trattenere le multinazionali rappresenta quindi una leva strategica per crescita, innovazione e competitività.

La seconda direttrice di analisi riguarda il capitale umano qualificato. Pur disponendo di un sistema universitario diffuso, città attrattive e competenze riconosciute, l’Italia resta indietro nella formazione terziaria: nel 2024 solo il 31,6% dei 25-34enni è laureato, contro il 45,4% della media UE, dato che colloca il Paese al penultimo posto nell’Unione. Nello stesso anno i laureati emigrati all’estero sono stati 49.562, oltre il doppio rispetto al 2014, con un costo stimato di formazione pubblica pari a 6,9 miliardi di euro.

Per rafforzare l’attrattività del sistema universitario e del capitale umano, le principali leve individuate sono la semplificazione degli iter amministrativi, l’ampliamento dell’offerta formativa in lingua inglese, il potenziamento di servizi e alloggi per studenti internazionali, un maggiore collegamento tra università e imprese e la valorizzazione dei percorsi STEM e professionalizzanti.

Il quadro che emerge dalla prima release del Global Attractiveness Index 2026 conferma che attrattività, innovazione, produttività e capitale umano sono dimensioni strettamente interdipendenti. Rafforzare la presenza di imprese multinazionali, aumentare gli investimenti in R&S e trattenere competenze qualificate significa intervenire su alcune delle leve più rilevanti per sostenere la crescita di lungo periodo del Paese.

10 anni di Global Attractiveness Index

Il 2 luglio 2025 alla Camera dei Deputati abbiamo raccontato il percorso del GAI e presentato le anticipazioni della ricerca 2025.

A dieci anni dalla sua nascita, l'Indice si conferma uno strumento di visione e impatto per la competitività del Paese. I dati dimostrano che attrarre e trattenere imprese multinazionali è una leva concreta per rafforzare PIL, produttività e innovazione. La sfida ora è trasformare queste evidenze in scelte politiche stabili e lungimiranti: per un’Italia e un’Europa più forti e attrattive.

Chi vince e chi perde nel GAI 2025?

Il Global Attractiveness Index 2025 posiziona gli Stati Uniti al primo posto, con uno score pari a 100, seguiti da Cina (87,7) e Germania (81,4).

Vale la pena ricordare che i dati economici si aggiornano con qualche mese di ritardo: la fotografia del GAI è di inizio 2025. In un contesto così mutevole, e dai fattori di rischio così elevati, (forse) il primato degli Stati Uniti, saldi al comando da più di un quinquennio non è necessariamente così scontato. 

Anche il quadro macroeconomico cinese presenta dei rallentamenti e la crescita, che fino a pochi anni fa sembrava irrefrenabile, ora è più contenuta. La Germania, pur essendo al terzo posto, è un Paese con uno score GAI in riduzione (91,0 nel 2023; 85,4 nel 2024; 81,4 quest’anno) a seguito del quadro di stagnazione industriale, rallentamento della domanda interna e delle esportazioni.


Il quadro italiano

L’Italia guadagna 3 posizioni, passando dal 19° al 16° posto, scavalcando Danimarca, Belgio e Irlanda. 

L'Indice rileva due fattori esogeni da monitorare con attenzione, in grado di minacciare l’attrattività italiana: l’emergere di nuovi regimi tariffari ostili, legati alle evoluzioni della politica commerciale statunitense e alle eventuali contromisure adottate a livello globale e l’instabilità dei mercati energetici internazionali, aggravata dalle tensioni in Medio Oriente, con potenziali ripercussioni sui prezzi e sulla sicurezza energetica dell’Italia.

Sono tre gli elementi interni al Paese su cui è possibile agire per incrementare l’attrattività:

  • aggiornare il sistema della formazione per ridurre il mismatch di competenze
  • valorizzare i talenti e attrarre e trattenere lavoratori qualificati
  • rendere maggiormente efficace la burocrazia e la regolamentazione.


Il progetto di ricerca Global Attractiveness Index è stato lanciato nel 2016 con l’ambizione di rendere disponibile ai decision maker italiani e internazionali un indice-Paese innovativo, in grado di offrire una fotografia rappresentativa dell’attrattività e sostenibilità competitiva dei Paesi e, conseguentemente, fornire indicazioni affidabili a supporto delle scelte di sistema in tema di crescita e ottimizzazione dell’ambiente pro-business.

Il GAI misura l’attrattività di un Paese attraverso una molteplicità di indicatori principalmente quantitativi, rappresentanti le diverse caratteristiche dell’attrattività, della dinamicità e della sostenibilità di un Paese. Nello specifico, il GAI analizza l’attrattività attraverso una doppia prospettiva:

  • interna, intesa come capacità di trattenere le risorse presenti sul territorio;
  • esterna, intesa come capacità di attrarre nuove risorse dall’estero.



Come il GAI garantisce la comparabilità dei dati storici

Un elemento distintivo del Global Attractiveness Index è rappresentato dalla capacità di ricostruire a ritroso le serie storiche.

Per poter comparare correttamente nel tempo i dati, è necessario che le serie storiche sulle quali l’indicatore è costruito siano tecnicamente comparabili e che siano rilevate con le medesime condizioni. In taluni casi, infatti, il medesimo dato rilevato a distanza di anni può essere oggetto di rivalutazioni, sia per cambiamenti nelle metodologie di raccolta dei dati che per differenze fra un primo valore stimato e il valore a consuntivo.

Per tale ragione, ogni anno ricostruiamo il database dell'Indice, attingendo alle fonti più aggiornate per ricalcolare a ritroso le classifiche dell'Indice sugli ultimi 7 anni.

Il calcolo dell’Indice a ritroso è un’importante scelta metodologica del Global Attractiveness Index che, da un lato, consente di tenere conto delle modifiche connesse all’aggiornamento delle serie storiche e, da un altro punto di vista, garantisce il confronto nel tempo dei KPI e dell’Indice di Posizionamento (IP) per ciascun Paese, offrendo una fotografia più rappresentativa e trasparente dei progressi dei singoli Stati nel tempo.

Il GAI è costruito a partire dalla riclassificazione dei KPI in quattro sotto-Indici: un Indice di Posizionamento (IP), un Indice di Dinamicità (ID), un Indice di Sostenibilità (IS) e un Indice relativo all’Orientamento al Futuro. È stato invece discontinuato l’Indice di Esposizione al Conflitto russo-ucraino, un indice di breve periodo, introdotto nelle edizioni 2022 e 2023, che a due anni dallo scoppio del conflitto risulta meno efficace e attuale, proprio alla luce dell’avvenuto riallineamento delle rotte commerciali da e verso i Paesi coinvolti.


Il Comitato Scientifico del progetto Global Attractiveness Index è composto da:
  • Ferruccio De Bortoli (Editorialista, Corriere della Sera)
  • Enrico Giovannini (Direttore scientifico, ASviS; già Ministro delle Infrastrutture e della mobilità sostenibile)
  • Roberto Monducci (già Direttore del Dipartimento per la produzione statistica, Istat)


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