Cosa pensano i cittadini italiani dei pagamenti elettronici?
I risultati della survey annuale rivolta a cittadini ed esercenti in Italia, condotta dalla Community Cashless Society di TEHA Group.
I risultati della survey annuale rivolta a cittadini ed esercenti in Italia, condotta dalla Community Cashless Society di TEHA Group.
Nel triennio 2024-2026, l’utilizzo dei pagamenti digitali in Italia è aumentato dal 57,4% al 64,2% (+6,8 p.p.). La velocità d’uso è la principale motivazione di preferenza, seguita dalla comodità di portare meno contanti, la sicurezza del pagamento, l’efficacia della gestione e rendicontazione delle spese.
Sia nella modalità con carta che attraverso lo smartphone – digital wallet – dispositivi indossabili e con pagamenti P2P.
I pagamenti cashless coprono oggi il 75,1% delle spese ricorrenti degli italiani, con incidenze elevate su bollette (88,7%), affitti (85,6%) e ricariche telefoniche (80,7%), ambiti in cui prevalgono bonifici e addebiti diretti (circa 33% dei pagamenti ricorrenti). Negli acquisti online, rispetto allo scorso anno, cresce il Buy Now Pay Later (modalità di pagamento rateale), la cui conoscenza è aumentata dal 65,8% al 69,8%, Quasi il 30% dei cittadini dichiara di averne incrementato l’utilizzo nell’ultimo anno.
Invece, tra ragazzi e ragazze di 14-18 anni permane una forte preferenza per il contante, utilizzato più delle carte dal 53% dei rispondenti, con un divario di 33,8 punti percentuali. Tale scelta è riconducibile soprattutto ai timori dei genitori legati a frodi (31,3%) e a spese eccessive o non controllate (23,2%).
Persistono marcate disparità nell’utilizzo di strumenti cashless tra le diverse tipologie di esercizio: gli hotel registrano una quota pari al 92%, mentre nel trasporto pubblico l’incidenza si attesta al 55%. Servono interventi mirati, sia sul piano infrastrutturale sia su quello dell’esperienza utente, per favorire una più omogenea transizione verso il digitale nei contesti a minore penetrazione.
Rispetto alla rilevazione 2025, nel 2026 vengono segnalate nuove criticità sul fronte dell’accettazione, con 1 cittadino su 4 che segnala episodi di rifiuto di pagamento elettronico da parte degli esercenti (+1,5 p.p. rispetto al 2023). Il fenomeno risulta più marcato nelle regioni del Sud e nelle Isole, dove riguarda 1 cittadino su 3 (28,4%). Con riferimento alle motivazioni alla base dei rifiuti, il malfunzionamento dei terminali POS rappresenta la causa principale (47% dei casi), sebbene in lieve riduzione rispetto all’anno precedente. A ciò si aggiungono ulteriori fattori quali il rifiuto di specifici circuiti (15,8%), la dichiarazione di assenza del POS (14,6%), la reticenza dell’esercente (12,2%) o la scarsa entità dell’importo della transazione (8,1%).
La percentuale di esercenti che dichiara di accettare modalità di pagamento cashless ha raggiunto il 98%, in netta crescita rispetto al 79% nel 2023 (+19 p.p.). L’incremento più significativo si osserva tra i liberi professionisti (+27,2 p.p. vs 2023).
Con la survey dedicata agli esercenti, raccogliamo le opinioni e i punti di vista di circa 600 esercenti italiani, al fine di monitorare lo stato di avanzamento del loro processo di digitalizzazione e come percepiscono il “mondo cashless”.
Circa 7 rispondenti su 10 dichiarano che i pagamenti cashless rappresentano oggi oltre il 50% del loro fatturato. A fronte di un aumento dell’accettazione dei pagamenti cashless di 1 p.p. si riscontra un aumento medio delle vendite tra i 0,2 e i 0,6 p.p. Inoltre, 1 su 2 ritiene di poter perdere clienti qualora smettesse di accettare pagamenti cashless e secondo il 39% questa percentuale potrebbe arrivare fino a oltre il 50%. Circa 4 esercenti su 10 dichiarano di avere osservato un miglioramento dell’offerta di strumenti di pagamento cashless nell’ultimo anno.2 esercenti su 5 dichiarano che i costi sono il principale ostacolo alla diffusione del cashless (in lieve riduzione rispetto all’edizione 2025). Tuttavia, secondo quasi la metà dei rispondenti i costi di commissione incidono solo per l’1-2% del totale. La consapevolezza delle commissioni applicate è in crescita (+5 p.p. vs. precedente edizione della survey), anche se permangono aree rilevanti di “ignoranza informativa” che possono alimentare percezioni distorte circa l’effettivo peso sui costi totali.